Il mio venerdì sera al raro (e costoso) festival.

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All’anfiteatro per la Traviata degli specchi.

In attesa di capire quanti spettatori hanno partecipato a quali manifestazioni di quale costo/ricavo pel “raro festival”, ho deciso di essere presente per la rappresentazione de La Traviata all’anfiteatro romano (a proposito, g.c. Museo Archeologico).

Specifico di non aver partecipato in supporto a Ghinelli, sindaco di Arezzo che ha fortemente voluto il raro festival: una assessore ha legato presenza alla Traviata e supporto a Ghinelli, questo non vale per me e non era neanche scritto nel biglietto. Sarei tornato a casa.

Ho partecipato perché quale cittadino di Arezzo sosterrò un costo per questa manifestazione. Quella stessa assessore ha detto che l’intero bilancio previsionale della fondazione Guido d’Arezzo è, perbacco, in pari sottintendendo come questo recasse un beneficio di qualunque genere: ci ha già pensato un suo collega di maggioranza a stigmatizzare  questa affermazione bollandola come scorretta. La assessore evidentemente ritiene che gli aretini abbiano anello al naso e sveglia al collo e quindi li si possa intortare. Ricordo infatti agli aretini che il bilancio preventivo da quasi € 1.900.000 per  manifestazioni da tenere l’anno 2019 chiude in pareggio preventivo grazie al sostanziosissimo contributo del Comune di Arezzo che andrà a coprire la differenza tra i costi sostenuti ed i ricavi ricevuti da biglietteria, sponsorizzazioni e simili.

Un bilancio che torna, quindi secondo lei non si può criticare: stica!

Peraltro quella assessore si deve mettere l’accordo con il suo sindaco: il sindaco ha come riferimento Spoleto ed il festival dei 2 mondi, la assessore punta a Salisburgo. Ama i cioccolatini di Mozart oltre alle salsicce?

Sempre per continuare a confondere, cita anche altra manifestazione che si teneva in questi giorni, l’Organ festival, quasi fosse nel cartellone del raro festival: cose da non mischiare come non si mischia una certa cosa colle 40 ore. Inserisce, fra i plus del raro, anche una particolare attenzione ai giovani avvicinati ad una tipologia artistica meno diffusa: non ricordo particolari riduzioni o agevolazioni per i giovani, solo un centinaio sono entrati gratis, ne parlo oltre (ma quanti saranno i giovani aretini? Decine di migliaia, credo: ergo, cento fanno come quella certa cosa alle vecchie).

Non paga, dice anche che fare i conti è cosa più complicata che leggere un bilancio (ad Arezzo si dice “te ce ne vole uno bravo“): i conti chiedono individuazione del riparto contabile e somme algebriche per formare il bilancio, purtroppo spesso questo è scritto per non essere intellegibile, arte in cui le amministrazioni si esaltano.

Se per conti intendeva “ricadute”, non stanno nel bilancio a meno che le compagnie artistiche non possano pagarsi in “ricadute”: ma se riusciranno a rendicontarle compiutamente e in maniera convincente, la cittadinanza le valuterà. Io per ora non ne ho vista una, polemiche escluse.

Superato l’attacco di ilarità (per non piangere) seguente a dichiarazioni quali “Guido d’Arezzo è nato ad Arezzo”, ritorno alla cronaca.

Interfacciandomi con officine della cultura, in certe occasioni è più che opportuno specificare disabilità e bisogni, abbiamo concordato la mia posizione e il 27.7 sera mi sono presentato per ritirare i biglietti e pagare: ringrazio lo staff per collaborazione e cortesia.

Anche le maschere sono state cortesi, la location presenta qualche difficoltà che è stata superata col loro aiuto. Molto pazienti, forse troppo, con chi pensava di essere alla sagra del rocchio, anche se abbigliato di fino, ignorando la distinzione fra intratteninento e cultura espressa dalla assessore.

La platea da diverse centinaia di posti era divisa in 3 settori, biglietti fra 20 e 70 euro: mi dicono ci fossero molti invitati, vedremo nei conti (oppure nel bilancio, per qualcuno non la stessa cosa). Per semplicità ho scelto l’area più vicina all’ingresso, da cui ho seguito l’intera rappresentazione che mi è risultata piacevole. Ed ha raccolto applausi da tutto il pubblico. Anche da quello che ha sopportato imperterriti fumatori di sigaro, agitatori di telefonini, spazientiti passeggiatori, ritardatari e chiaccheroni.

