Con una requisitoria di 30 pagine, scritta da Davigo, il CSM si appresta a valutare la conferma del Procuratore Rossi

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Le parole di Pier Camillo Davigo (pag.140 dell’ODG del CSM del 23 ottobre 2019) con cui si chiede la non conferma del dott. Rossi nelle funzioni di Procuratore della Repubblica di Arezzo

“Compromissione del requisito dell’ “indipendenza da impropri condizionamenti” – quantomeno sotto il profilo dell’immagine (che si riverbera sotto il profilo dell’autorevolezza culturale) – in relazione alla prosecuzione dell’incarico extragiudiziario presso il D.A.G.L. dopo l’apertura dell’indagine relativa ai profili penali del dissesto di BPEL del cui Consiglio di amministrazione faceva parte – a decorrere dal 4 maggio 2014 – il Dott. Pier Luigi Boschi, padre dell’allora On. Maria Elena Boschi, Ministro nel Governo Renzi e, in particolare, dopo la trasmissione alla Procura della Repubblica di Arezzo della relazione ispettiva della Banca d’Italia del 27 febbraio 2015”.

Secondo detta proposta, assumerebbero decisivo rilievo, nel senso della non conferma:

  • la scelta del dott. Rossi “di mantenere l’incarico extragiudiziario pur in presenza di un significativo mutamento del contesto ambientale, procedimentale e processuale, che avrebbe imposto ben altra valutazione e scelta”;
  • la condotta “poco trasparente posta in essere dal dott. Rossi, che medio tempore era divenuto titolare di un ufficio direttivo, in occasione del rinnovo/conferma del predetto incarico”.

Si sostiene in particolare che la scelta del dott. Rossi di mantenere l’incarico di consulenza in una struttura a supporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in epoca in cui egli era titolare di politico, rivesta il carattere dell’inopportunità.

Detta inopportunità, si tradurrebbe nel venir meno del profilo dell’ “indipendenza da impropri condizionamenti”, richiesta dall’art. 72 TU sulla dirigenza giudiziaria quale requisito necessario ai fini della conferma nell’incarico direttivo.

Secondo la proposta citata, “Ragioni di opportunità istituzionale, oltre che di prudenza a tutela del prestigio, dell’onore e dell’immagine del Magistrato e dell’Ordine giudiziario, avrebbero imposto di valutare adeguatamente la scelta di mantenere l’incarico presso il D.A.G.L.”.

Analogamente inopportuna sarebbe stata la scelta del mantenimento dell’auto-assegnazione delle indagini penali che avrebbero potuto riguardare il padre di un membro del Governo in carica, dal cui Presidente del Consiglio aveva ricevuto la conferma nella prosecuzione dell’incarico di consulenza presso il D.A.G.L.

La condotta del dott. Rossi non sarebbe stata dunque “completamente rispettosa dei principi d’imparzialità dei pubblici ufficiali ex art. 97 Cost. e di indipendenza della magistratura ex art. 104 Cost.” avendo il magistrato il dovere di essere -“e, prima ancora, di fare tutto il necessario per apparire” – imparziale.

La ponderazione degli interessi in gioco avrebbe, pertanto, dovuto condurre il Dott. Rossi, senza alcuna diversa possibilità, a rinunciare all’incarico in modo da evitare di porre in dubbio l’imparzialità dell’azione giudiziaria o, quantomeno, esporre al CSM la situazione nel modo più accurato possibile, al fine di consentire le indispensabili valutazioni di opportunità. Sempre nella direzione della non conferma nell’incarico direttivo, assumerebbe, inoltre, rilievo il comportamento poco trasparente tenuto dal Magistrato al momento del rinnovo e/o conferma dell’incarico, avendo egli dichiarato la ‘non incidenza’ dell’incarico sui procedimenti in trattazione” (dichiarazione del 29.7.2013) ed avendo omesso successivamente di riferire al Consiglio circa l’iscrizione di un primo procedimento penale relativo ai fatti riguardanti il dissesto di BPEL.

Pier Camillo Davigo: da Mani Pulite al CSM

Pier Camillo Davigo è una delle toghe simbolo della stagione di Mani Pulite e della lotta alla corruzione. E’ considerato un duro, poco amato persino dai suoi compagni di corrente. Il suo obbiettivo parrebbe essere riportare in alto, piu’ in alto possibile, il prestigio della magistratura.

