I presunti poteri del consiglio comunale.

0

Proseguo colle perplessità.

In precedenza avevo segnalato come il consiglio comunale sia chiamato a fornire rendicontazioni e come queste previsioni non vengano rispettate.

Gli obblighi di trasparenza in capo al consiglio comunale prevedono quanto riporto, ex art. 30: gli obblighi di cui al comma 1, si estendono anche agli enti di diritto pubblico comunque denominati, istituiti, vigilati, finanziati dall’amministrazione comunale che conferisce l’incarico ovvero i cui amministratori siano da questa nominati, nonché agli enti di diritto privato in controllo della pubblica amministrazione (comunque denominati, incluse le fondazioni), cui partecipa, a qualsivoglia titolo il Comune di Arezzo, nonché alle società partecipate, ancorché in via minoritaria dal Comune di Arezzo, in base a quanto stabilito sia dall’art. 11 del D. Lgs. 33/2013 e s.m.i., sia dagli specifici atti di interpretazione e regolamentazione emanati dalla competente autorità nazionale.

Mi addolora, cittadino di Arezzo, come la amministrazione Ghinelli nel dare vita a fondazioni cultura+turismo le ha sottratte totalmente al consiglio, organo di indirizzo generale e di controllo politico-amministrativo dell’attività comunale. Nel mio piccolo,quella specifica “enti di diritto privato in controllo della pubblica amministrazione (comunque denominati, incluse le fondazioni) ancorché in via minoritaria” semba indicare proprio quelle. Basta vedere come è sguarnita la sezione trasparenza nel sito della fondazione Guido d’Arezzo, la cosiddetta fondazione cultura che nell’anno 2019 è stata finanziata con circa 1.000.000€ comunali. Questa è la dicitura con cui la fondazione Guido di Arezzo evita di fornire informazioni su come utilizza i nostri soldi: la compilazione di questa sotto-sezione non rientra nell’ambito soggettivo di applicazione per gli enti di diritto privato a partecipazione pubblica non di controllo. Neanche fossero cose segrete, a meno che non si voglia che restino segrete; perché la trasparenza non può nascondersi dietro interpretazioni di codicilli che vanno contro l’anima stessa dell’istituzione di quella sezione pubblica destinata, via sito Web, alla amministrazione trasparente: non essendoci segreti che mettono a rischio la democrazia del nostro paese sarebbe certamente possibile, anzi risulterebbe un atto di apertura rendere noto quanto più è possibile sull’attività di chi muove denari pubblici. E cozza colle parole sentite in consiglio.

La mancanza di controllo ed indirizzo da parte del consiglio comunale sull’attività di questa fondazione è tornata a essere problema allorché 2 consiglieri comunali di maggioranza hanno preparato un atto con la richiesta di riportarle in seno al consiglio: questo atto ha molto innervosito il conducator che ne ha fatto la pregiudiziale a qualunque proseguimento della verifica di maggioranza. Non vuole che questa fondazione sia sotto al consiglio comunale. Che peraltro, seguendo lo stile delle precedenti legislature, si sarebbe limitato a votare il ripianamento del debito contratto. Rimanendo alla giunta le scelte di come spendere.

Andando a rivedere il verbale del 23 febbraio 2018 fu votata la istituzione di questo obbrobrio si può rendersi conto che:

  • il sindaco Ghinelli aveva detto quindi valgono per la Fondazione gli stessi criteri di trasparenza e anticorruzione che valgono per il Comune di Arezzo; ma questi criteri non si vedono espressi, accadrà mai?
  • il nostro (ohimè) priceps disse: le due più ricorrenti ma anche più importanti declinazioni possibili dell’afflato culturale aretino sono Arezzo città dell’oro e Arezzo città della musica; allibito, chiedo chi egli frequenti e cosa c’azzecchi l’oro quando vengono ignorati Piero, Vasari, Petrarca e tanti altri personaggi della cultura vissuti ad Arezzo;
  • il sindaco Ghinelli aveva indicato la fondazione Torino musei come un esempio, ma nel sito piemontese si nota ben diversa predisposizione alla trasparenza; decidono infatti di fornire tutto il possibile (danno persino l’elenco consulenze!!): ad Arezzo invece pare che quella sezione sia considerata solo un fastidio (esempio, non ci dicono il tasso di assenza di personale pagato dal Comune, cioè da noi);
  • a Genova (altro esempio fatto dal sindaco) scelgono un presidente non politico, il noto comico Luca Bizzarri, ad Arezzo lo farà (si è attribuito tale carica) l’assessore alla cultura (secondo lui) e sindaco: un controllo ferreo sì, ma di un solo individuo, culturalmente orientato;
  • trovereste anche questa frase pronunciata da un consigliere durante il suo intervento: “Architetto Barbetti, la prego, rispetto per il Consiglio comunale, non si permetta di ridere, perché è una cosa indecente”; chi rideva, ne sarebbe divenuto direttore, previsti 106.460euro annui;
  • solo 2 consiglieri votarono contro: Romizi e Ricci, il Pd non partecipò al voto, la maggioranza coi suoi 18 voti si espresse a favore. Tra questi 18 voti c’erano anche quelli di coloro che adesso contestano quel regolamento: non l’avevano letto?

Ho visto quanto è duro fare il consigliere, ma occuparsi delle buche non è strafare il consigliere comunale -al più quello circoscrizionale che non esiste più- se diviene scusa per non impegnarsi sulle scelte che disegnano il futuro della nostra città.

Ogni riflessione su quel consiglio comunale spetta al cittadino, l’impegno che si pone ci rimanda al valore degli atti del consiglio comunale e di chi ci siede

È naturale che i poteri statutari del consiglio comunale devono essere esercitati con atto volontario: in questo frangente (ma ce ne sono a bizzeffe) si nota come anche l’opposizione non fa una scelta vincente, astenendosi. E come nell’ambito delle truppe cammellate della maggioranza ci siano consiglieri che di mestiere fanno gli yesmen. Alzatori di mano, neanche leggono o forse non capiscono gli atti su cui devono legiferare. Perchè c’è da domandarsi tanto, a esempio il motivo della presenza tra i soci della fondazione cultura di azienda legata a chi vende biglietti, tipo San Francesco, Uffizi e simili; o dello slittamento lavori in fortezza causa svolgimento mostre, segno di non coordinamento.

Che poi il consigliere non sia in grado di svolgere il mandato che gli elettori gli affidano con il voto perché la sua parte mette bastoni fra le ruote è segno dei tempi, fa il pari con la ricorrente richiesta del vincolo di mandato nei palazzi di Roma.

Imbarazzante.

PS: raccomando a chi ha seguito le polemiche sul rarofestival ed altro di scaldarsi per verificare le differenze fra previsionali e realtà: confronto al buio, ma certo emozionante!