“Il David di Donatello? Non lo presterò mai!”. Parla Paola D’Agostino, riconfermata alla testa del Museo Nazionale del Bargello

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-Dott.sa D’agostino, la prima domanda vorrei porgliela in relazione ai numeri ufficiali con cui il Bargello ha chiuso il 2018, e sono numeri che dovrebbero soddisfarla perchè parlano di un aumento di visitatori di circa il 20% su base annua e di oltre 2 milioni di euro incassati; in particolare però – e la mia domanda nasce da questa costatazione- la parte del leone la fanno le Cappelle Medicee con circa 350 mila ingressi seguite dal Bargello con circa 200 mila e molto distanti Palazzo Davanzati (40 mila) Orsanmichele (chiesa e museo 18 mila) e infine Casa Martelli (7 mila); colpisce che il Bargello sia così sotto l medicee; come pensa che sia possibile migliorare questi dati ?

R: A dire la verità però è sempre stato così, ed anzi da qualche tempo il Bargello sta crescendo rispetto agli anni precedenti; d’altra parte è fin troppo facile constatare che per le Medicee vale l’effetto Michelangelo se posso dire così, un po’ come accade per le Gallerie dell’ Accademia dove la gente è attirata in primo luogo dal David, non si può negare; ma questa per noi è una vera sfida, cioè far sapere a molta più gente che anche qui ci sono opere di Michelangelo, ce ne sono ben quattro, ed infatti proprio a questo scopo abbiamo scelto il Tondo Pitti come nostra figura simbolo, inserendolo anche sui biglietti annuali; in ogni caso se è vero che i numeri come dice lei sono incoraggianti però possiamo e vogliamo senz’altro incrementarli, se mai riusciremo ad essere aperti quanto vorremmo.

-Dunque è una questione di apertura?

R: Si, in buona parte si, ed è collegata alla questione degli orari ma è una eredità che mi sono ritrovata quando sono entrata in carica nel dicembre del 2015; allora c’era il secondo piano che era ancora chiuso e nonostante si sia riusciti a riaprirlo nove mesi dopo, con uno sforzo economico considerevole sia del Museo che del Ministero, c’è voluto più di un anno perché si percepisse questa novità; pensi che addirittura dovetti personalmente fare un incontro con le guide per renderle partecipi del fatto che il secondo piano fosse nuovamente fruibile. Insomma, se consideriamo che gli orari d’ingresso sono dimezzati, dei numeri che mi ha letto non ci si può lamentare.

-Ma la questione degli orari da chi dipende? Dalle istituzioni centrali, da quelle cittadine, dai sindacati …. ?

R: No, dipende da uno status quo che tuttavia caratterizza un po’ tutte le istituzioni museali dell’ex Polo museale fiorentino che, per ragioni vorrei dire anche comprensibili, considerato che era un unico Polo e gestiva 28 musei, spostava programmaticamente il personale laddove si registrava più larga affluenza, quindi Uffizi e Gallerie dell’Accademia. Quando io sono arrivata al Bargello la carenza di personale era di circa il 50% ed ora credo sarebbe presuntuoso e forse utopistico pensare di rivoluzionare una situazione che è andata avanti per decenni, e del resto io credo in una politica di piccoli passi, il mio motto è festina lente, infatti posso dire che stiamo procedendo in modo soddisfacente; pensi che il museo meno conosciuto, che è Casa Martelli, nonostante anche qui con orari diciamo singolari, c’è stato un incremento di oltre il 50% di visitatori; il che conferma che il processo di valorizzazione, conoscenza, messa in sicurezza, ammodernamento nel rispetto della storia, pur lentamente dà dei buoni risultati.

-Ma lei come fa a gestire cinque realtà museali, ora divenute sei con l’acquisizione di San Procolo? Mi viene da chiederle se non pensa sarebbe opportuno concentrare attenzione e risorse sulle realtà più importanti e magari realizzare una qualche forma di partnership con privati o associazioni disponibili per le realtà meno note e meno frequentate.

R: Le posso dire intanto che Orsanmichele e Casa Martelli sono aperti già ora grazie ad un accordo con un’associazione di volontari che organizzano anche incontri e visite guidate; per queste due realtà abbiamo avuto anche un finanziamento per la messa in sicurezza che certo porterà a una migliore fruizione perché fin quando non è garantita al massimo la sicurezza, la gestione dei flussi resta complicata, soprattutto per Orsanmichele; dopo di che le posso dire che nel nostro piccolo abbiamo realizzato una raccolta di fondi che ha portato a oltre 400 mila euro e se posso fare un auspicio mi auguro con il secondo mandato di poter riuscire a superare quelle criticità che abbiamo individuato così che chi verrà dopo di me potrà trovare un museo davvero del XXI secolo.

