Quando l’amministrazione della giustizia diventa arroganza giudiziaria (2’ parte)

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Ormai 9 anni fa, esplodeva un caso destinato a fare rumore e che a distanza di tanto tempo sembra non trovi una soluzione definitiva: Eutelia

Nel 2012, alcuni dipendenti della sede aretina, evidentemente esperti nel loro settore di competenza, redigono un lungo dossier e pubblicano in veste anonima una lunga serie di documenti illecitamente sottratti ai sistemi informatici dei principali attori di quegli eventi.

Il dossier giunge nelle redazioni di tutti i giornali all’inizio del 2013, ma solo il 21 marzo dello stesso anno, un quotidiano locale decide di rendere nota la circostanza e i contenuti principali.

Francamente credo di essere stato tra i pochi ad averlo letto integralmente quel pamphlet, dato che era veramente sconfinato. Tuttavia c’erano stati dei precedenti che mi avevano allarmato.

Credo di essere stato l’unico giornalista aretino ad essermi recato a Roma a parlare con coloro che avevano assistito al celebrato blitz di Samuele Landi, aver ascoltato le loro storie, trascorrendo quasi una giornata ad approfondire. Ma credo di essere anche stato tra i pochi ad essere stato presente ed aver ascoltato interamente la prima conferenza stampa pubblica del nuovo amministratore delegato della nuova Clouditalia, Mark De Simone, a settembre del 2012

E’ difficile parlarne oggi a tanti anni di distanza. Le considerazioni di allora si annacquano nella memoria. Per quelle considerazioni sono stato processato 4 volte (sempre assolto) ma a gennaio mi aspetta la Cassazione.

Mi si dice oggi che soltanto affermare che Eutelia non era in perdita è di per sé diffamatorio dell’operato delle istituzioni. Ma questa dichiarazione è stata fatta alla stampa dall’amministratore delegato Mark De Simone, durante la conferenza stampa citata. Anche ammettendo che fossi stato io ad aver inteso male le sue parole, oppure che la mia memoria stia vacillando, vale la pena rammentare che questo è l’oggetto della denuncia presentata alla procure delle corti di appello di Firenze e Genova e al CSM dall’avvocato Di Segni, soprattutto a fronte delle risultanze successive e dal fatto che molti, tra gli attori principali (compresi i magistrati) di quegli eventi, sono finiti a loro volta coinvolti in vicende giudiziarie o disciplinari collegate e di rilevanza mediatica.

E’ in ogni caso evidente che ci si riferiva agli utili della gestione “industriale” in senso stretto, senza riferimento a operazioni discutibili o in frode al fisco, realizzate dal vecchio CDA poi sottoposto a processo e che evidentemente avevano causato perdite artificiose ed estranee alla stretta gestione di Eutelia. Se solo per disgrazia questa tesi fosse accolta, salterebbe per aria l’intero impianto accusatorio. Ce ne ha data lo stesso avv. Di Segni comunicazione in una conferenza stampa in una piazza del centro, dopo che alcuni alberghi aretini gli avevano prima offerto e poi negato una sala. Se mi è permesso manifestare un sentimento: una vicenda che mi ha fatto vergognare della mia città.

Spero che in queste riflessioni non vi sia il reato di lesa maestà, ma ormai sono talmente abituato ad essere aggredito giudizialmente, che non ho nemmeno troppa paura. Casomai ho paura nei confronti della mia coscienza. Di uomo prima ancora che di giornalista.

Ecco il resoconto puntuale all’epoca dei fatti, da parte degli investigatori, di cui per fortuna o per disgrazia – è naturalmente questione di punti vista – sono entrato in possesso solo di recente

Colpisce, alla luce della storia successiva, che a quasi 10 anni dall’inizio di quei fatti, il commissariamento non sia ancora concluso e che proprio in questi giorni si stia decretando la probabile fine di quella attività.

Eppure ben diverso è il senso dell’ art. 27 della legge 266/97 che istituendo la nuova figura commissariale, individua due tipi di programmi sulla cui base tentare il recupero della produttività dell’azienda in crisi:

  • un programma di cessione dei complessi aziendali, da realizzare a seguito della prosecuzione dell’esercizio dell’impresa per un periodo non superiore ad un anno in cui è possibile il soddisfacimento non integrale dei creditori;
  • un programma di ristrutturazione, sulla base di un’attività di risanamento di durata non superiore a due anni, in cui diversamente è previsto il soddisfacimento integrale dei creditori dell’impresa .

