AREZZO RARO FESTIVAL. Cultura si, cultura no… la terra dei cachi

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La mi’nonna diceva ‘ Pettina, pettina i’nnodo tu llo trovi’. Era pratese e parlava così’.
Qui pero’ non c’è’ stato molto da pettinare. Il nodo è venuto subito a galla.
Sarebbe – come dice l’assessore al ramo – che una cosa è ‘cultura’ e una cosa è ‘intrattenimento’
Per chi ha vocazione storicistica questo corrisponde più o meno ad una bestemmia.
Per l’amministrazione pubblica e la politica in genere, più che una bestialita’ è il sintomo di una mentalità propria di alcune visioni del mondo.

A) Il comunismo sovietico determinava la cultura di stato. Anche se il resto non era ‘intrattenimento’ ma ‘deviazionismo controrivoluzionario’.

B) Il comunismo nostrano, vittima dell’egemonia gramsciana, sfociato poi nel radical -chic capalbiese, divide in ‘colti’ e ‘ ignoranti’ a suo piacimento e a suo uso.
Verdi è cultura, Baglioni roba da donne di servizio.

Su questo leit motiv si sono costruite carriere, in ogni ramo dell’espressione artistica e del pensiero e dello spettacolo. Anche ai più immeritevoli, purché allineati.
Si sono alzate barriere a chi, valorosissimo, non rispondeva ai canoni della cultura ‘colta’
Si pensi alla ghettizzazione del popolarissimo Luca Medici, in arte Checco Zalone, o a suo tempo, del principe Antonio de Curtis, in arte Totò.

C) L’ idea poi che la politica debba comunque educare il popolo alla ‘vera’ cultura e che il Pubblico debba farsi carico di questa ‘ educazione’ è un patrimonio tramandato dal fascismo peggiore (Farinacci) e piu’ ridicolo (Starace) e provoco’ la nascita e le orripilanze del Minculpop (Ministero della cultura popolare).
È da questa invenzione perversa e totalitaria che sono nati ed esistono, solo in Italia, gli assessorati alla cultura (mini minculpop), dove di frequente idee balzane, pseudo intellettuali di paese, ed altri personaggi ameni hanno sperperato a loro gloria o per le utilità’ di partito somme ingenti dei cittadini. 
Ad Arezzo l’attuale assessore non è certo il primo a cimentarsi nell’ educare il popolo.

D) Poi c’è l’altro vizio: fare dell’Amministrazione non soltanto un’ educatrice, ma anche un’imprenditrice. I ‘ritorni’, gli ‘utili’ in termini di ‘immagine’ .
Sciocchezza spaventosa, che può’ transitare soltanto in un mondo dove la confusione è’ sovrana.
L’Amministrazione ‘crea le condizioni per…” I privati, fanno il resto e se ne assumono il rischio.
Questa serie -espressa in sintesi -di incultura pubblica ha generato questo dibattito locale sulla cultura.
Che è, lo dico all’assessore competente, non il dotto sapere del singolo, ma come ormai si legge ovunque, il complesso di saperi, tradizioni, abitudini, storie, credenze, linguaggi, caratteristiche che contraddistinguono una comunità, ne determinano i comportamenti e i rapporti interni ed esterni.
Niente a che vedere con la distinzione fra Verdi e Baglioni
Senza contare che Verdi ai suoi tempi era più Baglioni che altro

Maurizio Bianconi