De Caro accende la platea dei sindaci. Mattarella li rincuora

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Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente Anci Toscana è intervenuto in apertura dei lavori dell’Assemblea di Anci.“Noi sindaci, non siamo costretti ad indossare la fascia tricolore, lo facciamo per passione, ogni giorno ci impegniamo per rendere le nostre città migliori. E abbiamo grandi responsabili civili e penali, penso ai tanti sindaci impegnati sui territori per fronteggiare le emergenze”.
Biffoni ha poi posto l’accento sulla necessità di “liberare” risorse per i sindaci perché possano essere spese per garantire servizi e tutelare diritti fondamentali dei cittadini. “Lasciateci investire risorse che riteniamo più utili per i nostri territori. Signor Presidente ci aiuti a realizzare il sogno dei sindaci: tempi certi e norme chiare per il futuro del nostro paese”.
Tutela di diritti e garanzia di servizi per i cittadini sono stati anche i punti fondamentali sottolineati dalla presidente della provincia di Arezzo, Silvia Chiassai Martini. “Per me è un onore darvi il benvenuto oggi ad Arezzo – una delle 59 province più antiche d’Italia. La storia del nostro paese affonda le sue radici anche nelle province. Impegnate nell’assicurare ai cittadini pari diritti e accesso ai servizi. In momenti di crisi abbiamo sentito sempre vicina la sua presenza, signor Presidente, importante per continuare a presidiare funzioni fondamentali sui territori che impattano sui diritti dei cittadini: come l’istruzione e la mobilità. Finalmente nella legge bilancio 2020 sono previste delle risorse per le province ma – ha sottolineato Chiassai Martini – sono ancora insufficienti. Con la revisione del Tuel ci aspettiamo importanti modifiche della governance delle province per ridare piena funzionalità agli enti”.

Collaborare per compiere scelte coraggiose per il paese, è il punto da cui partire secondo il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli che ha richiamato l’attenzione proprio sullo spirito di comunità e sul ruolo degli amministratori locali per garantire la coesione sociale del paese.

A fare eco all’intervento del sindaco di Arezzo, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha parlato della necessità di un ripensamento della struttura istituzionale del nostro paese puntando su un federalismo della collaborazione. “I Comuni sono la prima cellula dello Stato, hanno la responsabilità di rispondere in prima istanza ai cittadini. La Regione ha invece un ruolo di programmazione, di raccordo. Abbiamo bisogno di agire in un’ottica di programmazione su temi quali l’emergenza ambientale e la salute su cui i sindaci hanno il diritto e il dovere di essere ascoltati. Dobbiamo diventare classe dirigente per dare il nostro contributo per un futuro migliore del nostro paese”.

L’intervento di De Caro. Indicando una sedia vuota su cui era appoggiato il tricolore: “Ho voluto una sedia vuota in prima fila, oggi. Con una fascia tricolore. Su quella sedia, che per me non è vuota, c’è seduto accanto a noi in questa assemblea Emanuele Crestini, sindaco di Rocca di Papa, morto il 20 giugno scorso dopo aver lottato nell’ospedale, in cui era stato ricoverato a causa delle ustioni e del fumo inalato durante l’incendio del palazzo comunale”.

Un commosso Decaro ha chiuso cosi’ la sua relazione davanti all’assemblea nazionale: “Emanuele Crestini non era un eroe – ha detto il presidente Anci – Emanuele Crestini era una persona umile, appunto. Ma straordinaria. Ha aspettato che tutti fossero usciti da quel palazzo prima di abbandonarlo come il valoroso capitano di una nave che affonda. Emanuele è morto per salvare la sua gente e quella gente deve sapere che questa assemblea, che tutti noi, che tutto il popolo italiano non dimenticherà mai Emanuele Crestini. Lui è qui, in mezzo a noi, la sua gente è qui, la sua fascia tricolore è qui, così come sono qui con noi Angelo Vassallo, Gianni Carnicella e Donato Iezzi. Morti non da eroi ma da sindaci, umili e straordinari servitori del Paese”.

Decaro, visibilmente commosso, si è poi rivolto alla gremita platea che ha riempito la sala plenaria in ogni suo posto. “Voglio dire grazie a tutti gli amministratori locali che in questi tre anni ho conosciuto e con i quali ho avuto la fortuna di lavorare”. Il presidente dell’Anci ha quindi ricordato e salutato i tanti sindaci che in questi giorni sono alle prese con l’emergenza maltempo, a cominciare da Luigi Brugnaro e Raffaello De Ruggeri, primi cittadini di Venezia e Matera. “A Luigi e Raffaello che non hanno voluto, giustamente, abbandonare le loro città in questi giorni così complicati, voglio dire grazie. A loro va l’abbraccio caloroso di questa assemblea”.