Ama ripetere spesso che non basta che un magistrato sia onesto, deve anche sembrarlo. Un ritorno dunque alla forma oltre che alla sostanza, alla ricerca di quella immagine culturale che faceva realmente apparire un magistrato uomo sopra le parti. Tutte le parti.

“Credo che nella vita di un essere umano non ci sia missione più nobile di rendere giustizia. Ma quest’anelito negli anni è stato sostituito da un pericoloso carrierismo e da una caccia alle medagliette“. Sono le sue testuali parole, nel corso del plenum straordinario del Consiglio superiore della magistratura presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella.

A luglio 2019 l’elezione al CSM

La valanga di voti che i magistrati di tutta Italia hanno riversato su Davigo, è un messaggio quasi brutale che i magistrati rivolgono al sistema di potere che li ha governati per anni, e che fino a poco tempo fa sembrava andare a tutti benissimo: promozioni garantite a tutti, nomine lottizzate una per una, la meritocrazia vista come un’insidia alla democrazia.

Davigo, presidente di sezione in Cassazione, viene eletto con il 33,51 % dei voti. Un magistrato ogni tre si è riconosciuto nei proclami di Davigo, rivolti soprattutto alla nomenklatura delle correnti storiche della magistratura.

Leader di Autonomia&Indipendenza ha quasi 68 anni ed è presidente della II sezione penale della Corte di Cassazione, dove dal 2005 è stato consigliere. Dall’aprile 2016 all’aprile 2017 è stato presidente dell’associazione nazionale magistrati e adesso è uno dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura.

Due lauree: una in Giurisprudenza, l’altra in Scienze politiche
Origini pavesi della Lomellina, Davigo ha due lauree: una in giurisprudenza che ha preso a Genova e l’altra in scienze politiche presa a Torino. Entrato in magistratura nel 1976, è stato giudice istruttore a Vigevano prima di arrivare a Milano dove dal 1982 si è occupato di criminalità organizzata. Arriva poi la stagione di Mani Pulite, le inchieste su appalti, politica e corruzione che scardinano la Prima Repubblica.

Mani Pulite
Il nome di Piercamillo Davigo è legato a “Mani pulite”: una serie di inchieste giudiziarie partite dal Palazzo di giustizia di Milano all’inizio degli anni Novanta per svelare un sistema di corruzione e tangenti che legava il mondo della politica e quello dell’imprenditoria. Davigo, nel pool, era noto come “il dottor Sottile” per le argomentazioni raffinate che hanno accompagnato il suo lavoro svolto nel pool

Nel 2015 la presidenza di Autonomia e Indipendenza
Il 28 febbraio 2015 nasce a Roma l’associazione dei magistrati “Autonomia e indipendenza” (A&I) e Piercamillo Davigo viene nominato presidente. All’associazione aderiscono in 550 tra i magistrati fuoriusciti da Magistratura Indipendente e tanti altri finora mai iscritti ad associazioni. Secondo l’atto costitutivo, gli iscritti ad A&I “si impegnano a non accettare alcuna carica politica” e questo impegno verrà mantenuto da Davigo che lo scorso ottobre ha dichiarato: “Non intendo candidarmi né assumere incarichi di governo, i magistrati non sono capaci di fare politica tantomeno lo sarei io”.

Ad aprile 2016 la nomina a presidente di Anm
Il 9 aprile 2016 l’Associazione Nazionale Magistrati sceglie per acclamazione come proprio presidente Pier Camillo Davigo. Una scelta “dettata dalla volontà di presentarsi alla politica come un interlocutore forte ed autorevole” dissero i membri dell’associazione; spinta anche dal desiderio di “pretendere dal Governo il rispetto della propria dignità”. La sua presidenza dura poco più di un anno. A luglio 2017 Davigo lascia la presidenza. Troppe – secondo l’ex pm di Mani Pulite – le divergenze sull’atteggiamento nei confronti del Csm e nel rispondere alle critiche che arrivano a Palazzo dei Marescialli dalla base della magistratura.

Nel 2016 la nomina a presidente di sezione in Cassazione
Il 30 maggio 2016 il plenum del Csm lo nomina presidente di sezione in Cassazione, preferendolo con 18 voti al concorrente Antonio Prestipino, come lui consigliere presso la Suprema Corte, che si ferma a quattro preferenze. Per una coincidenza l’avanzamento avviene nella stessa giornata in cui il Csm ha nominato procuratore di Milano Francesco Greco, che come Davigo è stato uno dei magistrati simbolo di Mani Pulite.