Da un punto di vista giornalistico, la gestione del problema Eutelia (attraverso gli scarsi mezzi di informazione disponibili) è la rappresentazione di un fiasco: nessun debitore è ancora stato soddisfatto mentre l’attività pare destinata a lasciare la città, ormai spolpata dagli asset fondamentali. Mentre 70 milioni di euro di attivo fallimentare – ci raccontano gli esposti presentati – giacciono da anni e anni, in attesa di miglior destinazione.

Ci ho pensato e ripensato così tante volte, che a volte mi pare di aver sognato. Purtroppo nulla di quanto potei ascoltare è stato registrato, se non nella mia testa. Eppure, a distanza di tanti anni, piu’ forte di allora, molto piu’ forte di allora, è la visione di una mina piazzata alle fondamenta del castello accusatorio che rischia di detonare, una mina in grado di far cadere l’intero castello e quel che è peggio, dalle conseguenze civili devastanti.

A volte penso che anche la magistratura, che è tutto sommato conservativa, sarà costretta a tenere ben conto delle conseguenze.  La convinzione che si è sviluppata in me in quegli anni, è andata via via prendendo così sempre piu’ corpo.

Dopo passaggi di mano a misteriosi proprietari del principale ramo di azienda, compreso i 17mila chilometri di fibra ottica (nessuno ha mai saputo chi fossero realmente, essendo schermati da un fondo lussemburghese) la ex Eutelia è stata infine riceduta (per un altrettanto sconosciuto importo) alla società multinazionale IRIDEOS con presumibili e immaginabili contraccolpi occupazionali avendo immediatamente dichiarato, legittimamente, di non avere alcun interesse nella città di Arezzo.

I sindacati hanno chiesto garanzie in tema di occupazione  ed hanno espresso “forti preoccupazioni circa la situazione del sito produttivo di Arezzo” I dipendenti, nell’ultima assemblea sindacale, hanno deciso di portare all’attenzione delle istituzioni sia territoriali che regionali il rischio di una delocalizzazione che impoverirebbe ulteriormente il territorio aretino,  riproponendo per questi lavoratori il fantasma di uno spostamento che per molti  di essi  risulterebbe penalizzante se non impossibile

Ovviamente le vicende giudiziarie che mi vedono continuo protagonista, hanno vivamente “consigliato” sia me, che i miei colleghi, di mettere la sordina giornalistica a tutta la vicenda.

Emerge invece in trasparenza dalle carte della squadra mobile, un tentativo di concussione, (certamente non da parte del procuratore) verso il latitante Samuele Landi, con cui pare comunque venissero comunque mantenuti contatti e in cui la vicenda Eutelia ritorna come in leit motiv.

Ma in cui ritornano anche rapporti trasversali, sia con i commissari che di nuovo con la Squadra Mobile.

Una vicenda che ha visto nel 2017 l’assoluzione del celebrato avvocato di Eutelia, Pier Francesco Campana, a cui è stata data tardiva ma buona risonanza mediatica. Assoluzione dovuta ad un errore di procedura.

I giornali hanno parlato di dimenticanza: non erano state allegate le intercettazioni, ovvero la prova cardine del processo. In realtà le intercettazioni nel fascicolo c’erano tutte, quello che mancava erano i verbali di deposito. Una mancanza che ha dato spunto all’ennesima eccezione cavillosa e che ha mandato all’aria il processo.

Ma colui che “doveva inserire” i verbali, non era l’usciere o qualche impiegato, il responsabile era il Procuratore Rossi, che anche davanti al GUP addirittura si era dimenticato di allegare al fascicolo TUTTI i documenti, ma era stato “salvato” dallo stesso GUP, che aveva sostenuto essere legittimo anche un deposito tardivo.

Per giustificarsi, è stato dichiarato che tutto sommato non c’era il riciclaggio ma solo autoriciclaggio all’epoca non punibile. Ma allora significa che la Procura avrebbe dovuto chiedere il non luogo a procedere anche davanti al GUP.

Una difesa di casta che è sembrata un dito dietro al quale coprirsi: “Si c’è stato un errore ma tanto si trattava di autoriciclaggio, non di riciclaggio”. A mio parere una tesi amena.

L’avvocato di Eutelia, Pier Francesco Campana, aveva ormai 87 anni e in galera non ci finiva di sicuro, ma c’era una parte civile che poteva tentare di recuperare i danni

Misteri della giustizia aretina…

Nel frattempo il sottoscritto è sotto processo per aver osato affermare che in questa storia non c’è stata abbastanza chiarezza!