Il sindaco di Bari Antonio Decaro, era stato rieletto per acclamazione presidente dell’Anci questa mattina, dai 686 delegati – sindaci e amministratori comunali – eletti nella fase precongressuale in rappresentanza degli 8 mila Comuni italiani. Il congresso dell’associazione ha preceduto i lavori dell’assemblea annuale, che e’ stata poi aperta nel pomeriggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ancora De Caro: “Voglio ringraziare tutti i sindaci e gli amministratori per la fiducia che mi è stata rinnovata oggi. Mi impegnerò dal primo all’ultimo giorno per non deluderla e per portare avanti le sfide che ci attendono. Lavoreremo insieme per le nostre comunità, per i nostri cittadini e per rendere questo Paese un posto più giusto e più bello dove vivere. Voglio ringraziare tutti gli amministratori che ho conosciuto e con cui ho lavorato in questi tre anni, per me e’ stato un onore condividere con loro battaglie importanti che abbiamo portato avanti e che in alcuni casi meritano ancora i nostri sforzi.

“Il 10 dicembre, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, noi tutti, senza distinzioni, saremo a Milano, insieme a Liliana Segre per farle sentire la nostra vicinanza, il nostro affetto, la nostra condivisione per un impegno quotidiano contro ogni forma di violenza e di sopraffazione”. Così il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, in un passaggio della relazione di apertura della XXXVI assemblea nazionale dell’Anci che si è aperto ad Arezzo. Salutando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presente alla giornata inaugurale, Decaro ha ribadito che i sindaci saranno a Milano “indossando le nostre fasce per manifestare il nostro disprezzo e la nostra vergogna per quello che la senatrice Segre e le tantissime vittime della Shoah hanno dovuto subire. I sindaci non vi lasceranno soli”.

Decaro ha poi elencato le principali priorità che verranno affrontate nei prossimi mesi nel confronto con il governo, partendo dai piccoli Comuni “Ci siamo battuti per veder approvare una legge che insieme abbiamo costruito. Una legge che, però, purtroppo, giace lì, con pochi fondi e senza una reale capacità di azione, senza una opportunità di futuro. Lì, in quei Comuni, noi, lo Stato, in tutte le sue forme e articolazioni, abbiamo il dovere di restare e continuare a tenere viva la storia e la vita di quei paesi”.
Decaro ha quindi chiesto “un impegno serio al governo”, e “risorse, investimenti per riqualificare le emergenze storico-architettoniche, per valorizzare i prodotti tipici, identitari, dell’enogastronomia. Torniamo ad accendere le luci in quei borghi, nelle case, per le strade, illuminiamo i monumenti. Per questo vogliamo sostenere una proposta del sindaco di Sutri, Vittorio Sgarbi. Illuminiamo i piccoli Comuni a partire dai tesori custoditi in quei territori, istituiamo un fondo per l’illuminazione dei loro beni artistici: chiese, castelli, fortezze. Abbiamo pensato di chiamarlo “Luci nella storia””.
Richiamando poi le questioni ancora aperte come quelle dei Comuni terremotati, del dissesto idrogeologico, delle proposte di legge “Liberiamo i sindaci” e della legge sulla educazione alla cittadinanza, il presidente dell’Anci ha ricordato le istanze dei sindaci sulla prossima legge di bilancio, rimarcando come agli enti locali non si possano chiedere altri sacrifici.
E poi il sistema di riscossione. “Pensate – ha detto Decaro – che per i Comuni le modalità dell’ingiunzione sono quelle disciplinate da un decreto del Regno d’Italia emanato prima della grande guerra, nel 1910. Dal 1910, anno in cui per la prima volta, in Germania, il dirigibile Zeppelin si alzò in volo per il trasporto passeggeri e il presidente del consiglio nel nostro Paese era Luigi Luzzati, da quel momento si sono succeduti 66 capi di Governo, ci sono state due guerre mondiali, dalla monarchia siamo passati alla repubblica, attraverso una dittatura, ma le modalità di ingiunzione sono sempre le stesse”. Un passaggio anche sul bando periferie. “I membri della Commissione Parlamentare sulle periferie – ha spiegato Decaro – per poco più di un anno, hanno visitato le nostre città, ci hanno ascoltato, hanno lavorato per cambiare. Oggi quella commissione è stata soppressa e non ne conosciamo i motivi. Non bastano tredici mesi per conoscere e cambiare un pezzo di Paese dimenticato da sempre. Per questo chiediamo al Parlamento che, così come è stata ripristinata la dotazione di fondi che ci era stata assegnata, venga ripristinata la commissione. Chiediamo che lo Stato scenda per strada insieme a noi. E se c’è il rischio che, scendendo in strada, si scoprano anche inefficienze e mancanze di noi sindaci, bene, accettiamo il rischio, ci assumiamo le nostre responsabilità”.
Le persone e i loro diritti “sono da rimettere al centro”, per questo Decaro ha fatto un altro appello al governo che in questa tre giorni sarà rappresentato ai massimi livelli. “Chiediamo strategie chiare e precise. Un’agenda politica nazionale che ponga le città al centro e che faccia delle buone pratiche urbane esempi da replicare in tutta Italia”.
“Io non so se tra le doti che solitamente individuano un leader ci sia l’umiltà, forse no, ma direi che è la dote migliore dei sindaci – ha concluso il presidente Decaro -. Umiltà che vuol dire innanzitutto consapevolezza dei propri limiti. E attenzione, ho detto umili, non ho detto stupidi. Siamo umili ma sappiamo quello che vogliamo. Siamo umili ma non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno. Siamo umili ma non siamo accondiscendenti. Fate attenzione alle persone umili. Perché magari fanno meno scenate, meno teatro, sono meno supereroi. Ma sono quelli che possono cambiare il mondo”.

