La giunta Ghinelli sull’orlo di una crisi di nervi?

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Come ho avuto modo di scrivere già, non ho apprezzato la caduta di stile della M.E. Boschi, quando ha rinfacciato al sindaco la minacciata – e ovviamente mai attuata – esilarante richiesta danni che fece gran rumore un paio di anni fa.

Ho sempre pensato che certe uscite si autoliquidassero da sole, tanto grande è la loro inconsistenza giuridica. Ma tutto si sopporta in nome del dibattito politico, che ormai è considerato notevolmente al di sopra di una asticella dialettica che di norma non sarebbe accettabile tra persone civili.

Non ho nemmeno apprezzato il battibecco con la Taverna, la borgatara Vice Presidente del Senato, che le consigliava di andare a fare il saldatore. Di tutto ciò non ho volutamente fatto alcun commento. A volte certe situazioni si commentano da sole.

Polemiche inutili anche se umanamente comprensili, buone per far lavorare il giornalismo “gossipparo”. Meno comprensibili dentro una logica politica o di consenso.

Questa mattina però, è sceso in campo il mio assessore al sociale, la potente Lucia Tanti. L’impressione è quella di aver davanti un pugile che dopo tanti colpi ricevuti, comincia a menar pugni un po’ a casaccio, mescolando il falso col vero, tanto per aver qualcosa da replicare allo scandalo finanziario, che ogni giorno ci offre un nuovo indagato.

Con un post sui social ecco cosa ci spiega.

L’On. Boschi quando parla di consulenze è credibile politicamente come Dracula alla presidenza dell’Avis.

Se proprio Maria Elena Boschi vuol parlare di consulenze attenzionate dalla Procura di Arezzo, inizi con il citare quelle che sarebbero parte del filone di inchiesta che si apprende dalla stampa coinvolgerebbe Pierluigi Boschi e altre 17 persone. Consulenze forse inutili di cui può chiedere conto a papà prima che ad altri. E se poi l’On. altoatesina per miracolo, ha proprio voglia di interessarsi di Arezzo – tra gli scongiuri di tutta la città- perché non ci racconta come mai tra tanti proprio il suo babbo è finito nel cda della fu banca etruria ai tempi del Governo Renzi, di cui era ministro e come mai lo stesso Governo ha politicamente assassinato la Banca di Arezzo sopravvissuta a due guerre mondiali ma non al Governo del Pd?

Primo errore. Il padre della Boschi entrò nel CDA di B.E. ben prima della nascita del governo Renzi. Anzi, quando fu chiamato in questo ruolo, il governo del paese era ben saldo nelle mani di Silvio. Che ci si sia stato trascinato sperando di coinvolgere la figlia nel salvataggio della banca, visto che già si intuiva sarebbe salita ben presto di livello politico, è presumibilmente vero.

Secondo errore. La banca è stata “assassinata” prima di tutto da Bankitalia, all’epoca (e tutt’oggi) guidata da un governatore “ufficialmente” di Forza Italia, partito di cui la nostra assessora fa parte. Prima l’han lasciata a bagno maria per ben 3 anni (tanto trascorse dalla prima lettera), poi l’han fatta commissariare senza togliere un ragno da un buco, infine si son piegati ai desiderata della Vestager. Il governo Renzi ha accettato tutte le valutazioni di merito, di forma e di sostanza, provenienti da via Nazionale (e qui concordo, ha fatto una bella cazzata) al punto che lo stesso decreto legge approvato dal governo, in molti notarono essere stato pubblicato sul sito di Bankitalia, un’ora prima che il Consiglio dei Ministri fosse convocato. Chi lo avrà scritto?

E se vuol parlare dei sindaci perché non comincia dal sindaco del pd che pare “vendesse” bambini o, se vuole alzare il tiro, di come il suo PD sarebbe riuscito a inquinare i concorsi in sanità in Umbria?

Giusta l’osservazione sui concorsi in Umbria, ma assolutamente fuori dal vaso il riferimento al sindaco di Bibbiano. Penserei bene a certi passaggi, perché il rischio di una querela, in casi come questi è altissimo. Il sindaco di Bibbiano infatti, per immediato chiarimento da parte della stessa procura che sta eseguendo le indagini, nulla c’entra coi bambini. E’ stato tirato in ballo per abuso di ufficio, in relazione alle procedure di affitto dei locali alle associazioni che si occupavano della materia. Peraltro un reato che l’attule governo di destra vorrebbe cancellare. Riconosco che la nostra assessora non espressamente cita, nè il paese, nè il suo sindaco. Però mi pare giocare col fuoco…

Parli, parli pure On. Boschi parlamentare “fuggiasca”, ma cominci da “casa sua” perché Arezzo aspetta parole di verità da lei, e non su Coingas, che lei forse a mala pena saprà cos’è, ma sulla morte di una Banca che era la nostra, non la sua o la mia.

Che Arezzo non chieda verità su Coingas, ho qualche lecito dubbio.

Sulla morte di Banca Etruria e sugli strani rapporti con la Popolare di Vicenza che la voleva acquistare (mentre Bankitalia chiudeva entrambi gli occhi) di cui era diventato direttore locale l’ex presidente di Coingas e mentre – per pura coincidenza sono certo – erano clienti (della banca vicentina) entrambi i beneficiari delle ricche parcelle pagate da Coingas, anche io avrei molte cose che gradirei sapere.

Paolo Casalini