La caratteristica scenografica della rappresentazione non ha secondo me tratto giovamento dalla location: anche la resa audio non è paragonabile a quella di un teatro o di altri ambienti all’aperto. L’utilizzo di amplificazione elettronica sottrae emozioni derivanti dalla esecuzione live di orchestre e cantanti introducendo invece problematiche legate all’uso dei microfoni.

Bizzarro come 2 diversi spettatori (gente che a me dà paga sullo specifico) mi abbiano raccontato che questa scenografia con specchi non legasse le scarpe a quella che avevano visto allo sferisterio di Macerata e come invece in un servizio televisivo locale questa scenografia venga dichiarata quella utilizzata appunto a Macerata: chi avrà ragione, chi descrive le differenze o chi parla in virtù di orifizio sotto il naso?

Visto che lo stesso servizio tv parla della magistrale conduzione del direttore mi devo domandare se non si dovesse incensare il raro festival, oggetto di importanti polemiche dato il costo. Sì, perché è quella stessa televisione dove casualmente sono inciampato sulla speciale intervista sul canapè -anche detta intervista inginocchiata- dove il sindaco Ghinelli ha difeso il cartellone dell’iniziativa ed il costo. Per chi non l’avesse vista, il sindaco ha rivendicato di essere l’unico lungimirante in città degno a proporre Arezzo come città della musica per il centro Italia (peccato Arezzo abbia perso in verità l’unico cartellone che vantava peculiarità e tradizioni paragonabili, quel polifonico che langue esibendosi nelle stanze della fondazione e in qualche chiesa visto che fanno solo una serata al Petrarca: a proposito l’aria condizionata di cui Ghinelli ha sbraitato tanto, funziona? Domanda retorica, non c’è!).

Ho appreso e lo comunico alla cittadinanza che si fosse persa questa sviolinata che Ghinelli ha deciso di puntare su questa specifica rappresentazione dopo essere andato a Torino a vederla a spese sue (cribbio!).

E che in quella circostanza grazie ai suoi contatti è nata una conoscenza con un personaggio della scena musicale che è venuto ad Arezzo (a spese del Ghinelli, diavolo!).

E che grazie a sue conoscenze (che quella televisione ha specificato essere la futura moglie del sindaco: auguri) “loro” han comprato 100 biglietti per la replica delle “cantatrici villane” (opera che per il velenoso precedente assessore alla cultura si è persa nel tempo senza che nessuno sentisse la mancanza, salvo quella stessa televisione il cui nome compariva sul palco)  mettendoli a disposizione di giovani. Ripeto: ci diranno il costo degli iniziative singole, il numero dei fruitori con il relativo ricavo?

E -udite udite- Ghinelli ha offerto la pizza a questi giovani a spese sue (non ci posso credere!).

Cosa non si fa per amore della musica e dei potenziali elettori del prossimo turno di amministrative locali. Mentre guardavo l’intervista inginocchiata mi sono chiesto se la stavo pagando io quale cittadino di Arezzo: questa amministrazione, come le precedenti, ha in atto una convenzione annuale del costo di decine di migliaia di euro che impegna quella televisione a dare risalto alle attività della amministrazione. In occasione del concerto in Piazza Grande del leader del fu-gruppo Timoria -a cui credo abbiano assistito 200 persone- quella stessa televisione ha ritenuto significativo indicare come l’artista abbia donato il plettro con cui suonava ad un suo grande fan, fatalità membro del jet-set ghinelliano. Peccato che questo aretino soddisfatto per la scelta di quella rappresentazione non sieda in consiglio comunale: il sindaco si è rammaricato che i consiglieri che compongono la sua maggioranza, quelli che lui ha chiamato compagni (difficile trovare termine meno appropriato!) di avventura, fossero troppo distratti e non ne abbiano difeso le scelte.

Purtroppo maltempo e location hanno portato alla cancellazione della replica: i ricavi diminuiranno, i costi per la cittadinanza saliranno.  Alla faccia del pareggio.

Tanto per buttare denari che sono disperatamene necessari altrove, come si è visto.