Qualcuno sta prendendo in giro in maniera preoccupante la giostra del Saracino?

25

L’esegesi dell’uccellino.

I giorni che precedono la giostra del settembre 2019 hanno portato a dichiarazioni e silenzi che vanno ben oltre quello che io temevo con questo  .
È stata presentata la lancia d’oro realizzata su bozzetto dell’artista Paladino, senza dubbio la lancia più brutta mai vista, e ho notato imbarazzi che tuttavia meritavano una chiara espressione di dissenso.
La lancia cornuta, basta vederla, dovrebbe celebrare i 500 anni di Leonardo da Vinci, ma è venuto fuori un obbrobrio peso inguastito: dichiararsi “abbastanza soddisfatti” vuol dire -in occasioni simili- non essere soddisfatti per niente. Infatti l’unione dei pezzi in bronzo opera di Paladino con la tradizionale struttura della lancia ha prodotto un oggetto squilibrato, forse 15 chili, che non richiama la città di Arezzo. Penso anche a colui che la dovrà portare a spasso per la città, così pesante e fuori asse: auguri.
Da alcuni anni questa amministrazione fa realizzare lance d’oro su bozzetto di artisti che hanno in contemporanea una esposizione in città: in questo caso esposizione da 250.000€ Quindi una lancia da 250.000€? Comunque soldi spesi bene secondo il pensiero dell’ex archivista del museo della contrada della Chiocciola,  tale gioiello potrà essere dato in garanzia dal quartiere vincitore alla banca per chiedere un prestito, secondo quanto accade nella città del Palio.  Egli ha citato l’esegesi dell’uccellino per smorzare le perplessità negli occhi dei presenti alla cerimonia tenutasi in comune. Io citerei più semplicemente la supercazzola brematurata. Ma i quartieri tacciono? Quindi sono d’accordo oppure non sanno da che parte rifarsi?
Contemporaneamente dichiarazione del responsabile dei figuranti di un quartiere: la giostra del Saracino non può snaturarsi fino a diventare come il Palio di Siena, dove il foRcRoRe è imbrigliato. Interessante, perché il direttore della fondazione Guido d’Arezzo conta più dei quartieri che danno vita alla Giostra quindi il destino della manifestazione aretina è in mano a uno che con le nostre tradizioni non c’azzecca niente.
Altro aspetto piuttosto preoccupante: i costumi della manifestazione accusano una trentina d’anni di usura (occorre considerare l’elevato numero di uscite dei quartieri degli ultimi decenni) al punto che la giubbata d’acqua subita a giugno ha lasciato segni evidenti. Ecco la dichiarazione di un personaggio fondamentale della manifestazione che autonomamente invita la società Estra farsi carico del rifacimento. Perché Estra e non Autostrade per l’Italia?  Magari ha qualche interesse, è cosa che va di moda….
Alle brutte, un quartiere potrà chiedere un prestito in banca per rifare i suoi costumi portando in pegno la lancia d’oro.
Altra situazione ulteriormente preoccupante: il comportamento dei quartieri  (o meglio dei quartieristi) in piazza e fuori va bene così o deve cambiare radicalmente?
Non dimentichiamo la norma che prevede la separazione delle zone destinate alla competizione con corsa di cavalli alle aree destinate al figuranti: quanto accaduto a giugno con la sciagurata sfiorata invasione di lizza stava per provocare un disastro che avrebbe coinvolto cavallo, cavaliere e figuranti oltre a portare al blocco immediato della manifestazione con conseguenze legali niente male. Non condivido il parere dell’assessore alla Giostra Gamurrini che ha visto negli ultimi anni un miglioramento della qualità della manifestazione: vedo un tasso tecnico della competizione molto più elevato, ma accompagnato da un peggioramento nel comportamento dei figuranti. Non dimentichiamo che qualche anno fa un capitano di quartiere si è messo di traverso alla lizza ed ha bloccato la manifestazione per una bizza. Alcuni mesi fa un cavallo completo di cavaliere è entrato in un negozio di corso Italia a seguito delle intemperanze di quartieristi (?) in zona San Michele, urtando una bambina, danneggiando una attività commerciale: grazie alle ripetute visite alla Madonna del conforto il problema si è concluso lì. Ma non credo possa essere metodo al quale affidarsi, la Madonna del conforto ha -nella mente gli aretini- incarichi diversi, più elevati.
Poi coma etilici senza freno, nonostante le chiacchere della giunta Ghinelli. E casino sino a tardi.
Per fortuna il sindaco è tornato dalle ferie, prima di ripartire fra pochi giorni (salvo chiamate in procura): così potrà spiegarmi come la giostra della Saracino sia cultura. Non intrattenimento, bensì cultura, lo devo dedurre poiché è affidata alla stessa fondazione che ha organizzato il “raro festival” e la mostra di Paladino in fortezza. Ma la mia capacità di dedurre si ferma qui: per fortuna abbiamo un sindaco così illuminato che non avrà problemi a spiegarmi come tale “rievocazione storica” (ma che di storico evidentemente ha poco) non debba essere affidata all’assessorato alla giostra bensì a quella strana cosa che spende una montagna di soldi dei cittadini di Arezzo. Ma non andate a dirlo a quelli che hanno le cantine allagate, potrebbero incazzarsi!