Leggo e mi prende il magone, forte.

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La coltivazione di marijuana alla Ripa di Olmo.

Paolo ha già parlato di aspetti sinora poco noti circa un grandioso sequestro di marijuana avvenuto qualche giorno fa alla Ripa di Olmo.

I carabinieri avevano anche arrestato chi era stato trovato ad annaffiare le piante oltre a sequestrare “complessivamente il peso delle piante verdi e delle infiorescenze in essiccazione ammonta ad oltre 20 chilogrammi“, evidenziando la presenza di “due ventilatori e un trimmer professionale, cioè un macchinario utilizzato per trinciare e sminuzzare rami, foglie e fiori, del valore di parecchie migliaia di euro” (il grassetto non è mio, era così nell’articolo di una testata aretina).

Infatti il proprietario del terreno e delle piante -che già si era esposto come il destinatario, per motivi sanitari- ha espresso più compiutamente le motivazioni e i fatti.

La prima riflessione serve solo per addolcire la pillola amara che vi somministrerò nel seguito: il proprietario del terreno dice che il peso di 20 chili sarebbe stato raggiunto mettendo in bilancia i vasi e la terra in essi contenuti; dinanzi a questa affermazione ci scappa una discreta brutta figura: chi lo ha fatto, chi lo ha scritto e chi lo ha pubblicato (20 chili di infiorescenze occupano un volume davvero notevole!).

Diviene chiaro a tutti che i comunicati emessi in tali circostanze collegano la presenza di oggetti di uso comune con qualunque crimine (in questo caso il possesso di ben 2 ventilatori): come la presenza del bilancino -strumento che è presente in tutte le cucine- viene evidenziata in ogni perquisizione casalinga quale legame indissolubile all’attività di spaccio. Dobbiamo stare attenti perché nel caso di perquisizione in casa nostra ogni presenza di forbici e coltelli ci fa automaticamente collegare a qualunque spargimento di sangue dimostrando che abbiamo strumenti atti ad offendere.

Ho letto le parole del signor Di Benedetto riportate da “La nazione”  ed ampliate nell’articolo di Paolo Casalini: il mal di stomaco è esploso.

Di Benedetto  parla della sua lotta contro il dolore derivante da una brutta patologia, dice di fare uso di Bedrocan -marijuana farmacologica. Non conosco quella malattia, ma faccio uso di quel farmaco e riconosco nelle parole del Di Benedetto aspetti che solo utilizzatori di quel farmaco conoscono.

Io sono cliente del dipartimento di “terapia del dolore” dell’ospedale di Careggi a Firenze e mi viene prescritto un decotto a base di cannabinoidi, specialità che viene prodotta in Olanda quale il Bedrocan e in Italia dal farmaceutico militare.

Alla farmacia dell’ospedale di Arezzo mi vengono consegnate cartine -in tutto simili a bustine di thè- che attraverso una lavorazione complessa permettono la preparazione di una bevanda disgustosa e non risolutiva -almeno per quanto mi riguarda- contro il dolore.

Visto che si parla comunque di stupefacenti, alla consegna viene allegato giustificativo per il trasporto (motivazione: casomai vi fermassero i carabinieri), la prescrizione ha durata trimestrale per cui ogni 3 mesi organizziamo una carovana per portarmi a Careggi per avere la prescrizione aggiornata.

Fossi residente Usl-Careggi non mi darebbero le cartine per preparare il laborioso e disgustoso decotto, bensì un olio che permetterebbe l’assunzione più sicura (il passaggio del cannabinoide dalla pianta al decotto non è scientifico, l’olio -di cui è possibile conoscere il contenuto- darebbe maggiore garanzie).

Per motivi che nessuno è riuscito a chiarirmi l’olio non è disponibile nella Usl aretina, forse la distanza fra i malati e chi decide a tavolino cosa sia possibile entro i confini della Usl è eccessiva.

Trovo molta disponibilità nei farmacisti, come l’ho trovata nella grandissima maggioranza dei personale sanitario della Usl aretina: mi pare tuttavia che la risposta “amministrativa” non sia dello stesso livello.

Tornando a Di Benedetto, la coltivazione di qualunque tipo di cannabinoide è proibita, comprese quelle specie che hanno bassissimo tenore di THC (lo sballo): sicuramente lo sa, ma anche non lo sapesse non conta.

Probabilmente a lui interessano le specie ad elevato CDB  (principio attivo contro dolore e spasticità), ma per la legge se le coltivi sei un bandito.

Sinceramente faccio fatica a comprendere l’attività di contrasto nei confronti di chi coltiva 9 (nove) piante di canapa o maria svolta dai carabinieri: ritengo ci siano attività più importanti per garantire la sicurezza dei cittadini e contro le organizzazioni criminali, che non operano nel settore della droga coltivando 9 misere piante.

E proprio non capisco come i nostri parlamentari, i nostri legislatori, insistano a punire chi coltiva per uso personale ed a maggior ragione per carattere sanitario. Come accennavo non è tipo di erba che si può andare a comprare dal pusher, non è erba da “sballo”.

Lungi da me il pensiero di auspicare che qualcuno di questi signori debba sperimentare sulla propria pelle i limiti di una legislazione e normativa sanitaria che fanno a cazzotti con il fabbisogno di chi soffre. Comprese eventuali difficoltà nella disponibilità dei farmaci.

Ma in questo ambito troppe cose non funzionano, a prescindere da quanto emergerà veramente circa questa serra e l’uso di queste piante.

ps: in questi frangenti mi vengono in mente le parole del ex sindaco di Sesto San Giovanni (Penati): costretto alla sedia a rotelle ha compreso, dichiarandolo, che da sindaco non ha fatto abbastanza nella lotta alle barriere architettoniche. È morto qualche giorno fa e quindi non posso esprimergli la rabbia che le sue parole mi suscitano. Ma purtroppo sembra proprio che l’importanza di taluni aspetti venga compresa solo quando uno  (o suo caro) si trovi in certi drammatiche situazioni (sia sedia a rotelle piuttosto che dolore neuropatico o oncologico). Il danno oltre la beffa.