Il settimo indagato (e l’ottavo)

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Ci dice il Corriere di Arezzo che è stato iscritto nel registro degli indagati, anche l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason, del prestigioso studio legale di Firenze. Atto quasi scontato, anche nell’interesse stesso dell’indagato. Mentre pochi minuti fa ArezzoNotizie rilancia che anche Fransceso Macrì, presidente di Estra, sarebbe indagato. Il suo ruolo, parrebbe quello di chi teme che la mancata approvazione del bilancio, generi la messa in liqudazione di Coingas, cassaforte azionaria aretina di Estra, e a cascata di tutti gli accordi e i patti parasociali. Ancora tuttavia non è chiaro in che senso, a giudicare dai titoli di stamani, avrebbe potuto essere Estra la regista degli incarichi. Molti tasselli mancano ancora in questo puzzle.

Fu Sergio Staderini, amministratore di Coingas fino a gennaio 2019, ad affidare allo studio Olivetti Rason, le consulenze esterne per 304 mila euro al vaglio della procura della repubblica, procura che sta valutando se dietro questa operazione, non ci sia stata una indebita appropriazione di denaro pubblico.

Compensi per servizi definiti “Aria fritta”, dalla stessa contabile di Coingas.

Come se non bastasse, anche le modalità di assegnazione saltavano a piè pari tutti i criteri dell’articolo del decreto legislativo 50/2016: “L’unico strumento per potere dare corso all’acquisizione di un bene o di un servizio (o ad altro affidamento) che sia rispettoso dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, è quello di dar vita a procedure evidenziali e comparative, seppur di tipo semplificato”. Nulla di tutto questo è mai stato fatto in Coingas.

Anche la posizione del sindaco Ghinelli è al vaglio degli investigatori della procura, dal momento che dalle intercettazioni, sembrava deciso a far passare a tutti i costi il bilancio della partecipata, sul quale i revisori dei conti erano decisamente recalcitranti. Ma per il momento non sarà sentito. Stanno proseguendo a ritmo serrato le indagini della Digos ed è immaginabile che si sia deciso di attendere, per avere un quadro piu’ chiaro della situazione e dei vari passaggi di denaro.

Mentre Ghinelli da un lato esercitava pressioni su Merelli per convincere i revisori, dall’altro chiedeva all’avvocato Stefano Pasquini, un parere favorevole sui compensi erogati da Staderini: “Parcelle congrue” è stata la risposta.

Desiderava il sindaco solo che la partecipata chiudesse il bilancio, come farebbe qualunque altro amministratore pubblico in quella situazione, o era al corrente della necessità di chiudere al piu’ presto, perché sotto c’era qualcosa di piu’? A questa risposta è appeso il futuro politico (ma non solo) del primo cittadino di Arezzo.

Ma la domanda a cui nessuno per ora riesce a dare risposte convincenti è: per quale motivo si è deciso di pagare una consulenza di 304.000 euro ad uno studio legale fiorentino? E perché sindaco e assessore al bilancio, che hanno tagliato in comune ogni ramo di spesa tagliabile, non hanno trovato nulla da obiettare?

Aleggia sulla vicenda il temutissimo articolo 319 quater c.p (Induzione indebita a dare o promettere utilità)

Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualita’ o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilita’ e’ punito con la reclusione da sei anni a dieci anni e sei mesi.