-Un altro dato che fa riflettere è che le opere in carico al Bargello ammontano a circa 40 mila, mentre ne sono esposte appena il 5%; questo non è un problema?

R: No, non è un problema, nel senso che tutti i capolavori sono esposti e quindi fruibili; ad esempio, tutto ciò che è collegato alle Medicee è esposto, così pure per Palazzo Davanzati, tranne i lavori di tessuti che ovviamente non possono essere esposti permanentemente; se poi pensiamo ai depositi del Bargello le dico che si tratta di depositi singolari, nel senso che contengono in numero considerevolissimo monete, placchette, avori, tappeti, tessuti; sono migliaia di pezzi ed è impensabili siano esposti sempre; quello che non tutti sanno invece è che i depositi del Bargello sono attivi, che vuol dire? Che sono aperti agli studiosi, a chi fa ricerca, ed è inutile tenere in mostra duemila medaglie perché al pubblico di oggi poco interessano, mentre da parte sua ad un ricercatore non interessa certo vederle dentro una vetrina ma fuori se deve studiarle. Per quanto riguarda i depositi voglio aggiungere che abbiamo un progetto di messa in sicurezza legato all’Art Bonus. Inoltre ho in mente di destinare un’ala di Casa Martelli a depositi a vista per mettere a vista appunto tutti i bronzetti, le medaglie, le placchette e così via, è un progetto che richiede tempo ovviamente ma che tiene conto della necessità di unire la quantità alla qualità.

-E per quanto riguarda questa recente acquisizione di San Procolo, come intende utilizzarne gli spazi?

R: Intanto mi lasci dire che sono estremamente grata al Soprintendente Pessina al quale, appena arrivata al Bargello, feci presente la questione, e lui con una rapidità impagabile ha sbrogliato la matassa ed è riuscito ad acquisire l’edificio per lo Stato. San Procolo sarà parte integrante cioè afferirà al Museo Nazionale del Bargello una volta restaurato e messo in sicurezza. Al momento devo prendere in consegna e sbrigare le pratiche burocratiche, dopo di che insieme al Soprintendente stenderemo un progetto di fattibilità coinvolgendo la Curia che naturalmente è già stata messa a parte di tutto, come pure il Comune. L’idea è di mantenere l’impianto ecclesiastico, tenendo conto che prenderemo in carica le pale che ornavano gli altari prima del crollo del tetto, e faremo indagini sulle parti rimanenti degli affreschi tardo medievali per capire se vale la pena di ripristinarli.

-Ecco, ma come pensa di utilizzare questi spazi una volta restaurati?

R: In effetti ho sempre insistito col Soprintendente Pessina affinché gli spazi di quella chiesa potessero essere destinati ad esposizioni temporanee, ed egli ha perorato questa causa presso la Direzione Generale delle Arti e Paesaggi; certo occorre che un bravo architetto ci lavori perché sarebbe essenziale avere spazi sufficienti per esposizioni a tema, per rotazione temporanee di collezioni e così via, considerando che le nostre due salette non sono proprio adeguate, senza contare le eventuali donazioni che effettivamente sono vicine, ma di cui ancora non posso dirle niente; sappiamo peraltro che questa è la tradizione del Bargello che si è formato nel corso del tempo proprio in forza a grandi donazioni, a cominciare da quelle medicee.

-Sono progetti importanti che richiedono anche un passi ministeriale; a proposito, com’è stato il suo rapporto con l’ex ministro Bonisoli? Glielo chiedo perché nella intervista che ci ha rilasciato poche settimane fa il suo collega James Bradburne, Direttore a Brera, ci confessò che se Bonisoli fosse rimasto aveva pronte le dimissioni.

R: Che dirle? Personalmente ho incontrato l’ex ministro in una sola circostanza, quando ci convocò tutti il 28 agosto 2018; ma le confesso che in questi anni di direzione al Bargello è molto cambiata la mia concezione del mio lavoro, nel senso che avendo vissuto ed operato svariati anni all’estero con una varietà di esperienze museali, ho potuto prendere coscienza del fatto che dirigere un museo statale può anche voler dire che a volte quello che è stato deciso a livello centrale possa non farmi piacere e che tuttavia rientra nei miei compiti anche cercare di ottemperarvi; ovviamente però se poi si arriva ad un livello di incompatibilità allora si potranno tirare le conseguenze. Del resto dopo i decreti di Bonisoli del 16 agosto scorso non era ancora del tutto chiaro come si dovesse procedere, tanto che ne parlammo con i miei colleghi …  E però il punto vero, la vera malattia per dir così, è legata alla Riforma della Pubblica Amministrazione che fin quando non sarà affrontata noi dirigenti avremo sempre difficoltà operative.

-Voi inoltre avete anche l’ulteriore problema di una relativa autonomia gestionale  e finanziaria.