E il presidente Mattarella non si e’ tirato indietro.

“I Comuni non sono la periferia della Repubblica ma la base della Repubblica, come ha ricordato il presidente Decaro nella sua relazione appassionata e coinvolgente. Essi costituiscono un tratto essenziale della nostra identità nazionale e, posti come sono alle radici dell’ordinamento, lo alimentano in virtù della rappresentatività e della maggiore vicinanza con le concrete comunità di vita. Per questo non può esistere un’efficace strategia pubblica che escluda i Comuni o che li tenga ai margini”. Lo ha sottolineato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla giornata inaugurale della XXXVI assemblea annuale Anci, in corso di svolgimento al Centro Arezzo Fiere e Congressi del capoluogo aretino.
Secondo il Capo dello Stato, “affrontare consapevolmente il tempo dell’interdipendenza, governandone gli effetti vuol dire da un lato coinvolgere tutte le istituzioni, e con esse i corpi intermedi, in un’impresa di rilancio del Paese”. “Dall’altro vuol dire potenziare l’investimento e la dimensione europea, la sola in grado di renderci protagonisti nei scena globali”, partendo dalla “rete va costruita con i Comuni, l’unica capace di affrontare la sfida di questa epoca”.
Tra le sfide centrali per il futuro Mattarella indica proprio quella ambientale, con l’obiettivo di fare dell’Europa il primo Continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. “Partecipare in prima linea a questo impegno è cruciale per il futuro dell’Italia. E l’Italia può dare molto all’Europa. Possiamo riuscirvi. Ma senza i Comuni non ne saremo in grado”.
Nel suo intervento il Presidente della Repubblica ha ribadito la necessità di un progetto di sviluppo complessivo che parta dalle periferie urbane tenendo “connesse le punte di eccellenza con la riduzione del divario sociale, la crescita di opportunità con la trasparenza e la legalità”. Per cogliere questo obiettivo “i Comuni possono fare molto se non lasciati soli. Questo vale ancor più per i piccoli Comuni, per le aree interne, per i borghi montani”, per i quali il Capo dello Stato ha auspicato “di dare continuità con impegno al percorso avviato con la legge sui Piccoli Comuni. Sarebbe gravemente sbagliato – è la sua convinzione – rassegnarsi a un’Italia a più velocità. Ciascuno, in ordine alfabetico: da Abano Terme a Zungri, sarà più forte se ridurremo gli squilibri tra chi abita al Nord e chi al Sud, tra chi vive nelle metropoli e chi nei piccoli centri”.
Quanto alle esigenze degli enti locali, Mattarella ha riconosciuto il valore della battaglia dell’Anci per la semplificazione burocratica, con le proposte della campagna ‘Liberiamo i Sindaci’ “tradotte, in una iniziativa legislativa che merita grande attenzione e che mi auguro riesca ad agevolare il mandato dei sindaci, superando procedure anacronistiche e inutilmente onerose”.
Dal Presidente della Repubblica è arrivato poi l’auspicio di “rendere più efficiente il pluralismo delle nostre istituzioni”, partendo dalla “necessità di ricomporre – con il più ampio consenso possibile – il quadro e la disciplina degli enti locali, delle Città metropolitane e delle Province”.
“Oggi l’autonomia passa da un rinnovato equilibrio della finanza locale. Tuttavia nel garantire, o nel riattivare, il suo circuito virtuoso, la responsabilità dello Stato centrale non è secondaria: è necessario superare blocchi e irragionevoli rigidità, nelle facoltà di spesa dei Comuni come nelle assunzioni, che talvolta possono provocare criticità finanziarie e paralisi gestionali, che non sono un impaccio solo per i Comuni ma anche per l’intero Paese”.
Infine, dal Capo dello Stato un cenno al contributo che le amministrazioni comunali possono dare alla ripresa economica. “Se il rilancio degli investimenti è uno dei vettori più importanti, i Comuni dispongono di leve tra le più preziose. Queste leve vanno azionate. Migliaia di opere piccole e medie possono comporre un importante volano, economico e sociale, e la disponibilità di finanziamenti deve ora accelerare lo sblocco e i tempi di avvio. I Comuni possono e devono essere motore di un rinnovato senso civico. La mia speranza – ha concluso il Capo dello Stato – è che essi diventino battistrada di una nuova stagione di sviluppo del Paese”.