L’EMENDAMENTO SULLA CANNABIS LIGHT SOTTO ATTACCO: LA MAMMA DEGLI STOLTI E’ SEMPRE INCINTA

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Ricordiamo che stiamo parlando di canapa INDUSTRIALE (sativa), non di stupefacenti. Un settore che riporterebbe lo sviluppo agricolo in un settore in cui l’Italia eccelleva per la produzione di tessuti naturali e derivati dalla canapa.
In queste ore alcuni parlamentari e alcuni media stanno facendo pressione perché si renda inammissibile l’emendamento sulla canapa sativa appena approvato dalla Commissione Bilancio del Senato.
Stiamo parlando di ciò che oggi viene chiamata “cannabis light” che, come dice anche chi è scientificamente quotato, ha effetti al livello di camomilla e tanto placebo.
Nonostante questo, sembra temutissima da quel gruppo di politici che, indipendentemente da ciò che dice la scienza, si inalbera alla sola pronuncia della parola “droga”: memoria labile rispetto ai negozi “legalissimi” con l’insegna “drogheria”, che non ci sono quasi più solo per motivi commerciali, ché i loro prodotti si trovano in qualunque bancone di qualunque supermercato. Sì, droghe anche quelle della “drogheria”, solo che son quelle legali, ed alcune di queste come l’alcool, nocive ma proprio tanto tanto più nocive e non solo della cannabis light.
Questo gruppo di politici ignoranti (innati o per scelta e strategia non ci interessa), ci fanno però capire che dopo questa “tempesta in un bicchier d’acqua” sulla cannabis light, non c’è da illudersi che possa significare che il legislatore abbia preso l’argomento in considerazione  scientifica, economica, sociale e politica.
Federcanapa fa presente che quell’emendamento risponde proprio al vuoto normativo denunciato mesi fa dalla stessa sentenza dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, introducendo un’importante regolamentazione del settore e un limite chiaro di THC per distinguere ciò che è canapa industriale e ciò che è droga. Peraltro l’emendamento appare correttamente inquadrato nella legge di bilancio in quanto rispondente non solo alle esigenze finanziarie dello Stato ma soprattutto a quelle produttive e industriali.
Abbiamo finalmente l’occasione di affermare un modello italiano esportabile in altri Paesi anziché subire il predominio delle aziende americane, cinesi e di altri paesi europei. Annullare l’emendamento significherebbe riportare l’intero settore della canapa italiana nel caos delle interpretazioni difformi che hanno contrassegnato l’ultimo anno e mezzo. La certezza del diritto è condizione fondamentale per consentire il decollo di un settore industriale con enormi potenzialità e rendere il Paese attrattivo per gli investitori stranierei in un mercato che oltretutto risponde pienamente agli indirizzi della green economy.
Paolo Casalini