Cosa accadde di strano nella ex BancaEtruria?

1

Il giusto e doveroso salvataggio della Banca Popolare di Bari riapre vecchie e mai chiuse ferite qua ad Arezzo, e la positiva aggregazione – proprio due anni fa – di BancaEtruria in UBI Banca, non deve far dimenticare quello che hanno dovuto subire tutti i portatori di interesse (“stakeholders”) della banca aretina. E la nostra banca aveva una dimensione di circa la metà della banca pugliese.

Con la FABI in prima linea a tutela dei lavoratori della Popolare di Bari, ai quali va la nostra massima solidarietà, qua ad Arezzo – dando uno sguardo indietro – ci sovvengono alcune considerazioni.

Perché, come sappiamo bene, la cancellazione delle azioni dei quasi settantamila soci – un numero simile a quello dei soci della Popolare di Bari – e la cancellazione delle obbligazioni subordinate, hanno causato danni rilevanti ai clienti direttamente interessati (e tra questi molti dipendenti), ai territori e ai lavoratori stessi della banca; ci basti ricordare i processi a carico di alcuni di essi e le condanne in primo grado.

Su BancaEtruria ci sono domande che ancora attendono una risposta; una banca che, è giusto ricordarlo, era sotto il controllo – molto stretto in certi casi – della Banca d’Italia e della Consob.

Perché non si trovarono le risorse economiche trovate poi, poco tempo dopo, per altre situazioni assimilabili? Perché non venne convocata un’assemblea tra i legittimi proprietari? Perché venne applicato uno strano bail-in retroattivo? Perché – e a chi ha giovato – questo accanimento sull’Etruria?

Non sappiamo se la nuova Commissione Parlamentare sulle Banche potrà analizzare anche casi bancari passati, ma che almeno dalle parti di via Nazionale o della Consob qualcuno abbia la dignità di alzarsi e di darci una risponda.

Fabio Faltoni