Boccia: “I nostri figli sono nati già europei e saranno orgogliosi di essere italiani se potranno vivere ognuno in territori con le stesse opportunità.”

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“Dalla situazione di crisi che ci portiamo dietro da anni ne usciamo partendo dalla centralità dell’Europa e dei Campanili. Per questo nella legge quadro sull’autonomia differenziata non intendo arretrare di un centimetro rispetto alle funzioni che la Costituzione assegna agli enti locali e alle Città metropolitana. L’autonomia non è né di destra né di sinistra ma è scritta nella Costituzione e per questo va attuata”.

Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, intervenuto alla seconda giornata di lavori della XXXVI assemblea annuale Anci in corso di svolgimento ad Arezzo.

“Non mi voglio trovare con nuovo centralismo regionale, l’ho detto sia alle regioni che ai Comuni nei molti incontri degli ultimi mesi. I Comuni però devono aiutarci a riscrivere regole che diano le stesse opportunità a tutti i territori del Paese”. A questo proposito Boccia ha portato l’esempio della disparità infrastrutturale che l’Italia lamenta ormai da troppo tempo, “ad esempio sull’alta velocità. Al Nord – ha ricordato Boccia – incide per l’85% mentre è ferma al 16% al Sud con i casi di Calabria, Sicilia e Sardegna dove è sostanzialmente una chimera.

E’ chiaro – ha continuato il ministro degli Affari regionali – che nelle Città metropolitane, soprattutto del Nord, siano stati intercettati più fondi per le infrastrutture perché è fisiologico che in metropoli come Milano le imprese siano più attratte da tessuti produttivi avanzati. Ma proprio per questo bisogna definire una redistribuzione delle risorse pubbliche, per garantire certezze e uguali servizi nelle aree interne e territori meno appetibili. Non voglio più sentir parlare manager – ha ammonito Boccia – che lavorano con risorse pubbliche che seguono criteri di equilibrio finanziario quando si tratta di investire in queste aree”.

Il ministro ha poi richiamato un passaggio dell’intervento del Capo dello Stato che ieri, in apertura di lavori, ha parlato di lotta alle disuguaglianze. “Al presidente – ha detto il titolare degli Affari  regionali – abbiamo il dovere di rispondere ‘signor sì’ anche attraverso la legge quadro sull’autonomia differenziata, che si attua solo se c’è perequazione strutturale e di servizi e più ordine tra i diversi livelli istituzionali”.

“Quelli della mia generazione – ha concluso Boccia – possono essere considerati degli immigrati digitali. Siamo nati italiani e diventati europei. I nostri figli sono nati già europei e saranno orgogliosi di essere italiani se potranno vivere ognuno in territori con le stesse opportunità. Dobbiamo quindi adeguare le nostre istituzioni al tempo in cui viviamo, partendo dalle piazze e dai luoghi di prossimità dove la gente vive ogni giorno”.