La città del Natale (P.Tagliaferri)

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Natale nella città scintillante e vestita a festa, dalle mille luci e dai mille colori, città dei mercatini e delle giostre, dove si affollano concittadini e turisti in un numero mai visto prima. Gente in cerca dell’ultimo regalo, dell’ultimo dolciume, che sciama frenetica per le vie della città alta fra negozi e ristoranti e fra bellezze storiche di invidiabile fattura. Vacanze tanto attese, occasioni per un viaggio magari lontano, in montagna in mezzo alla neve, in famiglia o fra amici.

Natale nelle case di riposo per anziani, dove si preparano con cura alberelli colorati e talvolta un presepe con un po’ di materiale raccattato qua e là e che il personale attento e volenteroso sistema con pazienza all’ingresso della struttura per rammentare ai visitatori e ai familiari che anche in questi luoghi, per quanto possibile, si respira l’aria della festa e che i nostri cari non sono stati di certo dimenticati. Un effimero e surreale clima natalizio che non modifica la monotonia di una esistenza ai margini della società, un susseguirsi di giorni sempre uguali a se stessi. Le luci intermittenti delle luminarie che si riflettono in sguardi vuoti e stanchi che stentano, malgrado tutto, a trovare intorno a se qualcosa che possa ricordare loro la propria casa. Si prepara il pranzo del Natale, forse uguale a tutti gli altri giorni, magari con un pezzo di dolce in più. Nulla di paragonabile ai pranzi di un tempo fra i propri cari e nella tranquillità della propria casa. Molti di loro non si accorgeranno neppure che è appena trascorso un giorno di festa. Natale nelle case di riposo, luoghi protetti e provvidenziali dove lasci un genitore anziano perché lo accudiscano a dovere, possibilmente non facendolo sentire troppo solo, dove come figlio o coniuge ti assolvi da ogni rammarico o senso di colpa, certo di aver sempre scelto per il proprio caro quanto era meglio per il suo benessere. Luoghi dove come familiare sancisci la tua resa, la tua incapacità di prendertene cura direttamente, delegando ad altri il compito troppo complesso di gestire un anziano fra le mura della propria casa, perché l’invaliditá fisica e mentale non conosce feste e dove l’inesorabile declino prima della morte mal si coniuga con le necessità pratiche di una vita quotidiana frenetica e che non ammette pause o perdite di tempo.

Natale di bambini in festa che sciamano per negozi e centri commerciali, gridando e correndo alla ricerca dell’ultimo dono. Bambini sommersi da mille costosi regali e da mille attenzioni e che nulla conserveranno con cura nei mesi futuri perché nulla era in fondo necessario, utile o indispensabile. Natale di piccoli atleti precoci ognuno già molto impegnato nel proprio sport preferito, perché mamma e papà sono certi che ne potrà nascere un campione. Natale di bambini felici, di bambini tristi, di prematuri pazienti di logopedisti e psicologi perché l’ansia e l’amore di un genitore non ammette tentennamenti o ritardi. Fragili creature che si prendono le meritate e sospirate vacanze di Natale e che abbandonano per qualche giorno il ritmo incalzante dei continui impegni quotidiani. Manine che esitano imbucando la letterina per babbo Natale in anonime e posticce cassette costruite ad arte, dando il via alla frenetica attesa per la mattina di Natale. Bambini per cui il regalo più grande è che la propria mamma e il proprio papà possano sempre stare con loro, amandoli senza un attimo di sosta, accudendoli e proteggendoli ogni giorno, magari riuscendo a trovare qualche minuto in più per parlare con loro, per ascoltare le loro storie e i loro sogni.

Natale nei reparti dell’ospedale dove si continua il lavoro di sempre. I turni festivi coperti con fatica e con qualche comprensibile malumore da parte di operatori appassionati ed esausti, ma consapevoli che per tutti ci sarà comunque tempo per tornare in famiglia per un brindisi. La malattia e il dolore non conoscono feste, proseguendo inesorabili nel loro percorso infernale. Natale aspettando con ansia gli esiti delle proprie analisi e controlli, in attesa di referti indecifrabili che potranno risultare sentenze implacabili ed inappellabili o gioia incontenibile. La speranza che il peggio sia ormai alle spalle e che con l’imminente nuovo anno tutto sarà spazzato via, restando solo un brutto ricordo. Natale a bordo di ambulanze, su e giù per reparti, su e giù per palazzi e per scale inaccessibili, riaccompagnando nelle proprie case anziani e malati. Natale di madri in attesa, in ansia per le proprie piccole creature che crescono dentro di loro, che leggono senza sosta test ed analisi, che decifrano statistiche e casistiche ma che se tutto andrà bene festeggeranno il prossimo Natale insieme al proprio adorato figlio.

Natale nelle farmacie dove si rastrellano medicinali, semplici rimedi per malanni stagionali o per risolvere qualche innocua indigestione fra una pranzo e l’altro, fra un cena di lavoro e un brindisi fra amici. Medicine salvavita o per malattie croniche che non hanno alcune intenzione di lasciarti in pace neppure per le feste. Natale di ragazzotti pallidi e troppo giovani che bisbigliando al farmacista di turno, uscendo frettolosamente dal locale con il loro piccolo sacchetto nascosto fra le mani diretti chissà dove. Dipendenze e sofferenze irrisolte che non sembrano trovare soluzione e a cui nei giorni di festa nessuno vi farà caso, convinti che in fondo sia solo un problema di ordine pubblico.

Natale che riconduce all’origine di ogni esistenza, di ogni vita, dove l’attesa per la nascita di un bambino trasformatasi in gioia, bontà, stupore e tenerezza illumina le nostre vite prevalendo perfino sulle tenebre dell’egoismo, del conflitto, della paura e della morte. La vita di un solo bambino è già in qualche maniera promessa di vita per tutti gli uomini, di ogni luogo e di ogni tempo.