“L’artigiano aretino da sempre primo protagonista della green economy”

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Secondo Confartigianato Arezzo l’economia “verde” non è più solo una filosofia di vita ma anche e soprattutto un modello produttivo

Vannetti: filiera corta, materiali naturali,
abitudine a risparmio e riutilizzo, siamo precursori
nella tutela del nostro territorio
  
“Filiera corta, materiali per la gran parte naturali, abitudine al risparmio e al riutilizzo. L’artigiano è da sempre il primo protagonista della green economy. Lo è per natura e quindi il percorso di cambiamento green per gli artigiani parte da radici perfettamente integrate sul terreno delle nuove sfide ambientali”. Sono parole del presidente di Confartigianato Arezzo, Ferrer Vannetti, di fronte alle frequenti sollecitazioni in ambito di difesa ambientale che arrivano agli imprenditori.
La green economy, infatti, non è oggi un’utopia ma di una concreta realtà, più che mai d’attualità, e non solo sull’onda mediatica dei movimenti giovanili ambientalisti, che si oppongono all’abitudine al consumo “usa e getta”.
Secondo Vannetti “il green sta divenendo sempre più, infatti, non solo una filosofia di vita ma anche e soprattutto un modello produttivo a cui le imprese devono tendere, e una sfida che noi artigiani affrontiamo a testa alta: noi siamo già green”.
Energia pulita, tutela ed efficientamento energetico servono a mettere in circolo la competitività d’impresa artigiana, “e nostro scopo a questo punto – insiste Vannetti – è quello di promuovere gli investimenti per l’efficienza energetica, mettendo sempre più in dialogo le imprese e le associazioni di rappresentanza con gli esponenti della politica e delle istituzioni. L’obiettivo è di fornire uno stimolo concreto per incentivare ulteriormente settori come quello  della ristrutturazione green degli edifici pubblici con una serie di materiali derivanti da materie prime riciclate, materiali naturali e rinnovabili che trovano poi applicazione in svariati settori della piccola e media imprese, dall’edilizia appunto, all’agroalimentare, al packaging”.
“La nostra green economy  –  approfondisce Vannetti – rende e renderà sempre più competitive le nostre imprese producendo anche posti di lavoro. Si tratta di uno sviluppo naturale, che affonda le proprie radici, di fatto secolari, in un modo di produrre che è da sempre legato alla qualità, alla bellezza e all’efficienza, spesso alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. L’artigianato è da sempre anche strumento di coesione sociale, un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Larga parte della nostra economia  dipende da questo”.
“I nostri problemi  – conclude il presidente di Confartigianato – sono anche loro grandi e antichi: una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che a volte alimenta paure. Ma noi artigiani, su questi territori in particolare, siamo in grado di mettere in campo risorse ed esperienze storiche ma proiettate verso un futuro comune e migliore”.
Una recente analisi di Confartigianato su dati ISTAT evidenzia poi come la green economy rappresenti il 2,1% dell’economia italiana complessiva: in particolare, il settore dei beni e servizi che hanno come finalità primaria la protezione dell’ambiente e la gestione delle risorse naturali ha raggiunto un valore aggiunto pari a 36 miliardi di euro nel 2017. Dal punto di vista occupazionale, l’economia ambientale usufruisce della professionalità di 386mila addetti che lavorano a tempo pieno (con un aumento pari allo 0,5% rispetto al 2016). In generale la produzione di energia rinnovabili in Italia vale un punto di Pil, un valore doppio rispetto allo 0,5% che caratterizza la media dell’Unione Europea.