L’ultimo articolo di Andrea Avato su Amarantomagazine

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Quando ho letto il titolo, non nego che sono sobbalzato. Non è possibile, ho detto fra me.

Ho deciso di scrivere queste due righe per ringraziare Andrea di tutto quello che ho ricevuto, ma anche per fare una analisi sul caso, visto da un osservatorio privilegiato: quello di un collega che ogni giorno, pur attingendo ad argomenti diversi, lotta per la sopravvivenza.

Prima di tutto, e parlo da conoscitore di molto di quello che circola sul web, è bene essere tutti coscienti che in Italia ci sono pochissime testate a livello di Amarantomagazine. Forse solo nella massima serie e pure con molti distinguo.  Andrea ha creato una cerniera formidabile tra la squadra di calcio e la tifoseria. L’interfaccia nobile ma anche lo sfogatoio di tanti mal di pancia. Il punto di incontro tra la dirigenza, la squadra, i tifosi, il pubblico.

Se negli ultimi anni abbiamo visto lo stadio riempirsi come poche (o pochissime) altre città, lo dobbiamo anche a quel lavoro di condivisione degli stati d’animo, di elaborazione delle notizie, all’interno del mondo del calcio.

Amaranto Magazine è stata una cinghia di trasmissione formidabile: ha portato tra i tifosi, le scelte, le sofferenze, le decisioni, facendole uscire con garbo dalle torri d’avorio dei consigli e delle riunioni dei dirigenti, rielaborandole con meticoloso scrupolo e al contempo con un’opera di mirabile mediazione.

La perdita di un simile strumento, la si avvertirà solo nel tempo. Solo quando ci si accorgerà che i giornali cosiddetti generalisti, che dedicano allo sport ed al calcio dei ritagli del palinsesto, non coprono piu’ le necessità di una informazione che ha invece tanto contribuito ad avvicinare la squadra alla sua sua città.

Quando ci saremo infine resi conto di cosa stiamo perdendo, temo che sarà troppo tardi. Rompere il filo di un discorso che si snoda lungo tredici anni di storia del calcio aretino, è sempre una ricucitura difficile.

Credo non ci sia bisogno di esternare la mia stima ad Andrea. E’ un gigante che si muove nel ristretto spazio di una informazione cittadina, eppure riuscendo a trovare materiale sufficiente ad una metropoli o ad un club super titolato.

Non so nemmeno se sarebbe ipotizzabile un intervento diretto della stessa società in una materia così complicata e per certi versi anche un po’ scabrosa. Per quanto mi riguarda posso offrire quel poco che sono in grado di offrire e solo perchè questa esperienza editoriale non finisca.

Non c’è dubbio che di Andrea Avato ce ne sia uno solo. Ma con molta umiltà e dedizione, ognuno con le sue peculiarità, voglio sperare con tutto me stesso che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di raccogliere il testimone.

Ad Maiora