R: Ma guardi, noi afferiamo all’amministrazione centrale e quindi è normale che come Musei autonomi si abbia un’autorità di controllo, io su questo sono d’accordo, quello che manca però è l’amministrazione delle risorse; le faccio un esempio relativo al fondo di solidarietà che certamente è giusto che ci sia perché giusto che i Musei autonomi contribuiscano a finanziare le realtà più piccole, oggi il fondo è al 20% ma potrebbe anche salire, però ha poco senso secondo me un provvedimento così generalizzato, avrebbe invece più senso determinarne le soglie sulla base degli introiti e delle spese.

-Lei personalmente ha avuto timore di non essere riconfermata alla direzione del Bargello?

R- In realtà devo dirle che semmai il timore riguardava il fatto di lasciare interrotto un lavoro che è in progressione e che richiede tempo, con tante cose in progetto da fare.

-Per affrontare un altro argomento ora le faccio un confronto e quindi le chiedo cosa ne pensa: l’acquisto di San Procolo è costato circa un milione di euro, lei sa quanto è costato agli Uffizi l’acquisto del dipinto di Johan Paul Schor, Il corteo del carro carnevalesco del principe Giovan Battista Borghese per la mascherata del giovedì grasso, 1664? Anch’esso un milione; ne parlai con alcuni direttori di musei romani, dove effettivamente il dipinto sarebbe stato forse più pertinente, secondo i quali gli Uffizi possono godere di finanziamenti dalla Associazione degli Amici degli Uffizi che loro non hanno. Che mi dice?

R: Le dico che sicuramente anche a me piacerebbe avere la possibilità di acquistare delle opere con finanziamenti esterni, però mi viene alla mente quello che mi disse a suo tempo un grande collezionista statunitense a questo riguardo ‘Lei ha ragione, ma perché io dovrei finanziare musei in un altro paese se il vostro governo non si impegna a farlo?’ E’ una considerazione che ovviamente in termini meno perentori riferii al ministro e posso dire che in fondo questo discorso in larga misura è stato recepito a livello governativo, anche perché è chiaro che se un’opera nuova si pensa che debba entrare in un museo per arricchirlo qualitativamente e culturalmente, posto che ci siano le condizioni economiche è giusto che si faccia; del resto se gli Uffizi acquisiscono opere d’arte significative –come è accaduto anche di recente- pensandoci bene queste poi non sono degli Uffizi ma dello Stato italiano; a me ad esempio che lo stato abbia deciso di salvare un monumento ed acquisirlo al patrimonio statale ad un costo veramente favorevole, come nel caso di San Procolo, fa estremamente piacere.

-C’è un dato ufficiale che dovrebbe preoccupare un po’ tutti i direttori di musei, grandi o piccoli che siano; è stato infatti calcolato che la permanenza media di un visitatore di fronte alle opere d’arte di un museo sia di 8 secondi; c’è da riflettere non crede?

R: Certo c’è da riflettere, ma non è il nostro caso.

-Avete fatto delle rilevazioni?

R: Non abbiamo fatto rilevazioni scientifiche tempo/luogo/permanenza ma sulla base delle mie continue ispezioni, se vogliamo chiamarle così, le posso dire che il personale trascorre moltissimo tempo nei musei e i visitatori sono sempre attenti e partecipi assai più di 8 secondi, anche perché riusciamo sempre a sorprenderli ed incuriosirli, quindi se non si fermano abbastanza vuol dire che non si fa il possibile; noi lavoriamo moltissimo ad esempio a migliorare la narrazione didattica per spiegare bene il nostro patrimonio, perché se i visitatori apprezzano molto tanto Michelangelo quanto Bernini, perché evidentemente li conoscono, non altrettanto capita con la Madonna della Mela di Luca della Robbia, per fare un esempio.

– Penso che lavoriate parecchio con le scuole allora, e comunque vi manca un catalogo generale.

R: Al catalogo stiamo lavorando anche con collaborazioni prestigiose, poi non dimentichiamo che al Bargello si fa ricerca storico artistica con giovani studiosi con i quali intanto abbiamo realizzato il catalogo degli avori; inoltre abbiamo collaborazioni con quattro atenei italiani per la realizzazione di un progetto di interesse nazionale per un catalogo di sculture in tutte le tecniche; quanto alle scuole ogni anno abbiamo centinaia di ragazzi di dodici licei che fungono da ‘ambasciatori dell’arte ed entrano in rapporto con il pubblico; stiamo anche pensando alla realizzazione di un database, ma non è semplice perché si tratterebbe di un database dialogante; insomma molte cose sono state fatte e molte altre sono da fare per dare una più forte visibilità al museo: è un percorso graduale che troverà la sua quadra, e quello che mi preme sottolineare è che tutto è frutto della fatica e della partecipazione di ogni dipendente.

