Ad Arezzo hanno preso forma le divergenze tra Mattarella e Conte

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Sono arrivati in giorni diversi, hanno parlato evitando riferimenti diretti, ma è sempre piu’ evidente uno scontro sottotraccia che sta per emergere.

Solo il giorno prima di venire nella nostra città, il Presidente della Repubblica aveva incontrato i vertici delle organizzazioni sindacali. Atto insolito, anche se assolutamente legittimo, da parte di un presidente che accettando di ricevere immediatamente le parti sociali, non si fa piu’ alcun problema a nascondere la sua preoccupazione per la politica industriale del governo.

Se i sindacati si sono rivolti direttamente al capo dello stato, e se questo ha accettato di riceverli immediatamente, scrive Ugo Magri, è perché ha compreso di essere diventato l’estrema risorsa per tutta quella gente. Chi conosce bene Mattarella, lo raccontava nei giorni scorsi sempre più preoccupato e si ha la misura esatta del livello di gravità a cui siamo giunti. Anche perché subito dopo averli ascoltati, ha convocato il premier.

Il Presidente della Repubblica non è contento dell’attività del governo. E accettando di ricevere i sindacati al Quirinale, lo ha ampiamente dimostrato. Scrive La Stampa: in base al galateo istituzionale, non è compito del presidente additare la strada al capo del governo. Rappresenterebbe un’ invasione di campo. E’ evidente che Landini, Barbagallo e Furlan non hanno chiesto di parlare al presidente della Repubblica di politica sindacale, ma gli hanno chiesto aiuto sull’Ilva, a nome di decine di migliaia di lavoratori dal futuro sempre piu’ incerto.

Con un governo e una maggioranza divisi su ogni singola decisione, appare l’unico scenario plausibile: sarà ancora una volta il Capo dello Stato a “commissariare” l’esecutivo e a decidere che piega dare a una delle vicende più impattanti per l’economia italiana, che mette in ballo il maggior settore della sua economia, quella meccanica che da sola rappresenta il maggior capitolo industriale del paese e quella siderurgica, che ne è la base produttiva.

Ricevendo i rappresentanti dei sindacati sul Colle ha fatto capire a tutti che la vicenda dell’ ex Ilva, per lui, ha la massima priorità. Concetto ribadito martedì all’ assemblea dei sindaci, dove ha detto che la soluzione della crisi tarantina «è di primaria importanza per l’ economia e il lavoro italiani». Non è dato sapere quali siano state le mosse successive ma si è saputo subito il risultato: Arcelor Mittal ha bloccato la procedura per chiudere l’ impianto. E sempre parlando ad Arezzo il Presidente ha aggiunto che «ogni amministratore deve sentirsi obbligato al rispetto del vincolo di sana e corretta gestione, che eviti di scaricare su altre istituzioni, e sulle future generazioni, il peso di scelte sbagliate».

Oltre che una mano tesa ai sindaci, guidati proprio da quello del capoluogo pugliese, impegnati in un duro confronto col governo, è anche un avviso ai partiti affinché non creino altro debito.

“Venerdì a Mittal diremo una cosa molto semplice: in Italia le regole si rispettano”. Questo ciò che ha dichiarato Conte a margine dell’assemblea dell’Anci ad Arezzo il mattino dopo. Ma Mittal appare troppo sicura del fatto suo, nonostante abbia all’orizzonte il “processo del secolo” che vedrebbe contrapposti lo Stato alla multinazionale. Onestamente non vorrei essere il giudice chiamato a decidere.

Nonostante la baldanza apparente, fa impressione che Mattarella abbia ormai costretto il governo ad una war room sull’Ilva: il premier Giuseppe Conte dovrà riferire costantemente al capo dello stato gli sviluppi drammatici della crisi del polo siderurgico di Taranto, segnale questo che dietro alle parole di facciata, si nasconde una situazione disperata.