COSA CI INSEGNA IL MODELLO DI MOBILITA’ VILLA COSTANZA

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Sabato scorso mi sono recato in Pullman alla manifestazione che le Sardine avevano convocato a Firenze, il bus ci ha portato  al parcheggio e stazione tranvia appena fuori Casello A1 di Villa Costanza.
Non è stata la prima volta che usufruivo di questo servizio e dell’intermodalità gomma-ferro che è stata realizzata a Firenze, nonostante l’enorme afflusso di persone al parcheggio per recarsi alla manifestazione, la tranvia ha retto l’urto e dopo circa 20 minuti mi sono ritrovato a Santa Maria Novella.
Questo modello, da anni diffuso in Europa, di creare un Hub per l’intermodalità gomma-ferro, con svariati servizi (bar, ristoranti, servizi igienici), è molto utile per decongestionare il traffico delle nostre città, soprattutto di città che ambiscono ad avere una vocazione turistica.
Per questo motivo mi permetto di apportare una riflessione propositiva al dibattito che si è acceso ad Arezzo su questo tema grazie al grande afflusso turistico alla Città del Natale.
Taglio subito la testa al toro, Arezzo a mio modesto avviso porta sulle spalle 3 ritardi storici strategico-politici e di pianificazione che oggi rendono la situazione più difficile nell’ottica di assorbire una mole di traffico turistico.
1) Arriva tardi e in modo non completo a realizzare i parcheggi di cintura, prevedendoli troppo a ridosso del centro urbano, in quanto se si arriva tardi si ha mille svantaggi, ma si ha il vantaggio dei correttivi analizzando dove quel modello è stato realizzato e le debolezze che ha mostrato, la congestione del traffico sugli assi in cui sono presenti tali parcheggi (in origine scambiatori) doveva essere nota al tempo della realizzazione.
2) La comunicazione e i metodi di pagamento di suddetti servizi sono incompleti, l’intermodalità trasporto pubblico-privato da essi verso il centro una chimera, per non parlare dei servizi ristoro e igienici presenti in loco.
3) Aver coltivato per anni la prospettiva di poter riattivare le stazioni impresenziate di Ferrovie dello Stato di Olmo e Indicatore, arrivando addirittura a proporne una nuova su tale linea (la Roma-Firenze è la linea treno più trafficata di Italia) al Centro Affari, ha distolto importanti energie dal potenziare ciò che il Comune di Arezzo aveva già.
Infine, due errori sono stati molto recenti, quelli di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e del Piano Operativo/Strutturale, che avevano la possibilità, anzi il dovere, di dare seguito con la previsione di interventi strategici, all’intuito dell’Assessore Comanducci e delle categorie economiche sul turismo.
Entrambi gli strumenti, se pur non immediatamente attuabili, ma strategici, invece per responsabilità della giunta, che in tale modo non ha fatto servizio utile al suo Assessore al Turismo, sono nati vecchi sia concettualmente sia per le non prospettive che offrono, per il non disegno e visione della città del futuro.
A mio modesto avviso il Comune di Arezzo dovrebbe puntare come possibilità di trasporto sull’intermodalità gomma-ferro da garantire attraverso LFI, azienda di cui il Comune detiene il 8,6582% del capitale sociale; che potrebbe salire, facendo diventare il nostro comune primo azionista della società, attraverso l’acquisto delle azioni messe in vendita dalla Provincia di Arezzo equivalenti al 4,1616%,  ciò attraverso le risorse provenienti dalla cessione di AISA Spa oggi in itinere (quindi non gravando sui contribuenti) da parte dell’amministrazione stessa.
Intermodalità da realizzarsi in previsione con la creazione di un Hub con adeguamento viabilità dall’uscita del casello A1 con tanto di stazione in linea/parcheggio/servici igienici/bar/ristoranti presso l’attuale zona del centro raccolta rifiuti del Mulinaccio a Battifolle (terreno di proprietà comunale in caso da riconvertire) o terreni privati limitrofi, appena fuori il casello A1 proprio sulla linea LFI Arezzo-Sinalunga.
Altro Hub di scambio gomma-ferro, ma questo da pensare più attentamente in base ad un analisi più approfondita dei flussi di traffico, potrebbe essere creato alla stazione LFI di Via Fiorentina linea Arezzo-Pratovecchio/Stia, con ingresso ai parcheggi rigorosamente dalla circonvallazione (uscite già presenti) con un camminamento lungo il Torrente Castro che unisca la stazione con i parcheggi già presenti o futuri di Campo Scuola, Palazzetto dello Sport, Ipercoop e Obi.
Oppure in caso si voglia consumare nuovo suolo o non siano possibili accordi con i proprietari dei parcheggi prevederne la realizzazione di uno nuovo nei terreni agricoli presenti limitrofi alla stazione.
Qui vi è un altro importante errore di prospettiva da parte dell’attuale amministrazione, non aver adeguato le tre importanti rotatorie e infrastrutture a tale esigenza di accoglienza turistica, dato che sono ancora in corso di realizzazione o comunque pensate recentemente.
Questo disegno strategico garantirebbe una diversa visione di Arezzo e del suo sviluppo mettendola al passo con l’Europa, creerebbe posti di lavoro e permetterebbe di garantire anche  un ulteriore servizio ai lavoratori e alle aziende di Maestà di Giannino/Carbonaia e Pescaiola ove si individuassero nuove stazioni in zona, altresì aumentando l’utilizzo del trasporto pubblico diminuirebbe il traffico e l’inquinamento in città e in futuro, ne valorizzerebbe la vocazione ciclopedonale.
Le risorse per realizzare tutto ciò in parte già ci sarebbero, cessione AISA S.p.a. circa 5 milioni, 4 milioni e mezzo di mutui già contratti dall’amministrazione comunale per sopperire alla mancata assegnazione delle risorse bando periferie, poi assegnate, però attualmente senza destinazione precisa, introiti tassa di soggiorno; e in parte dovrebbero essere trovate con bandistica regionale e UE che finanzia proprio interventi di questo tipo o nella peggiore delle ipotesi ricorrere al project financing.
Lettera firmata