Sempre sulle fondazioni. Un po’ di chiarimenti farebbero bene.

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La mia recente riflessione sulle fondazioni turismo e cultura ha evidentemente suscitato domande purtroppo ampiamente inevase.
Ribadisco la mia condivisione nella scelta del metodo per quanto riguarda la gestione del turismo e la mia contrarietà allorché lo stesso metodo viene utilizzato per la gestione della cultura nella nostra città.
Nel caso turismo non apprezzo la mancanza di trasparenza per quanto riguarda il processo decisionale, che poi attiene direttamente agli investimenti. Perché non è trasparenza gli annunci roboanti di iniziative che non vedo tramutati in realtà: facciamo subito l’esempio del sito “discoverArezzo”, richiamato nell’ultima conferenze stampa (“”diventerà a breve un portale online che caratterizzerà le azioni di comunicazione””) e condito dall’avviso di sei (6) specifiche assunzioni a gestire le attività di promozione e comunicazione.
Annunciato circa un anno fa, articolato a maggio 2019 con il documento strategico  e declinato a giugno con il coinvolgimento degli attori del territorio, a luglio veniva presentato il marchio sotto il quale sarebbero state declinate le varie aree di attività coi simboli scelti per promuovere la città nel mondo: in primis “Take your time in Tuscany”, il fil rouge che legherà tutte le attività di implementazione della strategia nelle 4 principali categorie individuate che sono “Arts & Culture”, “History & Heritage”, “Sports & Nature” e “Food & Wine”. Ma anche veniva presentata “Time Travel in Tuscany”, una seconda gamba della strategia, dove il viaggio nel tempo doveva essere il protagonista delle attività della prima campagna di marketing della durata di un anno.
Siamo un po’ nel mondo delle Ferragni, la fondazione si è dotata fra l’altro di una storyteller (raccontastorie) affiancata a Destination Makers, azienda specializzata nel marketing territoriale (uno dei tanti -tanti da confondere- fornitori oltre ai 6 nuovi addetti e agli esistenti conferiti dal Comune); non parlo della figura che dovrebbe essere centrale in questa organizzazione, il DM, spero ci dicano se continua l’attuale, se lo rimpiazzano, se ne facciamo a meno. Io fatico a comprendere cosa dovessero fare fra tutti (le descrizioni soprastanti sono loro, i lettori saranno più colti di me), non so cosa hanno fatto.
So cosa non mi va bene, all’esterno come all’interno.
So soltanto che il sito “discover Arezzo” è per esempio fermo alla proposta di pacchetti per la giostra del Saracino di settembre.
Capperi! Settembre 2019…
Mi aspetterei un sito già delineato, dove si parli per esempio di “Take your time in Tuscany” o “Time Travel in Tuscany”, ma purtroppo googleando le summenzionate gambe strategiche delle iniziative marketing (lo hanno detto loro) fondamentali per sviluppare il turismo in Arezzo non trovo alcun rimando alla nostra cittadina.

Il sito discoverArezzo non parla neanche della “città del Natale”, la iniziativa che ha avuto 1.000.000 di visitatori (sempre secondo loro): non c’è neanche un banner con un link all’evento organizzato proprio dalla fondazione. Non si parla neanche in maniera grossolana della città e delle sue bellezze.
Qualche foto statica della giostra del Saracino e pedalare. Su Fb, 350 follower, una (1!) recensione. Ma si può ancora chiedere informazioni pacchetti turistici, quelli con cui puoi vivere la manifestazione del settembre 2019 come un quartierista.

Faccio fatica a distinguere un qualunque percorso di sviluppo turistico, i mesi sono passati senza che una realtà -pur virtuale- si sia sostituita ai proclami.
I denari che vengono spesi danno luogo a qualcosa di visibile? Esisterà (e verrà verificato) un crono programma delle attività, chi fa che cosa come per quando?

At least but not last (io-lai-come-sò-strutto), la fondazione cultura: non è apparso il previsionale 2020, è sicuramente presto per il bilancio 2019, accontentiamoci delle parole di Ghinelli che ha sottolineato con soddisfazione i 120.000€ incassati dalla mostra di Paladino. Oltre al successo RaroFestival, quasi 1,9 milioni€ per 1.500 spettatori.
Spero che gli ultimi giorni vedano folle in fila per Paladino, altrimenti non comprendo la soddisfazione del sindaco: il biglietto costa fra 3 (over 65) e 5€, gratuito sotto 14 anni. Quindi l’incasso potrebbe derivare da 24.000 visitatori, meno della metà di quelli elogiati per Aceves, che erano la metà di quando le mostre erano gratuite.
Potremmo essere scesi al 25% di visitatori spendendo il doppio di quello che incassiamo: pessimo metodo per fare turismo e cultura.
Che però rientra un po’ nello stile della cultura Ghinelli, vi ricordo che disse “regaliamo il concerto del 5 agosto”: chi regala a chi?
Ghinelli agli aretini? La giunta agli aretini? Oppure la fondazione cultura agli aretini? L’ultimo caso, infatti il concerto era organizzato dalla fondazione, quindi nessuno ha regalato niente agli aretini: l’abbiamo pagato noi aretini