Questo il capo di accusa (con accenti un po’ forzati) da cui, con una spettacolare motivazione, il Giudice Lara mi ha assolto e su cui il PM Claudiani, con un’altrettanto spettacolare memoria, redatta proprio nel bel mezzo dell’inchiesta sullo scandalo Banca Etruria di cui è titolare, ha chiesto l’annullamento dell’intero processo alla Cassazione, che esaminerà le carte il 16 gennaio.

Non conosco nessuno dei commissari di Eutelia. Nemmeno la commissaria Saitta che credo abbia guidato la carica.

Non ho avuto nemmeno la possibilità di conoscerli in aula, dato che quando salirono al banco dei testimoni non potei essere presente. Nulla di personale quindi, salvo la consapevolezza che qualcosa nel sistema funziona male.

E’ reato restare stupiti dal fatto che in Italia alcuni professionisti gestiscano in contemporanea decine di commissariamenti aziendali? Ma non si era parlato un tempo di rotazione?

E’ reato notare che in un solo giorno il Ministero dello sviluppo economico abbia affidati ben 14 commissariamenti alla medesima persona, che già gestisce decine di altri incarichi?

E’ reato scrivere che un pool di magistrati (i pm Gennaro Varone, Rosalia Affinito, Fabrizio Tucci e coordinata dal sostituto Paolo Ielo) abbiano messo sotto tiro questo sistema, in grado di generare utili per decine di milioni di euro sempre ai soliti noti?  Al netto dell’inchiesta specifica, il lavoro dei magistrati romani potrebbe infatti aprire un’enorme breccia investigativa in merito al sistema degli incarichi professionali in Italia.

Mentre venivo processato per aver indicato il professor Alessandro Musaio (quello della stima finale di Eutelia) quale amico della supercommissaria Saitta, lo stesso professore finiva alla ribalta delle cronache e nelle interrogazioni relative. Ne nasceva una inchiesta giudiziaria che destava allarme in Umbria per la fine del gruppo Novelli acquistato dai Greco al prezzo simbolico di un euro con tutti gli asset compresi, poi avviato in un balletto societario (su cui hanno fatto chiarezza i magistrati umbri) e infine portato al fallimento.

In particolare è stata la giunta comunale di Spoleto, con una nota, che rilevava come l’operazione di cessione al gruppo Greco “fu prospettata, in sede ministeriale, come la migliore scelta possibile in quel momento, così come suggerito dagli amministratori dell’epoca del Gruppo Novelli, ossia il prof Alessandro Musaio, che per tre anni ha guidato l’industria alimentare, maturando altre passività e senza far fronte agli obblighi previsti dal concordato”. (Il Messaggero)

E’ forse reato notare che i magistrati di Roma si stanno occupando delle procedure nelle quali per legge vengono nominati soggetti privati che svolgono poi funzioni pubbliche? (Amministratori straordinari delle imprese in crisi, appunto, commissari dei concordati, che a loro volta nominano stuoli di consulenti spesso strapagati). Un mondo in cui i conflitti d’interesse sono spesso all’ordine del giorno.

La procura di Roma, che ha operato decine di intercettazioni, potrebbe ora puntare a un nuovo assioma: se qualcuno ha nominato proprio consulente un professionista in una procedura di qualsiasi tipo, e il prescelto ha poi restituito il favore nominandoti consulente in un’altra, potrebbe essere contestato il reato di corruzione.

Con l’uso dei trojan (prima non si poteva usare in inchieste di questo tipo, con la nuova normativa invece sì) sarà più facile trovare le prove del do ut des. E dimostrare che la consulenza è usata come semplice merce di scambio. Di sicuro, in queste ore, sono in tanti a preoccuparsi di quanto avviene nelle stanze di piazzale Clodio e negli uffici del nucleo anti corruzione della Guardia di Finanza.

Ebbene se un giornalista non può affrontare questi temi, se non può notare e soprattutto far notare certe situazioni, se non può manifestare il proprio allarme chiedendo che si faccia chiarezza, allora possiamo fare coriandoli della costituzione piu’ bella del mondo.

Mi sia concessa l’ultima domanda.

All’inizio del mio processo di primo grado, quando i principi del foro convocati ad Arezzo per ottenere la mia condanna, depositarono le parcelle nelle mani del giudice, il mio caro avv. Nucci dandomi di gomito ridendo mi disse: “Se si perde ti conviene scappare in Brasile”.

Visto che sono stato assolto, è reato chiedere e chiedersi chi ha pagato quelle parcelle?