A briglia sciolta del 3 dicembre 2019

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Mi è recentemente capitato di trovarmi davanti a un gruppo di donne “espulse” dal mondo del lavoro: una volta di più mi sono domandato quanto sia sciocco il sistema economico del nostro paese. Io ho avuto la fortuna di lavorare con donne, anche in posizioni gerarchicamente superiori a me: sarà stato il caso, ma io ho potuto apprezzare la capacità del gentil sesso di meglio declinare talune caratteristiche dell’animo umano e riuscire bene nel mondo economico. Non vale per tutte, è evidente, ma credo purtroppo che esista una tendenza aprioristica a licenziare o emarginare donne più facilmente che uomini. Avendo anche fatto il tagliatore di teste posso dire che talvolta la ristrutturazione viene fatta senza avere adeguata conoscenza delle caratteristiche di chi si ha davanti, capita vedere come anche donne imprenditrici tendano a ridurre il personale femminile piuttosto che quello maschile.
Questo è problema culturale che va affrontato, al pari di altri, per rendere chiaro che non esiste un automatismo “corretto” di preferenza, la donna lavoratrice è individuo al pari dell’uomo lavoratore e soffre allo stesso modo per la privazione del lavoro, per la posizione ed il reddito.
Spero proprio che le prossime generazioni sappiano fare meglio e meglio applicare i criteri di vera uguaglianza anche sotto questo profilo. E che siano aziendalmente giustificati, perbacco.
Ho letto su un quotidiano locale un editoriale ove lanciano strali contro chi non apprezza le iniziative della amministrazione riferendosi -nello specifico- al successo che il 1ª fine settimana di dicembre ha generato con le manifestazioni in corso nella nostra città paragonandole alle contestazioni che si sono succedute per i denari spesi nelle iniziative, “raro festival” o da altre simili. Non sono d’accordo con il punto di vista espresso nell’editoriale, perché queste iniziative sono finanziate con denaro pubblico, risorse che vengono sottratte in maniera indiscriminata alla comunità e che ritornano sotto forma di utilità ad una parte di essa: si toglie a tutti per dare a pochi. Anzi con il mercatino tirolese peggio ancora: si toglie a tutti per favorire pochi non aretini. Salvo poi apprendere oggi che una delle baite ristorante è gestita da un ristorante di Piazza grande: ogni tanto l’acqua va all’insù (credo abbiate capito..).
Dire che il lavoro che viene offerto in queste giornate agli standisti del mercato tirolese vale praticamente da giustificazione alla spesa che la comunità supporta non mi convince. Perché la distribuzione di poche centinaia di euro per il lavoro di alcuni giovani -che non è detto siano aretini (possono venire da tutta la provincia)- non mi pare bilanciato dal costo che tanta comunità aretina sopporta senza avere niente in cambio: chi sta fuori centro difficilmente viene a ingolfarsi nel traffico e nella folla, ma contribuisce egualmente.
Perché è evidente che la posizione scelta per questa manifestazione ha una ricaduta su un comparto economico posizionato in specifica area: pare evidente che bar e ristoranti del centro raccolgono molto dai turisti, ma chi è fuori dalle direttrici delle attrazioni può tranquillamente tenere chiuso. Parimenti, se gli alberghi sono affollati non vi è distribuzione diffusa di ricchezza, è un comparto specifico, quello del turismo, a crescere. Quando ci sono (o meglio, fossero) manifestazioni al centro fiere gli operatori di settore sperano di concludere affari, gli alberghi non sono il fine della manifestazione.
La crescita turistica e di rilevanza turistica del territorio aretino rappresentava un obiettivo comune a tutti i candidati a sindaco nel 2015. La scelta fatta dall’amministrazione Ghinelli di sostenere soltanto un settore (quello del commercio in una zona ristretta, con ricaduta a esercizi legati al turismo) ha penalizzato gli altri che si sono visti sottrarre risorse: nella mia visione le due cose dovevano marciare appaiate, invece vediamo che vari settori manifatturieri di storica importanza per il nostro territorio sono in grande difficoltà, abbandonati. Si è persa la via vecchia per la nuova, anzi un pezzetto di quella nuova. Idem con il “raro festival”: si è speso in maniera ingiustificata seguendo i gusti di una elite, anzi l’elite della elite (secondo il loro punto di vista, a me pare la creme de la creme degli Aristogatti) arrivando a dire che certe manifestazioni artistiche non sono cultura. Bel piffero di ragionamento fatto con milioni dei nostri soldi. Quindi io sono fra quelli che contestano ogni utilizzo con criteri personalistici o “orientati” di somme che invece vengono dalla intera comunità.
Ciliegina, il comunicato dell’assessore Tanti sulla giornata dei disabili: autocelebrazione dove mancava soltanto il mitico richiamo al combinato disposto.
Poco e modesto quanto rivendicato da questa giunta.