Grazie per l’emozione. Me l’hanno trasmessa i relatori al convegno sulla accessibilità museale.

2
La giornata non era partita bene, per arrivare alla sala dove si teneva il convegno almeno 3 vaffa li ho tirati: a quelli che fanno i lavori sui marciapiedi e “preparano” un corridoio pedonale che per la loro mente bacata va bene per tutti; al Comune di Arezzo per l’insufficiente opera di abbattimento delle barriere architettoniche; alle radici degli alberi che fanno il loro sporco mestiere.
Quelli dei lavori hanno capito che avevano “toppato”, gli alberi non mi hanno degnato di uno sguardo; parlando di Comune, due pezzi grossi erano iscritti a parlare al convegno, non avevo proprio voglia di sentire persone che si sarebbero autocelebrate mentre nella realtà hanno dimostrato totale indifferenza verso le disabilità, quindi sono arrivato tardi apposta.
Ma qui finiscono gli aspetti negativi, mi sono rifatto -non come disabile, come essere umano- ascoltando i mondi dell’arte e del sociale sulla attenzione ai musei e alla loro accessibilità, evento organizzato da Koinè al museo archeologico di Arezzo.
Riassumo l’intervento di 2 relatori confidando che gli altri, bravissimi, mi perdonino. Pamela Lawton (Artist/Fulbright Scholar/ Art Professor and Museum Educator at Manatthanville College and Metropolitan Museum – New York) con “Multy sensory engagement with sculpture”: ricevere borsa di studio Fulbright dovrebbe dare idea della meritoria attività che Pamela svolge nei musei o loro laboratori (ambito internazionale, dagli Stati Uniti alla Grecia all’Italia o meglio Toscana).
Persone con problemi visivi fino alla cecità vengono messi nella condizione di avere accurata descrizione delle opere pittoriche e sono affiancati nella realizzazione di quadri prendendo spunto dalla esperienza che hanno potuto fare attraverso le parole di qualcun altro.
La comprensione attraverso il tatto di sculture quale trampolino verso l’espressione personale dei contenuti percepiti. Ornella Dossi (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) con “Il museo e i suoi pubblici.
Progetti di accessibilità e inclusione” mi ha fatto quasi piangere quando ha portato un breve commento dei ragazzi con varie disabilità che avevano fatto da guida a persone “normali” rispetto a opere contenute al mart. Tralascio il resto delle attività, anche qui spesso legate al mondo delle disabilità sensoriali, anche coadiuvata dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona specializzato in copie da mettere a disposizione: questo cappero di Nazione ha delle eccellenze e delle persone eccezionali, purtroppo l’orrore della quotidianità ce le fa perdere, sbiadire in secondo piano. Io non posso sapere, ma solo immaginare, quale tipo di esclusione soffra una persona con deprivazione sensoriale quando non può godere della bellezza e del significato di un opera artistica.
Ed all’essere impedito dal esprimere i propri contenuti artistici.
Brave Pamela e Ornella, voi ed altri glielo consentite. Mi è molto più facile percepire la gioia che emana dalle parole di quei ragazzi con disabilità anche intellettive che vengono portati sino a essere guide dentro il museo di Rovereto. Perché la eliminazione delle barriere architettoniche nei musei aretini dovrebbe essere priorità già risolta, anche se così non è trattandosi di edifici storici ove magari i vincoli della soprintendenza sono asfissianti e incompatibili con le risorse finanziarie. Ma confido che la strutturazione di attività simili a quelle che sono state illustrate al convegno avvenga in tempi rapidissimi nelle nostre realtà per permettere ad una platea certo ridotta numericamente, ma umanamente molto significativa di uscire dal buio che li esclude ed entrare -attraverso i musei, l’arte, l’impegno di persone specificatamente formate- nel mondo della luce, anche metaforica.