Gli Uffizi acquistano due tele senesi da un collezionista, ma la città di Siena non ci sta e nasce un comitato di intellettuali

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Daniele da Volterra, Elia nel deserto, olio su tela - collezione privata

Alla Biennale dell’Antiquariato di Firenze è stato presentato l’acquisto da parte degli Uffizi della Madonna con il Bambino e i santi Giovannino e Barbara di Daniele da Volterra (1509-Roma 1566), un acquisto che segue quello, avvenuto nel 2018, dell’Elia nel deserto, un’altra opera dello stesso artista.

Daniele da Volterra, Madonna con il Bambino e i santi Giovannino e Barbara, olio su tavola – collezione privata

L’operazione condotta dagli Uffizi è certamente di grande rilievo e assicura allo Stato Italiano due capolavori del Cinquecento che il pubblico potrà godere nella loro integrità; così la stampa, con coro unanime, ha giustamente elogiato l’iniziativa orchestrata da Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, da sempre attento a un programma di acquisizione, sia sensibilizzando alle donazioni, sia tenendo un occhio vigile sul mercato antiquariale, per garantire un’azione di conoscenza e arricchimento del patrimonio nazionale.

I due capolavori di Daniele da Volterra erano conservati da due secoli nel palazzo Pannocchieschi d’Elci, prospiciente la Piazza del Campo di Siena, presso una famiglia imparentata con quella dell’artista. La loro presenza a Siena documenta uno degli episodi più alti del collezionismo storico cittadino e testimonia lo sviluppo della scuola locale, poiché Daniele da Volterra si era formato in ambito senese.

Al di là delle diverse posizioni critiche lievitate sulla stampa locale e sui social che hanno palesato motivate contrarietà sulla destinazione finale dei due dipinti sfiorando, a volte centrando, la questione ancora aperta di come il patrimonio storico artistico possa incrementare la visibilità e la coscienza dell’identità culturale dei territori, verso le quali vanno le attenzioni del Ministero per i Beni e le Attività culturali. L’identità non è un margine astratto di un confine, bensì la soglia che lega le parti, costruisce, nella molteplicità, il territorio.

La questione apre interrogativi che riguardano non solo Siena, come in questo caso, ma il criterio stesso degli acquisti da parte dei musei statali italiani. I grandi musei, sostenuti anche da generosi finanziatori privati, devono incrementare e sollecitare la conoscenza del patrimonio e delle memorie storiche di un più largo contesto locale, facendosi volani di un’ampia e capillare riconoscibilità del patrimonio artistico che qualifica l’Italia come ‘museo diffuso’. Una caratteristica peculiare ben rilevata dal ministro Franceschini, il quale intende esaltare il territorio e confermare in esso i suoi capolavori, come depositari dell’identità in cui ogni cittadino ritrova i valori, la storia e la dimensione culturale della comunità di appartenenza.

Gli intenti del ministro (e i conseguenti interventi), se praticati con sagacia, permetteranno di riattivare un fruttuoso legame tra le singole realtà locali e l’ambito nazionale. Si tratta insomma di assecondare, come osservava Alberto Magnaghi (Il Progetto locale), una «relazione virtuosa fra la città e il suo patrimonio territoriale e ambientale: una relazione che diviene fonte rigeneratrice di energie abbandonate e distrutte». Questa attenzione al locale, giova sottolinearlo per evitare equivoci, nulla ha a che vedere con la mera chiusura campanilistica; essa mira invece a curare “l’amnesia collettiva e distruttiva” che talvolta cade sulle città, come ha evidenziato Salvatore Settis in Se Venezia muore. Conservare nel territorio opere del passato, porta alla rivitalizzazione della memoria e della capacità di comprendere il senso e il valore del patrimonio delle nostre città, e in questo caso di Siena. Non si tratta dunque di scegliere un anacronistico isolamento, ma di stimolare i cittadini a una maggiore consapevolezza della propria storia, non per gusto meramente antiquario ma per vivere il presente e il futuro in modo evolutivo e attivo, all’interno di una rete di relazioni solidali, in grado di dialogare con altri centri, regionali, nazionali ed extranazionali.

Di contro, decontestualizzare le testimonianze artistiche significherebbe rinunciare allo sforzo di porre un argine al dilagante vuoto mentale collettivo che affligge le comunità locali circa la propria tradizione culturale; e potrebbe anzi accrescere il disinteresse letale per il nostro patrimonio, che necessita dell’impegno di tutti gli abitanti, regione per regione, città per città, paese per paese. Un disinteresse che in sostanza favorirebbe anche la decadenza del sentimento civico e, con esso, della qualità della vita.

Poiché il processo di acquisizione dei due dipinti di Daniele da Volterra sembra non ancora concluso (almeno per la Madonna con il Bambino e santi), chiediamo alla direzione degli Uffizi e ai finanziatori che hanno reso possibile tale intervento, di ripensare alla loro destinazione, offrendo alla città di Siena, alla sua Pinacoteca Nazionale, di sentirsi compartecipi di un processo di rinnovamento culturale, mirato a tessere una più stretta collaborazione nel ‘sistema museale’ della Toscana e della Nazione.

 

Un comitato di intellettuali: storici dell’arte, artisti, scrittori, architetti

Marcello Aitiani, Cecilia Alessi, Mario Ascheri, Duccio Balestracci, Azelia Batazzi, Duccio Benocci, Mauro Berrettini, Massimo Bignardi, Marco Bussagli, Pierluigi Carofano, Maria Assunta Ceppari Ridolfi, Marco Ciampolini, Mauro Civai, Alberto Cottino, Mauro Cozzi, Giovanna Damiani, Cordelia von den Steinen, Pietro Di Loreto, Marcello Fagiolo, Dalma Frascarelli, Silvia Guidi, Matteo Guidotti, Riccardo Lattuada, Fabrizio Lemme, Alessandro Leoncini, Enrico Lucchese, Giovanni Marziali, Giorgio Mencattini, Emilio Negro, Paolo Neri, Paolo Nucci Pagliaro, Ettore Pacini, Ettore Pellegrini, Francesco Petrucci, Massimo Pirondini, Antonio Prete, Nicosetta Roio, Roggero Roggeri, Stella Rudolph, Vinicio Serino, Simona Sperindei, Nicola Spinosa, Anabel Thomas, Enrico Toti, Patrizia Turrini, Vincenzo Vizzini.