Perché BancaEtruria si ritrovò in una “tempesta perfetta”?

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La crisi della nostra vecchia BancaEtruria venne risolta, come ben ricordiamo, con un provvedimento di “risoluzione”, vennero cioè sacrificati i soldi degli azionisti e dei clienti che possedevano le obbligazioni subordinate. Dopo la separazione della banca fra una parte “bad” e una parte “buona”, questa venne messa all’asta, assieme ad altre tre banche dette anch’esse “regionali”. Poi, l’intervento di UBI e siamo già all’oggi.

Ma oggi continuiamo a vedere come altre crisi bancarie (Popolare di Bari e Carige, ad esempio) vengano per fortuna risolte in maniera molto meno violenta della nostra, con giusti e doverosi interventi pubblici o del sistema bancario, tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Per non parlare di altri Paesi europei, che usarono e ancora usano soldi pubblici per salvare le loro banche.

Nessuno parla più, per fortuna, di “bail-in”, anzi, anche in questi giorni abbiamo letto autorevoli pareri sulla necessità di abolirla quella legge; una legge che venne applicata – seppur in  maniera molto strana – per la piccola BancaEtruria che, evidentemente, non si poteva (voleva?) salvare diversamente, non si poteva salvare come invece erano sempre state salvate le banche prima, e come si sarebbero salvate anche dopo. Il presidente del Fondo Interbancario Salvatore Maccarone (che si rese all’epoca disponibile a salvare Etruria) ha definito il bail-in “gravoso, minaccioso, iniquo, sostanzialmente inutile”. Il presidente dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli sostiene, non da oggi, che va abolito, anche perché in contrasto con la nostra Costituzione.

Insomma, lo sconquasso del “caso Etruria” nei nostri territori e nel sistema bancario nazionale, la gogna mediatica per i lavoratori e i processi a loro carico, nonché la fine ingloriosa di una banca, si sarebbero potuti evitare benissimo, se solo qualcuno avesse voluto.

Nell’interessante libro “Risoluzione di una crisi” (Bancaria Editrice, di vari autori e a cura di Roberto Nicastro, ex presidente delle banche-ponte e ora vice presidente di UBI) si legge che se la Commissione europea avesse consentito all’Italia di gestire le crisi delle 4 banche utilizzando il Fondo Interbancario, non si sarebbe consumata una palese ingiustizia a danno dei possessori di obbligazioni subordinate, sottoscritte anche anni prima dell’entrata in vigore del bail-in. Non solo, ma si legge pure che nelle 4 banche si è assistito, nell’ambito delle procedure di risoluzione, a una sovrapposizione di competenze tra le varie Autorità che hanno ingenerato conflitti e ritardi nell’assunzione delle decisioni.

Insomma, anche se serve a poco, non siamo più i soli a sostenere che per BancaEtruria, tutto quello che non doveva succedere, accadde.

Ma ancora non è tardi per capirci qualcosa di più.

 

Fabio Faltoni, sindacalista in UBI Banca e segretario provinciale coordinatore della FABI