A briglia sciolta del 12 dicembre.

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Un quotidiano aretino dedica ben 2 articoli a stigmatizzare il troppo elevato numero di candidati -inutili per quella testata locale- che si sono presentati alle elezioni a sindaco di Arezzo nelle ultime tornate. Da candidato nel 2015 per conto di una lista, ritengo la posizione di questo cronista drammaticamente sbagliata: alcuni candidati (che altezzosamente definisce flop) portavano avanti tematiche ben precise e degnissime. Altri concittadini avevano contestato i candidati zerovirgola: l’invidia priva della lucidità di comprendere quanto sincere e giuste fossero certe rivendicazioni. Posizioni politiche, civili o altro che con pieno diritto hanno partecipato alla tornata elettorale portando alla evidenza della comunità aretina tematiche di spessore, tuttora decisamente attuali in quanto le promesse elettorali di Ghinelli si sono rivelate aria calda (pensate alle problematiche dei disabili e alla pubblicizzazione dell’acqua, istanze di candidati fatte proprie dall’attuale sindaco in campagna elettorale).
Ricordo anche che uno dei candidati 2011 era poi subentrato in consiglio regionale, quindi (pur rocambolescamente) era stato eletto ad incarico di rilievo.
Mi è quindi facile sparare sulla meschina posizione del cronista, temo ignori il funzionamento degli organi democratici. Ignora anche il mestiere “alto, elevato” che dovrebbe competere ai giornalisti: per esempio verificare se le promesse elettorali sono state mantenute da chi è stato eletto.
Meglio sparare su innocenti che su colpevoli, perché fare le pulci al potente di turno non è certo caratteristica di quella redazione aretina. A questo dovrebbe servire la stampa. Non per andare al buffet di BancaEtruria e stupirsi di quanto è emerso sulla mala gestione di quell’istituto di credito (oh, che sorpresa).
Magari faccio perdere tempo  ai lettori nel parlare dei quotidiani aretini: l’altro foglio cittadino ha lanciato il periodico sondaggio per individuare non meglio qualificato “personaggio aretino dell’anno” ed ha inserito nella rosa colei che definisce la first lady aretina a tutti gli effetti. “Robba da arvesciarsi” in terra dal ridere.
I “media” aretini non hanno perso occasione per lodare, incensare, apprezzare, esaltare colei che pare destinata a sposare l’attuale sindaco di Arezzo. Più ironicamente altra testata aretina ha pubblicato le foto della vettura istituzionale (quella del Comune di Arezzo, con tanto di autista) parcheggiata in Piazza Grande -nonostante il mercatino tirolese e le attività della città del Natale- nell’atto di prelevare la regal coppia sotto la di lei abitazione.
Sarebbe stato più opportuno che quel cronista si facesse talune domande e commentasse le risposte: quello che ai normali cittadini di Arezzo è proibito (o perlomeno molto problematico) diviene possibile per la fidanzata del sindaco?
Oppure il sindaco e la sua fidanzata vivono “more uxorio” in Piazza Grande in spregio ai comandamenti della religione cattolica (il cui rispetto è caposaldo di questa amministrazione, vedi i consueti pipponi sul presepe nelle scuole comunali) e quindi l’ipocrisia impera?
Anche nel piccolo i media locali rispondono a interessi diversi, diviene chiaro quando su una testata le manifestazioni di fine anno vengono stigmatizzate per le difficoltà che pongono ai residenti o per l’inefficacia in incassi ai negozi locali mentre un’altra testata propone un quadro radicalmente diverso: la verità è solitamente una, ma i padroni che legano l’asino a piacere sono così forti da esaltare persino quanto è fallimento agli occhi degli altri.
E le debacle che hanno portato enormi danni umani e materiali vengono “scordate”, i problemi della giunta nascosti sotto il tappeto (verifica maggioranza o affaire Coingas), i drammi locali (maestranze Cantarelli o Memar a casa, quelle di AFC o Santa Caterina senza stipendio), i problemi locali  (il meno 14% nei finanziamenti alle imprese del territorio); però vengono anzi illustrate come successi emerite figuracce (vedi gli auguri del Ghinelli a Benigni, sperava di far tornare Arezzo nelle grazie del comico: considerato meno di zero).