Le società partecipate dell’aretino: che pena! C’è grossa crisi, ma non è una sorpresa.

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Negli ultimi 4 esercizi, Arezzo fiere congressi (ossia AFC, in passato noto come Cac, Centro affari congressi) ha presentato bilanci con perdite complessive di circa 6,5 milioni di euro. Un 15% del capitale, mica bruscolini.
AFC non è una azienda con migliaia di dipendenti che svolge funzioni utili ad una universalità di stakeholders con istinto assistenziale: più semplicemente è una società a capitale principalmente pubblico (la Regione Toscana circa il 40%, la Camera di commercio circa 20%, Provincia e Comune di Arezzo 10-12% testa), che sfodera un maestoso centro espositivo tristemente deserto, vi si dovrebbero tenere manifestazioni dove  le vendite operate dagli espositori ed i ricavi generati dai visitatori dovrebbero essere tali da  risultare il “volano dell’economia provinciale aretina”.
AFC -come il suo predecessore- è invece un disastro, non da ora.
Disastro anche per le diverse visioni dei suoi soci, che non possono partecipare in aziende che stanno in perdita per più periodi contabili, dove la Regione -il socio di maggioranza- pare l’unica in condizione di continuare a buttare soldi in questo pozzo di San Patrizio. Ma prima di fare questo, ha voluto assumerne il controllo operativo, per cercare di fare ordine in una dinamica di risultati scandalosi ed iniziative assai poco decorose. L’assemblea con cui è stato presentato il bilancio dell’esercizio 2018 ha visto l’approvazione della perdita di oltre 4,5 milioni di euro: pare che un paio di milioni si riferiscano alla mancanza di un adeguato fondo per imposte dovute. Sarebbe da chiedersi come è possibile -con tutti i consulenti e i geni che si sono alternati in quelle stanze- che nessuno avesse fatto caso a questa mancanza. Roba da rovesciarli dai nocchini, ma si sa come vanno le partecipate in quel d’Arezzo: si mungono e si buttano.
Una volta di più si  racconta che si farà iniziare ovvia opera di risanamento sui conti: credo promessa fatta ad ogni approvazione di bilanci da quasi 10 anni, una volta di più si evita di indicare quali siano le iniziative per arrivare ad equilibrio economico. Però per fare cassa e ridurre l’esposizione bancaria c’è intenzione di vendere le porzioni immobiliari non usate e magari di trovare l’accordo per cedere al Comune di Arezzo l’inutilizzato auditorium in scambio con l’importo dovuto per l’Imu. A forza di cessioni che cazzo resterà, il buco della ciambella?
In assenza di politica dei costi  e dei ricavi, nella speranza di poter cedere le fiere orafe a Fiere Rimini & Vicenza (IEG) e anche ottenerne la disponibilità a tenere nei padiglioni aretini fiere da queste organizzate, visto che la barca fa acqua da tutte le parti e come al solito c’è problema degli stipendi, dei fornitori, delle banche, delle imposte (ma l’elenco è lungo) continua a venir ventilato l’acquisto della collezione “oro d’autore” da parte della Regione Toscana. La collezione è insieme di pezzi unici realizzati dagli orafi partecipanti alle fiere di Arezzo su disegni di stilisti e che adesso sono in mostra permanente in un locale apposito presso la fraternita dei laici di Piazza Grande.
Una collezione targata Cac-Cps, proseguita da AFC, composta da qualche centinaio di pezzi realizzati in maniera volontaria e gratuita nell’arco di 3 decenni.
L’idea che la Regione Toscana si faccia carico ulteriore fetta di debito comprando questa collezione mi fa inorridire per 2 aspetti: come cittadino sono socio 3 volte di AFC,  non intendo foraggiare ulteriormente questo troiaio di attività; sempre come cittadino non vorrei che la Regione comprasse qualcosa che AFC non può neanche vendergli. Come si può leggere tuttora nel sito di oro d’autore questi pezzi non sono “commerciabili”. Il significato di questa specifica può variare: oggetti che non rispondono ai requisiti di legge per la normativa dei metalli preziosi, oggetti la cui proprietà non è del detentore bensì dell’autore (l’azienda che fisicamente lo ha realizzato, molte non esistono più, magari fallite) e dati in comodato, ossia mantenendo la piena proprietà, o altro, ma certo è sibillino.
