La Toscana: sesta in Italia per la lotta alle ecomafie o per gravità del problema?

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Come sempre un bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto. Possiamo dire contemporaneamente che la Toscana è sesta per reati ambientali oppure che la lotta ai reati ambientali in Toscana, ha raggiunto risultati piu’ efficaci che altrove.

Quando si decide di fare statistiche basandosi sulle informazioni del sistema repressivo, ogni medaglia ha il suo rovescio. Questo perchè non possiamo partire da un dato statistico certo e reale (impossibile da determinare) sui reati reali commessi, ma solo su quelli scoperti.

Se in Africa non ci sono reati ambientali, non sapremo mai se è il sistema che non è in grado di rilevarli e perseguirli o se realmente non ci sono. Ma è facile dare la risposta! Qualcuno pensa seriamente che 30 anni fa non ci fossero reati ambientali o che fossero meno di oggi? Ma non scherziamo! Mancavano le leggi che rendessero certe brutte abitudini un reato e questo non solo perchè mancava la sensibilità al problema, ma anche perchè mancavano le capacità tecniche per reprimere questo genere di comportamenti. Se scopriamo oggi che la stessa USL usava le cave di Quarata per sotterrare i rifiuti (quando non li bruciava sul tetto dell’ospedale) la dice lunga su ciò che è stato il passato. Un tempo eravamo così! I “forestali” in particolare, ne han fatta di strada da allora.

Secondo questo metodo di elaborare i dati dunque, aumentando la lotta ai reati ambientali e intensificando l’attività delle forze dell’ordine su questo fronte, peggiorerà il livello della classifica generale. Un nonsenso statistico. A meno che non si voglia usare maldestramente questo dato per fini ideologici.

Per poter avere una classifica generale significativa sulla propensione a commettere reati ambientali, sarebbe necessaria una unica legislazione nazionale senza tenere in alcun conto delle norme regionali e la certezza della medesima operatività nel perseguirle, da Agrigento a Trieste.

Ovviamente è giusto anche il titolo dato al rapporto, che mette in evidenza l’effetto contrario:  ECOREATI, LA TOSCANA È UNA DELLE REGIONI PIÙ COLPITE. Quando siamo nel campo dell’opinabile, qualunque affermazione non smentibile può essere considerata giusta.

Secondo il rapporto Ecomafie di Legambiente, la Toscana occupa il sesto posto nazionale ma per i reati ambientali [scoperti] è la prima regione del centro-nord. I settori più interessati: cemento e rifiuti

In particolare: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, archeomafia, racket degli animali, incendi dolosi sono nel 2018 i settori più interessati dal fenomeno [della repressione] degli ecoreati. È ciò che emerge dal rapporto “Ecomafia 2019”. I numeri, i dati e le tante storie del Rapporto 2019 sono stati presentati da Legambiente.

I numeri parlano chiaro: 1.836 infrazioni accertate (corrispondenti al 6,8% sul totale dei reati accertati su scala nazionale), appena in calo rispetto all’anno scorso, quando le infrazioni [scoperte] furono 2.138 (7,1% del dato nazionale).

In linea generale, quest’anno si registra un peggioramento [o un aumento dei reati scoperti] nel settore del cemento illegale (si sale dal 6° al 5° posto) e in quello dei rifiuti, dove la Toscana rimane stabile al 4° posto nella classifica italiana ma si conferma la prima regione del Centro-Nord, riuscendo persino a scavalcare la Sicilia.

È quanto emerge in sintesi dal rapporto Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia , realizzato da Legambiente grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della giustizia, da Ispra e Sistema Nazionale di Protezione Ambientale al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni.