Una domenica di ordinaria follia ha mostrato una città che non è pronta ad assolvere il ruolo di meta turistica

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Il successo è stato travolgente. Il richiamo della città del natale ha funzionato: 190 pulman hanno riversato in città un fiume di turisti. Ma adesso è il momento di mettere a punto un piano efficiente per la gestione del turismo.
Molti aretini hanno rinunciato ad arrivare in centro dalle periferie. Dalla provincia non se ne parla neppure. Come molto giustamente osserva la Nazione di oggi, “cosa resterà, in termini di vantaggio per la città e la sua area più nobile, ossia il centro storico, di questa raffica di week-end all’insegna della pazza folla?”
Intanto abbiamo scoperto che non disponiamo di parcheggi sufficienti.
Già da alcuni anni, da questo giornale, abbiamo sostenuto la necessità di creare aree di sosta gratuite all’esterno della prima fascia urbana.
Se si desidera veramente trasformare la nostra città in una meta turistica, dobbiamo prima di tutto offrire la possibilità di fermarsi.
Siamo diventati tutti esperti in casse di espansione per impedire possibili le alluvioni causate dalle piene di torrenti e fiumi, e non abbiamo mai pensato che lo stesso identico ragionamento sarebbe stato utile per  la gestione della piene umane?
Il piano della mobilità dovrebbe partire da questo banalissimo ragionamento: per migliorare la mobilità, occorre fornire la possibilità di fermarsi. Fiumi di auto che si muovono alla ricerca di un parcheggio, rendono vano, o addirittura sciocco, qualsiasi ragionamento sui flussi. Magari iniziando dal problema della sosta al centro fieristico, tanto grave, da rendere velleitario qualsiasi progetto di centro convegni su larga scala. Abbiamo speso valanghe di soldi per realizzarlo e non riusciamo a spianare un po’ di terra per farci fermare le auto? Siamo o no una città di folli?
Prima offriamo la possibilità di fermarsi, poi ragioniamo sui flussi di coloro che ancora circolano. Il resto verrà di conseguenza, magari rinunciando a dover fare cassa per forza attraverso la gestione dei parcheggi. Progettare il futuro significa essere pronti a qualche rinuncia adesso.
Ma non basta: dobbiamo realizzare una rete di servizi igienici degna di questo nome, qualche punto di ristoro affidato ai commercianti locali in grado di sfamare ad un prezzo ragionevole, centri di assistenza turistica, anche mobili, per garantire una accoglienza degna a chi viene in città.
L’idea della città del natale è stata banale e vincente, al di là delle migliori aspettative. Una idea da coltivare e migliorare. La fondazione cultura dovrebbe occuparsi, prima ancora che di inventarsi nuove forme di manifestazione della cultura, della presentazione di quella che già abbiamo, di cui siamo ricchissimi, che necessita prima di tutto che gli venga data organicità e coordinamento.
In certe situazioni la comunicazione è fondamentale: non oso pensare al banale ritorno di presenze se all’arrivo dei pulman dei turisti del week end, si fornisse loro una piccola locandina esplicativa dei tesori visitabili, dei percorsi pedonali possibili, delle iniziative collaterali presentabili, insieme ad una breve storia della nostra città.
La città del natale ci offre su un piatto d’argento la possibilità di entrare nelle mete che contano.
Predisponiamoci a far si che accada.