Quindi ci facessero il piacere di identificare quali sono le operazioni che vogliono mettere in campo per modificare l’equilibrio economico di questo canchero, ci dicano dove trovano i soldi per andare avanti nel frattempo, ci dipingano lo scenario futuro del settore fieristico orafo e non solo, e perché no, mi tranquillizzino che l’eventuale acquisto per 1,7 milioni€ della collezione “oro d’autore” è legittimo, giustificato  e adeguato a materiali e contenuti tecnico artistici dei gioielli (qualche anno fa l’avevano fatto valutare per inserirla fra i beni della società per un valore pari a una frazione della cifra di cui si parla adesso).
A proposito, il 31.12.2020 è statutariamente previsto il termine della società, diviene importante decidere cosa farne.
Per quanto riguarda l’affaire Coingas, dove la magistratura sta indagando su consulenze per chiarirne liceità e opportunità, oltre che per eventuali comportamenti scorretti di amministratori pubblici o esponenti politici, pochi giorni fa c’è stata l’assemblea per la approvazione del bilancio dell’esercizio 2018. Coingas è partecipata da moltissimi comuni della Provincia di Arezzo, soci che in occasione di indagini che coinvolgono l’altra parte politica approfittano per portare acqua alla loro parte politica. Quindi questa assemblea ha visto solo 2 soci esprimersi a favore dell’approvazione del bilancio mentre decine di altri soci sono usciti o astenuti (nessuno si è dissociato, tuttavia, facendo il doveroso casino perchè è evidente che Coingas è gestita da schifo). Arezzo e Castiglion fiorentino sono  i 2 comuni a favore dell’approvazione del bilancio dove compaiono le consulenze oggetto di indagine (indagine che potrebbe toccare anche esponenti politici della attuale maggioranza aretina): a Castiglioni qualcuno ha già messo in evidenza come l’assessore con la delega a votare avrebbe parlato del suo voto favorevole come “voto tecnico”. Forse pensava di giocare a bollini, dove si può avere ticco un’ vale, buca saritira, 2ª come mi pare. Capisco che l’Agnelli non smaniava per andare, al pari di Ghinelli, ma poteva organizzarsi meglio! Ma in verità bisogna sottolineare che l’approvazione del bilancio permette anche ai comuni che non hanno approvato di ricevere la loro quota di dividendi da Coingas. Battaglia politica dura, ma con i soldi in cassa. Gente con le idee chiare, alla Catalano (ricordate la trasmissione di Arbore?).
Nel corso degli anni ho segnalato ai lettori come le aziende partecipate si prestassero a parcheggio di politici a fine corsa o di figure apicali nei partiti, di come venissero spesi denari pubblici per sostenere attività di parte, di strani balletti da una società ad un’altra: mi pare che quelli di prima avessero più ritegno  (o forse erano più anni che mangiavano, o l’appetito è diminuito nel corso degli anni).
Circa gli sviluppi  investigativi delle ultime ore che addossano -secondo indiscrezioni- al sindaco di Arezzo frasi inaccettabili quando pronunciate da pubblico amministratore, mi sono cadute le braccia.
Parole che sarebbero inappropriate al ruolo (il sindaco non solo deve essere onesto, deve anche far rispettare la correttezza), che darebbero contezza del fatto che il sindaco fosse perfettamente a conoscenza di queste consulenze, tanto da dire all’assessore di forzare il revisore alla modifica del giudizio negativo espresso, parole che illustrebbero la nulla considerazione del sindaco Ghinelli verso i soci di Coingas (noi cittadini di Arezzo saremmo persone cui far credere che gli asini volano). Descrivono un modo di gestire la cosa pubblica che non pare preoccuparsi dell’interesse generale, gestione nella concessione di incarichi e delle consulenze che Ghinelli può fare a casa sua, non certo a palazzo Cavallo. E perché questo rapporto con un professionista -che secondo Ghinelli dovrebbe dire quello che vuole chi gli ha concesso l’incarico-  mi fa  chiedere a quale tipo di rapporti professionali è abituato il sindaco ingegnere.
Perché neanche mi interessa dove porterà l’indagine, mi basta conferma che quelle parole sono state pronunciate da Ghinelli.
Una debacle politica, umana, professionale. Etica sotto i piedi, anzi i talloni. Ai tempi di Roma antica li avrebbero crocifissi. E poi fatto il saluto romano.
Basta incrociare qualche sostenitore elettorale di quella coalizione per comprendere come ci sono rimasti peggio degli altri. Quindi se la questione investigativa è nelle mani della magistratura, le questioni morale e politica sono dinanzi a tutti i cittadini e non possono che portare ad una sola decisione: a casa!
Sotto questo profilo potrebbe arrivare il primo vero cambiamento promosso da questa giunta. Anche se ci siamo passati anche nel 2006.