I promessi sposi aretini e il “matrimonio dell’anno”.

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Anch’io mi ero chiesto se la cittadinanza meritasse qualche informazione in più, specialmente dopo la apposita conferenza stampa indetta dal sindaco per annunciare le sue nozze. Perché non è vero che ad Arezzo la gente si era “biuta el capo” circa la data del 12 ottobre quale data del matrimonio dell’anno (secondo qualcuno, offendendo tutti gli altri matrimoni in programma).

Basta pensarci ed il 12 ottobre, giorno in cui si celebra la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, non era data casuale, insomma proprio quando l’Italia incontra l’America.

Che poi la scelta di ottobre potesse incontrare qualche difficoltà fra gli amici della sposa era facile immaginarlo, è periodo di festività ebraiche: ma avremmo avuto il matrimonio dell’anno 2019 in ottobre.

Secondo quanto annunciato nella conferenza stampa invece il matrimonio dell’anno 2020 sarà a marzo: dovete farvene una ragione. Ma ovviamente a me come a gran parte della cittadinanza di Arezzo, non è che lo spostamento della data di nozze di una coppia che giustamente manco ci ha invitato (salvo immaginare che per andare in Duomo bisogna essere invitati o che la eventuale presenza in una chiesa dove si celebri un matrimonio significhi automaticamente essere invitati) al rinfresco ci faccia sussultare sulla sedia. Auguri, punto e basta.

Certo che se si indice simile conferenza stampa, qualche ricaduta ci si deve attendere. Non tutte positive. Che coinvolgono anche chi non conosceva Arezzo ai tempi delle scorse elezioni amministrative. Col rischio di passare dall’indifferente all’antipatico, e non a causa dell’interessato.

Brunacci lo ha sottolineato, giustamente parlando di Coingas (i tempi dell’inchiesta non guardano ai matrimoni), rimarcando il rapporto davvero speciale che unisce il sindaco al vescovo (e mi raccomando, non pensate all’immobile dove Ghinelli vuole mettere il comando della polizia locale, quell’ex asilo proprietà della curia).

Il mio pezzo sarebbe stato più orientato a rimarcare la sudditanza di taluni pennivendoli, quelli che durante le interviste chiamano per nome la futura moglie del sindaco, quelli che la identificano con il pronome “miss”.

Scommetto che quelli sono invitati al matrimonio.

Confondendo privato e pubblico, professionale e conviviale, si sono già sperticati in elogi fuori luogo durante il contestato “raro festival”. Ma non è una novità, soltanto un ripetuto dispiacere. Proprio le “penne” giuste per la città di Arezzo.

Ora mi aspetto speciali televisivi sulle bomboniere, sull’abito, sulle locations. Con focus specifico sul calendario delle prossime elezioni (amministrative ad Arezzo e regionali).