Coingas: tra avvisi di garanzia e scarsa visione strategica

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L’opinione pubblica presta poca attenzione alle aziende di Servizi Pubblici Locali se non quando situazioni difficili o addirittura di crisi si ripercuotono con i loro effetti sulla politica. L’azione di nullità decisa dall’Assemblea di Coingas delle convenzioni consulenziali oggetto di indagine della Magistratura è un atto dovuto in quanto conseguenza ai fatti avvenuti (da verificare): “discontinuità”, quindi, è parola grossa. La questione politica, invece, riguarda la natura e la mission di Coingas, così come quella di tutte le partecipate.

Con la nascita di Estra, ormai un decennio fa, il ruolo della storica azienda consortile Coingas è venuto meno: quale futuro?

La pigrizia mentale si paga. Cara. Ed il cambiamento va anticipato; non seguito.

La stagnazione che caratterizza l’Italia e le opere di razionalizzazione dei consumi energetici, può indurre il calo della domanda domestica del metano (la “commodity azzurra”). Anche se i Servizi Pubblici Locali sono tipicamente anti-ciclici, la razionalizzazione dei consumi domestici, a seguito delle politiche sulle rinnovabili, comporta un calo dei consumi di metano a livello domestico. L’elettrificazione e l’uso diffuso, per es., del pellet e della pompa di calore nei consumi domestici, infatti, rema contro l’utilizzo del metano. In più, il ritardo accumulato per le aste per la concessione delle reti di distribuzione è notevole: indipendentemente poi da come finirà, è però chiaro che gli oneri di concessione (da versare ai comuni, proprietari delle reti) avranno un consistente aumento e dunque la società dovrà sborsare ex-ante un maggior onere rispetto ad oggi che distribuisce solo dividendi (ex-post).

Vi è anche una significativa differenza fra presente e “storia recente” in cui la Coingas ha invece espresso eccellenze di governance. L’azienda è stata anche scuola di formazione delle competenze; abbiamo avuto tanti esempi di vera eccellenza manageriale ed amministrativa.

Siccome giustamente anche le aziende di SPL devono essere misurate sui risultati, non si può scegliere persone ai vertici solo per la fedeltà politica. Il rappresentante politico che fa i suoi interessi (e quelli di chi l’ha imposto) non fa gli interessi di tutti. Mentre li fa il manager professionista che fa gli interessi degli azionisti. Una differenza troppo spesso dimenticata. Questo è il motivo fondamentale perché queste aziende gestite “politicamente” sono spesso aziende autoritarie.

Le grandi aziende energetiche in Italia hanno ai vertici manager professionisti: questo doveva essere il percorso anche di Estra, dopo il necessario e breve periodo di assestamento a seguito della aggregazione fra Arezzo, Prato e Siena.

L’ordinamento italiano prevede e sancisce la centralità del Consiglio di Amministrazione (CdA); nonostante i reiterati tentativi di leggi e regolamenti europei e nazionali e delle Autorithy (Consob in testa) di rivitalizzare il ruolo dell’Assemblea, le assemblee sono ormai consessi sempre più marginali e irrilevanti nel governo societario. Luoghi dove si celebra una liturgia burocratica ed asfittica, alla presenza di uno sparuto gruppo di fedeli, spesso anche distratti.

Le assemblee si animano qualche volta quando i soci devono “contarsi”, per esempio in occasione del rinnovo del CdA o quando ci sono problemi non prevedibili sul Bilancio: questo però non ha niente a che vedere con il concetto di “sovranità” dell’assemblea.

Il CdA decide in totale autonomia di dotarsi di “pensatoi” e “consulenti” di ogni tipo, molto costosi per la società, che “anestetizzano” le assemblee.

Che futuro per Coingas? Una proposta.

La strada è stretta per Coingas. Per scongiurare la liquidazione, lo storico Consorzio deve riacquisire la propria anima di azienda “industriale” per non disperdere, anzi valorizzare, un patrimonio di decine di milioni di euro.

Da un lato, consolidare un proprio business industriale con la fusione per incorporazione di Aisa creando così sinergie industriali per una seria politica ambientale a tutto vantaggio del territorio aretino; e, in secondo luogo, implementare diritti e doveri di azionista di Estra.

Su quest’ultimo delicato aspetto è bene soffermarcisi. Coingas deve vigilare per garantire che non ci sia un depauperamento degli asset conferiti a Estra: l’attenzione alla rete di distribuzione del gas è la priorità assoluta per aumentare l’efficienza operativa a salvaguardia del patrimonio dei comuni. Vi è una crescente obsolescenza delle reti; queste non hanno vita eterna, le reti più vecchie hanno ormai 50 anni e vanno sostituite anche per una maggiore sicurezza; sono fermi da anni gli investimenti in nuove reti di distribuzione e di ampliamento di quelle esistenti non se ne parla… Ma soprattutto, Coingas deve esercitare un “controllo ravvicinato e stringente” e affrontare la questione della governance nel Gruppo Estra: vi è attualmente un “rapporto incestuoso” con Estra, tale che il controllato controlla il controllore. Sono sempre più necessari manager professionisti  ai livelli apicali dell’azienda: ne va della “reputazione” di Coingas ed Estra recentemente colpite.

In mancanza di un nuovo “inizio” industriale di Coingas non rimane che lo scioglimento e diluire la partecipazione in Estra del 25% nei 27 comuni-soci, i quali potranno così partecipare direttamente all’assemblea di Estra e svolgere appieno il loro ruolo di azionisti.

La strada di piccoli aggiustamenti Coingas l’ha percorsa in questi ultimi anni, con poco successo e con grande dispendio di risorse. Tant’è che dal 2014 il Comune di Capolona ha messo in vendita le proprie azioni.

Alberto Ciolfi