Sgarbi inaugura la mostra intitolata “Roberto Ferri. Una cosa bella è una gioia per sempre”

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In occasione della VIII^ edizione del Premio Pio Alferano 2019, diretto da Vittorio Sgarbi, il 20 luglio al Castello dell’Abate a Castellabate (Sa), si inaugura la mostra intitolata “Roberto Ferri. Una cosa bella è una gioia per sempre”, fino al 30 settembre, a cura di Vittorio Sgarbi e Franco Senesi. Ringraziamo Vittorio Sgarbi per aver concesso la pubblicazione in anteprima del saggio scritto in questa occasione.

Ferri è un fenomeno ammirevole come e più di un pittore antico.

Ha, di colpo, superato i pittori figurativi più abili nella duplicazione della realtà. Vuole essere perfetto è lo è.

Il suo primo pensiero è stupire.

Con formidabile disciplina rimedita la grande tradizione della pittura barocca, da Caravaggio a Ribera, da Bernardino Mei a Tiepolo. In realtà, Ferri è un virtuoso che riporta nella realtà i sogni . talvolta essi sono incubi. Ma l’armonia delle forme domina i soggetti anche nelle loro torsioni più audaci, nelle mutilazioni, nei traumi.

L’occhio di Ferri registra e riproduce l’ordine delle cose in un mondo dove tutto funziona, e c’è spazio anche per il male, per la caducità, come altro elemento della bellezza. Nello splendore si legge l’ombra del declino, ma si può opporre la preziosa esplosione dell’istante di vita che sospende quell’ombra.

Ed eccoci qui davanti a quadri antichi sorprendentemente moderni; apparentemente accademici ma trasgressivi. Una sfida al  resto del mondo. La figura umana per Ferri è inevitabile ma deve essere anche trionfante, eroica, in un continuo riferimento a modelli e composizioni già pensate e da lui portate a uno stupefacente rigore.

Così egli determina un effetto borgesiano: chiede e ottiene stupore, e dipinge, oggi, quadriantichi: così noi davanti ai suoi quadri non sapremo dire in che epoca siamo. Un iperbarocco? E insieme un neoclassico e un caravaggesco. Ferri continua l’inganno, non sarà mai abbastanza contemporaneo e mai un pittore antico. Sa mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo passato facendo un patto con l’oltretempo.

Crea un legame forte tra la forma del visibile cui diamo il nome di bellezza, e quel sentimento impetuoso e vitale che è la gioia. La sua pittura non è dunque soltanto armonia, proporzione, misura, ma è soprattutto esperienza di un sentimento pieno, incontnibile, assoluto.

Dipinge come un antico soggetti moderni, ma di fronte al corpo umano ignudo, non si puà fermare, non può deformare (se non è deforme) ed è costretto ad essere un altro.

Nuovo come pittore antico; antico come pittore moderno.

Vittorio Sgarbi