Bombe d’acqua e scelte urbanistiche

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“Tanto tuonò che piovve”. Così recitava un vecchio detto. E fu così che anche a Bibbiena arrivò la bomba d’acqua, come ormai si usa chiamare ogni temporale di eccezionale potenza.
E’ chiaro che le bombe d’acqua ed in genere gli eventi atmosferici non sono responsabilità dei sindaci. Non bastano ordinanze ad impedirle. Caso mai l’aumentare della loro frequenza dovrebbe farci riflettere tutti sui cambiamenti climatici e sulle loro cause, in particolare quelle dovute alle scriteriate attività umane. E magari spingerci ad impostare una gestione del territorio più adeguata a impedirne o limitarne i danni. In questi giorni sono stati i giovani in tutto il mondo a mobilitarsi per porre il problema (e magari anche i sindaci potrebbero contribuire alla sensibilizzazione di giovani e non sull’urgenza di una svolta nel settore ambientale per garantire il futuro). Ma non sembra che i più grandi stati, i maggiori inquinatori, si siano fatti influenzare da questa straordinaria mobilitazione giovanile.
Ma se le bombe d’acqua non sono colpa dei sindaci, molti loro effetti sono anche conseguenti alle scelte amministrative, in particolare nel settore urbanistico.
Tra le realtà più colpite a Bibbiena Stazione c’è la scuola materna.
Qualcuno ha ripensato alla scelta di costruire in nuovo supermercato proprio in piazza Palagi accanto a quella scuola?
Immaginiamo che si dirà che non c’entra niente. Si dimentica però che per fare quella struttura è stato eliminato il giardino che divideva la piazza dalla scuola e costituiva una protezione naturale. Aver asfaltato tutto, eliminato la zona a prato e piante, ha aggravato le conseguenze delle forti piogge lasciando la scuola indifesa, senza protezioni di fronte ad una strada ed una piazza diventate un fiume.
Una amministrazione previdente, se non può evitare le bombe d’acqua, però ne può attenuare le conseguenze con operazioni urbanistiche adeguate che evitino asfaltature generalizzate soprattutto nelle zone più a rischio. Tanto più se qui è collocata una scuola materna, che dovrebbe avere il massimo di sicurezza.
La cementificazione del territorio è una delle cause maggiori di dissesto ambientale e di danni collaterali ai cambiamenti climatici. Purtroppo ai danni fatti negli anni passati è difficile porre rimedio. C’è solo da augurarsi che anche da queste vicende gli amministratori (che sembra siano intervenuti in modo efficiente e rapido, gliene diamo atto) imparino qualcosa su come pianificare il nostro territorio, magari ascoltando qualche volta anche chi li critica, chi fa osservazioni, senza la spocchia cui abbiamo assistito negli anni scorsi quando gli interessi privati hanno prevalso su quelli pubblici
p. Movimento Arturo, Circolo Bibbiena e Poppi
Luca Tafi Giorgio Renzi