La Corte Costituzionale definisce con le motivazioni le ragioni della sentenza. Intervista a Marco Cappato nel giorno piu’ lungo…

0

Nella sentenza 242/2019 oggi pubblicata, la Corte costituzionale ha stabilito che, in alcune determinate condizioni, un malato sottoposto a sofferenze insopportabili può essere aiutato a morire, e che tale aiuto debba essere fornito dal Sistema Sanitario Nazionale. Ti aspettavi qualcosa di diverso?

E’ una sentenza di portata storica, che cancella, in nome della Costituzione repubblicana, la concezione da Stato etico che ha ispirato il Codice penale del 1930. La Corte ha dichiarato che l’art. 580 cod. pen. è costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, ad una sola condizione: che le modalità siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente

A questo punto bisogna attendere una legge che la renda applicabile?

Sarebbe cosa buona ma la sentenza è direttamente efficace, perchè rende le leggi già esistenti corrispondenti al dettato costituzionale confermando la libertà di scelta nel fine vita del malato in determinate condizioni che sceglie il suicidio assistito.

Anche il tribunale di Massa attendeva di leggere le motivazioni. Non bastava la sentenza?

No, perché occorreva sapere di piu’. In particolare che le condizioni procedurali introdotte con la sentenza della Consulta valgono esclusivamente per i fatti ad essa successivi. Quindi per i processi in corso (Caso Fabiano Antoniani imputato Marco Cappato -MILANO- e caso Davide Trentini imputati Mina Welby e Marco Cappato – MASSA), è sufficiente che l’aiuto al suicidio sia stato prestato con modalità anche diverse da quelle indicate, purchè con garanzie sostanzialmente ad esse equivalenti ed in particolare quanto a verifica medica delle condizioni del paziente richiedente l’aiuto, modi di manifestazione della sua volontà e adeguata informazione sulle possibili alternative.

La vittoria di una visione laica della vita. Adesso cosa resta da fare?

Rimane ancora un tratto di strada da compiere per il pieno rispetto della libertà e responsabilità individuale nelle scelte di fine vita. La Corte costituzionale si è espressa sull’aiuto fornito a una persona (Fabiano Antoniani) che era dipendente da un trattamento sanitario che lo teneva in vita, ma lo stesso diritto deve essere riconosciuto -come anche sostenuto dal parere di maggioranza del Comitato Nazionale di Bioetica- anche ai malati che non sono “attaccati a una macchina”, ma che possono trovarsi in condizioni di non inferiore sofferenza e irreversibilità della malattia, come ad esempio può accadere alle persone malate di cancro. Da questo punto di vista, un passaggio fondamentale per fare chiarezza sarà il processo in corso a Massa per la morte di Davide Trentini, la cui prossima udienza si terrà il 5 febbraio

Ma dobbiamo aspettare che siano sempre i tribunali a decidere sui diritti civili di questo paese?

Infatti è per questo che chiediamo finalmente al Parlamento di discutere e decidere sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, depositata oltre 6 anni fa da oltre 131mila cittadini, e da allora mai discussa. Si può continuare a firmare su www.eutanasialegale.it”.

Mi pare che il parlamento non abbia nessuna voglia di affrontare temi così divisivi e difficili elettoralmente…

Se il Parlamento dovesse continuare a girare la testa dall’altra parte, la nostra disobbedienza proseguirà di sentenza in sentenza, ed in particolare per i casi di richiesta d’aiuto a morire da parte di persone affette da patologia irreversibile e sofferenza insopportabile. Al momento sono 791 le persone che si sono rivolte alla associazione Coscioni in forma non anonima per un aiuto nel fine vita. Se contassimo anche chi ci ha contattati in forma anonima, il numero si quadruplicherebbe.