Genova non è Arezzo: due pesi e due misure

0

Mentre ad Arezzo si celebrava, con l’interessante audizione del commissario liquidatore prof. Giuseppe Santoni, un’importante udienza del processo sul fallimento di BancaEtruria, nello stesso giorno, a Genova, l’assemblea dei soci metteva – finalmente e per fortuna – sui binari giusti il salvataggio di Banca Carige; si parla qui di un intervento totale da novecento milioni di euro, con tutti i soggetti coinvolti (Stato, Banca d’Italia, sistema bancario, soci, mercato, territori) impegnati – e non da ieri – ad evitarne il fallimento.

Arezzo e Genova, due situazioni in qualche modo assimilabili, ma trattate in maniera completamente diversa. Per BancaEtruria venne usato il bastone, con conseguenze devastanti sui territori, su obbligazionisti e azionisti e sui dipendenti. Per Carige, dopo aver visto “l’effetto che fa” il bail-in in salsa aretina, sono stati usati, meritoriamente, tutti gli strumenti esistenti per evitare un altro caso Etruria/Marche/Ferrara/Chieti.

Sulle scelte politico/istituzionali, se la Banca d’Italia – che era diventata di casa in via Calamandrei ad Arezzo – sapeva tutto e di più, e se la Consob vigilava, perché si arrivò a quel finale devastante?

Toccherà attendere l’ardua sentenza dai posteri o, magari e meglio, possiamo ancora sperare in una convincente risposta da qualche istituzione nazionale contemporanea?

 

Fabio Faltoni – Fabi