Prosegue lo stato di agitazione della Polizia Locale, ormai destinato ad approdare in un aula di tribunale

9
Il principale pomo della discordia, è la previdenza integrativa.
Tralascio la scarsità di fondi per l’acquisto di divise, camicie, giubbotti, ed altri articoli di vestiario, anche se i sindacalisti han portato in conferenza stampa camicie logore al limite dell’indossabile. Con un po’ di impegno, il problema è facilmente risolvibile.
Questa la premessa: il fondo PERSEO è costituito in attuazione al d.to l.vo 124/1993 e ss.mm.ii  e dall’accordo Quadro nazionale stipulato dall’ARAN e dalle OO.SS. in materia di previdenza integrativa. Per quanto riguarda la Polizia Locale, anche in esecuzione dell’art. 208, co. 1, d lgs n. 285/1992.
A cavallo del millennio, il Comune di Arezzo si adegua alla legge: sulla base di una valutazione comparativa tra quattro fondi pensione, concorda con le organizzazioni sindacali la individuazione di due fondi previdenza, Arca Previdenza e Previd System, a cui gli agenti di polizia municipale già assunti potevano aderire con decorrenza anno 2002, scegliendo tra l’uno e l’altro. Su questi fondi sarebbero confluiti sia denari a decurtazione degli stipendi, sia quelle derivanti dall’art.208.
Anche chi fosse stato poi assunto successivamente, avrebbe potuto esercitare il diritto di scegliere.
L’accordo prevedeva tra l’altro che, al momento dell’adesione, ciascun dipendente dovesse specificare su quale linea di investimento intendesse impiegare le contribuzioni versate (art. 2, 4 comma), così da definire il proprio profilo di rischio.
Nello stesso periodo nasce anche il fondo Perseo Sirio, voluto e controllato dai sindacati confederali a cui si è aggiunta l’ ANCI, che tuttavia non trova molta accettazione presso di dipendenti degli Enti Locali e Regioni: le adesioni vanno  a rilento tant’è che il Fondo nel 2012, decide di prorogare di 1 anno la scadenza in origine fissata il 22 maggio 2013, per raggiungere il traguardo dei 30.000 iscritti, numero necessario per la sua sopravvivenza (Sole 24 ore del 3 giugno 2013).
Tralascio considerazioni di merito sull’eticità del fatto che organizzazioni sindacali si avventurino in operazioni finanziarie, pur se a salvaguardia dei lavoratori.
Va ricordato infine che parte dell’importo versato nel Fondo (0,32% di spese annue con un rendimento su media quinquennale dell’1.2%) serve anche per le spese di mantenimento dei componenti del Consiglio di Amministrazione (da 18 a 20 membri): un bel poltronificio!
Il Nuovo CCNL funzioni locali 2016/2018, interviene con decisione (e secondo me al limite della legalità) sulla questione della destinazione delle somme a fini previdenziali, prevedendo all’art. 56 quater “l’obbligo” che siano destinati a “contributi datoriali al Fondo di previdenza complementare Perseo-Sirio”. Con una aggiunta in corner: “E’ fatta salva la volontà del lavoratore di conservare comunque l’adesione eventualmente già intervenuta a diverse forme pensionistiche individuali”.
Dunque per un verso si impone che i versamenti siano fatti a uno specifico fondo, peraltro di diritto privato, sulla base non è chiaro di cosa e non si sa in relazione a quali condizioni, ma dall’altro si prevede che chi abbia precedentemente aderito ad un fondo, conservi la propria adesione.
La norma contenuta nel contratto nazionale, pone gravi dubbi di legittimità, dal momento che prevede la destinazione delle somme di una moltitudine di dipendenti solo a favore di uno specifico soggetto commerciale privato, in regime di monopolio gestionale assoluto.  Alla faccia del turboliberismo, causa di tutti i nostri mali!
Dubbi di legittimità nei confronti delle norme sulla concorrenza e sul mercato, sia nazionali che europee, sia in ambito costituzionale (quanto mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne avrebbe pensato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager se interpellata), tuttavia la clausola di salvezza delle adesioni già date in favore di altri fondi ne avrebbe attenuato parzialmente l’effetto lesivo.
Il nostro Comune, che certo non brilla per coraggio, ma che dovrebbe intuire la portata di certe scelte, rispondeva richiamando  un parere di ARAN, nel quale si pretende che “dopo il nuovo CCNL non sarà possibile destinare le risorse di cui si tratta a fondi diversi da Perseo Sirio” e un parere di ANCI, che afferma che “la locuzione – conservare comunque l’adesione eventualmente già intervenuta – deve intendersi che quanto eventualmente già maturato al 21 maggio 2018, presso forme pensionistiche individuali e la correlata adesione alle stesse, possono essere mantenute anche in assenza di ulteriori contribuzioni a carico dell’ente.”
Di fatto in tutta Italia è stato un grande sbocciare di cause, nelle sezioni civili dei tribunali.
Entrambi i pareri sono espressione di parti direttamente interessate al successo del fondo. Un lievissimo conflitto di interessi? Di qui il rifiuto di provvedere al versamento delle somme dovute a fondi diversi da quello dei sindacati confederali/ANCI Perseo Sirio.
Secondo i sindacati autonomi, conservare l’adesione, secondo l’espressione contenuta nel CCNL, significa riconoscere la costante validità del contratto intervenuto dagli agenti di polizia municipale e il gestore del fondo, e dunque la continuazione nella produzione dei suoi effetti.
Ciascun lavoratore ha fatto una scelta del fondo cui aderire in relazione ad una pluralità di potenziali opzioni alternative: anche ove mai la norma, per la parte in cui obbliga chi non abbia ancora aderito ad un fondo, ad accettare quella sorta di “iscrizione obbligatoria”  al fondo Perseo-Sirio, possa essere considerare legittima (cosa di cui si dubita fortemente) certamente non lo è per coloro ai quali il CCNL precedente aveva riconosciuto un diritto di scelta, che è stato già esercitato e che non può essere retroattivamente disconosciuto.
Secondo l’interpretazione dell’amministrazione, non c’è più possibilità di scelta dove investire i denari, che dovranno confluire “obbligatoriamente” del fondo Perseo, gestito da sindacati ed Anci.
In attesa che la vicenda approdi nelle aule dei tribunali di mezza Italia, per poi ovviamente essere ammessa ai gradi superiori di giudizio e che impegnerà le parti per molti anni a venire, il Comune di Arezzo ha provveduto a non versare le somme, trattenendole presso di sé.  Da qui lo stato di agitazione della polizia locale di Arezzo, assieme a quella di molte altre città.
Da questo punto di vista, anche la firma rapidamente posta sotto all’accordo locale, tra amministrazione e sindacati confederali, lascia qualche perplessità.
Forse anche piu’ di una?