-Prima faceva cenno a delle acquisizioni …

R: Si, abbiamo in effetti acquisito un modellario di 104 disegni rarissimi del Seicento di merletti e a dicembre si aprirà a Palazzo Davanzati una mostra dedicata a questa nuova acquisizione che ritengo una vera preziosa rarità; certo, lo so, lei mi chiederà ma quanti visitatori saranno appassionati a visitare una sala di merletti? Eppure non si tratta solo di questo, perché nelle nostre intenzioni sarà l’occasione per far capire il valore di una collezione, per approfondire il discorso sull’importanza della moda in una data società e più in generale –un tema che a Firenze non è secondario- per spiegare l’impatto economico e sociale che poteva avere, insomma si potrà entrare in campi di ricerca e di valutazione più ampi e più importanti; abbiamo fatto un consistente sforzo economico a questo riguardo concentrandosi su Palazzo Davanzati, certamente sarebbe stato più semplice concentrare gli sforzi sui due musei più grandi, mentre nostra intenzione è far crescere e valorizzare tutte e cinque le realtà museali.

-Un’altra questione che mi preme porle è relativa ai prestiti di opere d’arte; lei è d’accordo?

R: Credo che la questione non vada posta in questi termini, cioè con un si o con un no, credo che ogni iniziativa espositiva dev’essere valutata dal punto di vista scientifico e didattico perché tutti noi che dirigiamo realtà così ricche di capolavori straordinari siamo senza dubbio consapevoli che debbano essere rispettati molti fattori prima di far uscire un’opera dalle mura del proprio museo e mi riferisco in particolare oltre che alla scientificità di un evento, come ho già detto, alla validità culturale, alla qualità della iniziativa, alla sicurezza, alla certezza realizzativa, al luogo a cui si dovrebbe prestare; cosa voglio dire? Che sono vari i parametri da tener presenti, considerando comunque che d’altra parte la diplomazia dei prestiti, se possiamo dire così, è importante per i rapporti che si creano tra le differenti realtà museali, e che si consolidano anche tra le varie istituzioni e che certamente vanno coltivati. Personalmente se è questo che vuole sapere non sono d’accordo ad una politica di prestiti tout court e in ogni caso le opere che sono state prestate e che rientrano in sede è mia idea che non possano più spostarsi almeno per altri anni. Ad esempio, la grande mostra su Verrocchio tenutasi con grande successo di recente a Palazzo Strozzi e che ora è a Washington sia pure in formato più ridotto, contiene delle nostre opere che tornate dagli Stati uniti non si muoveranno dal Bargello almeno per altri cinque anni, sempre che ci sia un’altra retrospettiva della stessa validità scientifica di quella di Palazzo Strozzi; questa è la mia prassi, o quanto meno questo deve fare a mio parere un direttore di museo e un comitato scientifico, cioè valutare caso per caso e poi decidere.

-Non ci sono al Bargello delle opere che lei non presterebbe proprio a nessun costo.

R: Si, almeno una non la lascerei uscire in nessun modo, ossia il David di Donatello, che, almeno fin quando sarò io la direttrice, non uscirà da qui.

-E se per caso glielo chiedesse il ministro magari per una esposizione in Giappone?

R: Per adesso non ce lo ha richiesto nessuno, né credo che ce lo chiederanno mai

-Per finire dott.sa D’Agostino le faccio una domanda di carattere personale: sono passati i quattro anni del suo primo incarico ad un museo così prestigioso come il Museo Nazionale del Bargello, se potesse indicare un evento, un fatto che le ha dato maggiore soddisfazione in questo torno di anni, quale indicherebbe; e al contrario, quale è stato l’ostacolo più grosso che si è trovata davanti ?

R: Posso indicare due grandi soddisfazioni personali, in primo luogo la riapertura del secondo piano del Bargello finalmente tornato fruibile, e poi Orsanmichele che ora è più aperto e più fruibile; le confesso che quando abbiamo scoperto il nuovo accesso che ora rende visibile anche la parte posteriore mi sono commossa, quell’8 dicembre del 2018 non lo dimenticherò; ho pensato, ecco se ora tutto finisse qui, va bene così.

-E invece quale ostacolo ha dovuto o deve ancora superare?

R: Ce ne sono ancora diversi come abbiamo detto nel corso dell’intervista, però quello che è più forte riguarda l’accessibilità dei cinque musei, ma sono consapevole che gran parte della risoluzione dipende da Roma, da lì deve arrivare una risposta strutturale. Per adesso mi comporto come mi aveva consigliato un collega statunitense, cioè da maratoneta, non pensando di poter risolvere tutto in poco tempo, ma avanzando poco per volta fino ad arrivare alla meta, proprio come un maratoneta!