L’amore mercenario, riflessioni dopo il triste episodio di Arezzo.

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Io non ho niente contro coloro che esercitano la più antica professione del mondo. Separo la questione concettuale da seri aspetti pratici, riferendomi per esempio al disagio che soffrono i loro vicini di casa o coloro che si trovano in quelle strade dove le periptetiche si concentrano. Non condivido mischiare le due cose: le giuste lamentele di chi si trova vicino ai luoghi dove si pratica questa attività non possono incidere in occasione di un assassinio; peraltro l’omicida è persona che tante casalinghe hanno conosciuto, faceva molti mercati vendendo prodotti alimentari. Persona rispettabile.
Non dico che fare la meretrice sia mestiere onorevole, tuttaltro. In quell’ambiente inoltre si annidano categorie di individui particolarmente spregevoli, magnaccia o protettori o caporali (ricordo come la legge sanzioni lo sfruttamento della prostituzione, attività per cui qualcuno lucra una percentuale sulle prestazioni) o peggio ancora quei vigliacchi che mettono le donne sulla strada con la violenza. I media sono pieni di storie circa donne fatte arrivare in Europa con il miraggio di un lavoro che si trovano poi nelle mani di criminali che gli sottraggono passaporti per costringerle a battere per ricomprare la libertà.
Questo è tema che merita approfondimento di altro spessore, soprattutto azioni di contrasto da parte delle forze dell’ordine e degli inquirenti: immaginare che la mafia nigeriana possa fare riti voodoo o minacciare le famiglie delle malcapitate è inaccettabile. Che dall’Europa dell’est possano giungere ragazze vendute dalle loro famiglie a tale scopo è impressionante. Ma pare che questo non sia l’ambiente in cui ha avuto luogo l’omicidio di Arezzo.
Sembra che la confessione resa non chiarisca tutti gli aspetti oscuri, anzi ne introduca altri; dovremo quindi aspettare la fine delle indagini rimanendo consci che la verità sarà parziale derivando da solo uno dei protagonisti. Infatti la vittima non potrà dare la sua versione, spiegando le sue parole ed i suoi atti.
Da quando io ho memoria, questo è il terzo assassinio di una prostituta nella città di Arezzo: inaccettabile. Molti anni fa la “Mariona” fu trovata sgozzata al Torrino. Arezzo rimase sgomenta. La Mariona e famiglia erano molto noti in città, molti pensarono ad una rapina, ma le indagini non portarono a niente
Poi toccò ad un altra donna, buttata nel fosso come fosse spazzatura. Adesso questa sessantenne brasiliana, in questo caso indagini hanno preso una direzione decisa.
L’ordinamento italiano -negli anni 50 con la legge Merlin- chiuse i casini, luoghi dove la prostituzione veniva esercitata in maniera legale: e in questo caso il concetto di legalità è quanto mai improprio. I casini non sono spariti, anzi negli ultimi anni la prostituzione casalinga è aumentata grazie anche ai trans, credo anche ad Arezzo si possa parlare di centinaia -se non un migliaio- di operatrici / operatori del sesso. In altri paesi si è scelta la localizzazione di simili attività in specifici quartieri a luci rosse, spesso con legittimazione fiscale. Meglio? Boh.
La puritana, ma puttaniera e bacchettona ed ipocrita nazione italiana, preferisce la politica dello struzzo, dovremmo anche chiederci chi guadagna da questa scelta.
Esistono le pendolari del sesso, che battono strade della nostra città a € 20; all’altro estremo della offerta troviamo le escort che per € 500 neanche ti guardano. Ci sono anche quelle che ti si danno per una cena al ristorante.
Informazioni non derivanti da frequentazioni, semplicemente nozioni che qualunque uomo di mondo può mettere insieme. Molti giovani fanno il “puttan-tour”, per zullo, chiedete a loro.
Sarebbe molto interessante un approfondimento sociologico di operatrici e clientela: da sempre suppliscono alle carenze relazionali, simulacri di rapporti affettivi non sono improbabili. Diversa la dinamica che coinvolge i trans, spesso i clienti vivono una apparente normalità da spendere in pubblico.
Comunque io lascio all’ambito delle libertà individuali la sfera dei rapporti sessuali fra individui volontariamente e consensualmente disposti. Tuttavia la visione di partner quale oggetto fa scivolare il rapporto verso la patologia, lo dimostrano gli innumerevoli e orribili casi di femminicidio o violenza.
Gli amici dell’autore del crimine aretino esprimono incredulità, e non faccio fatica a credere loro: credo che una persona che fa i mercati all’aperto sia persona abituata allo stress e a dover superare problemi. Cosa sia accaduto in quella camera fra quelle due persone, cosa possa abbia fatto scattare la furia omicida (pur sufficientemente lucida da non costituirsi alle forze dell’ordine) spero divenga chiaro, per i familiari e gli amici che vedono  una vita spezzata ed una vita rovinata.
Ma per favore si eviti di scrivere di case porno, per rispetto ad una donna uccisa.
Dopo si chieda, in tutti i casi opportuni, l’intervento delle autorità a tutela del buon vivere (molti lettori conoscono residenti in palazzi malfrequentati, recependo la loro rabbia per la mancanza di risposte); perchè se una/uno batte in casa senza situazioni di imbarazzo la legge non vede problemi; ma se c’è via vai da mercato (o casino, termini forse legati alla professione), spaccio o simili deve veder la propria tranquillità tutelata, senza guardare in faccia a padroni di casa disinteressati o sostenitori di certi business (ci sono, ci sono!). Ed i minori vanno tutelati coi fatti.
Verificare termini del soggiorno di simile gente (quasi tutti foresti), monitorare flussi finanziari e simili, sono modo di usare le forze dell’ordine che va incontro alla gente sana. Il passaggio di una volante aiuta, quando si spostano si continua a martellare per allontanare certi giri balordi. Sbatterli fuori dal paese dovrebbe essere un imperativo e non solo propaganda di qualche politico (non è casuale ogni riferimento a Salvini che niente ha fatto su questo).