Perchè io so io e voi… il marchese del grillo in salsa aretina

9

Fra qualche giorno verrà presentata la lancia d’oro per la giostra di settembre 2019. Lancia d’oro realizzata su bozzetto di Paladino, artista che ha una esposizione in corso ad Arezzo. Mostra che, in base al preventivo della fondazione Guido d’Arezzo, costa alla città circa 250.000€.

Diranno che questa esposizione ha permesso di incassare centinaia di migliaia di euro da biglietti d’ingresso: chi vuole vedere la nostra fortezza deve fare il biglietto come fosse attratto da Paladino. Anche nonni e nipoti, fosse una domenica mattina, dopo messa. Ma non lunedì, chiuso. Strano giro di soldi; chissà perché non potevano fare una esposizione il cui costo fosse assai inferiore, oppure che si usasse quella ambientazione fantastica che è la nostra fortezza senza che la città sostenesse spese così importanti. Sì, perché il bilancio della fondazione Guido d’Arezzo ha preventivo di spesa per l’anno 2019 di quasi 1.900.000€, per oltre la metà a carico del Comune di Arezzo: una milionata d’euri addossata alla cittadinanza, cifra da capogiro. Ma non si senta in colpa il quartiere che vincerà questa lancia.

Non è sua la colpa di un meccanismo che, per permettere a qualcuno di godere o auto-glorificarsi, addossa alla città costi assolutamente sproporzionati: perché per dire che sono soldi spesi bene occorre ricorrere alle parole che tale Cacciari ha speso sulla bellezza di quella fortezza che accoglie quell’esposizione; c’è qualcosa che non torna, quel Cacciari è politicamente all’altro lato rispetto alla attuale maggioranza aretina, eppure sono stati i leghisti a citarlo per appoggiare questa sottrazione di denari…. Non credo che il buon nome della città tragga beneficio da quello che i media locali riportano dal signor Cacciari, il buon nome della città verrebbe portato innanzi dai suoi cittadini se sapessero, se sentissero che l’amministrazione comunale spende bene i loro denari.

Dinanzi ai disastri sofferti da tante famiglie aretine a causa degli allagamenti di luglio, il fatto che non si sia speso per fare lavori di sicurezza idraulica, ma preferito portare ad Arezzo artisti che hanno fatto decine di mostre in Italia, piuttosto che iniziative musicali (mi scuso, culturali) destinate ad una manciata di settari estimatori, fa ribollire il sangue.

Colpa di chi fa politica anche attraverso l’organizzazione di attività “culturali” che gli piacciono o che gli faranno prestigio nel curriculum. Non si dolga il quartiere che vincerà la giostra di settembre 2019 per la carenza di dotazioni destinate alla manifestazione che vive coi quartieri: potranno guardare quella lancia d’oro e sentirsi soddisfatti, non avendo alcuna colpa.

Nè avranno alcuna colpa per la presenza di strani figuri in tribuna d’onore della giostra, gente che non porta lustro alla nostra città né alla manifestazione, magari destinatari di centinaia di migliaia di euro in consulenze su cui indaghino procura e Digos. Si è chiesto -inutilmente sinora- cosa ci facessero certi individui quali ospiti d’onore, qualcuno li avrà invitati oppure erano imbucati, befani giunti di notte colle scarpe tutte rotte.

Io non dò colpa a chi in buona fede ha votato per quello che è l’attuale sindaco di Arezzo, abbagliati dalle promesse di cambiamento che interrompesse un metodo politico di gestione del potere che non soddisfaceva circa metà della nostra cittadinanza. Ma dò la colpa a chi ha fatto uso scorretto di quei voti, trascinando la città in un disastro. Non solo idrogeologico. Anche politico e umano.

Favoritismi e interessi personali, abbiamo visto negli ultimi anni un politico darsi da fare per salvare le famiglie dei suoi oppositori? Mai. Questi, pur di ottenere il loro scopo schiacciano persino le famiglie dei loro sostenitori, allontanandosene nel bisogno: raga, quando uno deve andare in ferie, ci va. Perchè gli va, direbbe una tal politica. Poi a settembre la magistratura potrebbe intervenire circa Coingas, oppure svilupparsi la crisi con ForzaItalia oppure altre contestazioni su spese non chieste dai cittadini oppure piovere oppure prepararsi ad un matrimonio.

Troppe cose. Insomma, se qualcuno nuota nel fango, cazzi suoi e amen. Magari quelli che stanno svuotando -da oggetti ammalorati pel fango- i loro fondi provino a offrirli pel comando della municipale (va bene anche un presidio..). Ieri avevamo un comando fuori mano per alcuni, domani due sedi scomode per molti, ma distanti solo 500m fra loro. Per il resto del territorio: ridere o piangere? Ride chi incassetta (uno lo conosco). Piangano gli altri.

Come sono lontani i tempi di una classe politica che metteva l’ideale dinanzi all’interesse: il democristiano sindaco di Firenze La Pira -davanti alla ipotesi di chiusura dello stabilimento Pignone- telefonò al cattolico amico Mattei chiedendogli di intervenire nel salvataggio per evitare che le famiglie di quegli operai -comunisti che certamente non lo avevano votato- soffrissero la perdita del lavoro.

È doveroso ricordare che la visione di La Pira non si concentrava sugli aspetti economici per l’utilizzo di impresa statale per intervenire su un’azienda che aveva problemi a produrre reddito: ma apprezzo la buona fede, il buon senso, il cuore. Lontano da bassezze e porcate, benefici personali diretti o di rinterzo. Lontano dal dire, come oggi, che certi servizi sono pubblici perchè dentro c’è una azienda usata da eletti e nominati come bancomat. Saremmo già a metà strada per una onesta e sincera amministrazione pubblica.

Noi abbiamo Ghinelli e accoliti. E in questo caso senza offesa alla Maremma. A proposito, una osservazione sulla assessore senatrice: farsi fotografare sotto quello stendardo politico che scimmiotta lo stemma degli Asburgo diviene un controsenso per chi si proclama sovranista…