IPAZIA MUORE MALE, ALL’ANFITEATRO ROMANO

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Sabato 29 Giugno ore 21:30

“Per coloro ancora poco informati dei fatti, dirò che all’alba del quinto secolo d. C., in un impero in cui anche l’imperatore ormai è cristiano, in una Alessandria dove si scontrano l’ultima aristocrazia pagana, il nuovo potere religioso rappresentato dal vescovo Cirillo e una vasta comunità ebraica, vive e insegna Ipazia, filosofa neoplatonica, matematica e astronoma, bellissima (si diceva) e idolatrata dai suoi allievi. Una banda di parabalani, talebani cristiani dell’epoca, milizia personale del vescovo Cirillo, si scaglia su Ipazia e la fa letteralmente a pezzi.

Di Ipazia non rimangono opere (forse Cirillo le ha fatte distruggere), e pochissime testimonianze, vuoi cristiane che pagane. Tutte più o meno ammettono che Cirillo qualche responsabilità ce l’aveva. A lungo Ipazia cade nel dimenticatoio, sinché viene rivalutata dal Seicento in avanti, e particolarmente dagli illuministi, come martire del libero pensiero, celebrata da Gibbon, Voltaire, Diderot, Nerval, Leopardi, e via via sino a Proust e a Luzi, sino che diventa icona del femminismo.

Navigando per Internet ho trovato attacchi cattolici, in cui si protestava contro chi voleva mostrare solo il lato violento delle religioni, ma nessuno ha tentato di negare che Cirillo, che non era solo uomo di chiesa ma anche personaggio politico, fosse stato un duro, con gli ebrei come coi pagani. Non è un caso se santo e dottore della chiesa lo ha fatto quasi millecinquecento anni dopo Leone XIII, un papa ossessionato dal nuovo paganesimo rappresentato dalla massoneria e dai liberali mangiapreti che dominavano nella Roma dei suoi tempi. Ed è imbarazzante la celebrazione di Cirillo tenuta il 3 ottobre 2007 da papa Ratzinger, il quale loda “la grande energia” del suo governo senza spendere due righe per assolverlo da quell’ombra che la storia ha fatto pesare su di lui.

Cirillo mette a disagio tutti: su Internet trovo Rino Camilleri (già difensore del Sillabo) che a garantire l’innocenza di Cirillo chiama in causa Eusebio di Cesarea. Eccellente testimone, salvo che Eusebio era morto settantacinque anni prima del supplizio di Ipazia e quindi non aveva potuto testimoniare nulla. Dico, se si deve scatenare una guerra di religione, almeno si consulti Wikipedia. 

Ma veniamo al complotto: circolano su Internet varie notizie sulla censura attuata (da chi?) per celare lo scandalo Ipazia. Per esempio si denuncia che il volume otto della ‘Storia della filosofia greca e romana’ di Giovanni Reale (Bompiani) dedicato al Neoplatonismo, con notizie su Ipazia, sia misteriosamente scomparso dalle librerie. Una telefonata alla Bompiani mi ha chiarito che è vero che di tutta la serie dei dieci volumi gli unici due esauriti (e che quindi saranno ristampati) sono il sette e l’otto, certamente perché toccano argomenti come il ‘Corpus Hermeticum’ e alcuni aspetti del neoplatonismo che non interessano solo chi si occupa di filosofia ma arrazzano tutti i dissennati che si impicciano di scienze occulte vero o presunte. Ma poi sono andato a vedere nei miei scaffali questo famigerato volume otto e ho visto che Reale, il quale è uno storico della filosofia e si occupa solo di testi consultabili, mentre di Ipazia non ci è rimasto nulla, dedica a Ipazia sette righe (dico sette) dove si limita a dire il poco che seriamente si sa. E allora perché censurarlo?

Ma la teoria del complotto va oltre e sempre su Internet si dice che sono scomparsi dalle librerie tutti i libri sul neoplatonismo, asineria da far sghignazzare qualsiasi studente del primo anno di filosofia. Insomma, se volete sapere qualche cosa di serio su Ipazia, cercate in linea ‘enciclopediadelledonne.it’ con una bella voce di Sylvie Coyaud sul tema e, per qualcosa di più erudito, chiedete a Google ‘Silvia Ronchey Ipazia’ e troverete pane (non censurato) per i vostri denti”.  

(Umberto Eco 30 aprile 2010 – Su L’Espresso)

Il Rotary Club Arezzo Est presenta all’Anfiteatro Romano uno spettacolo per una riflessione su tali valori.

Il Regista e Autore del testo è Alessandro Bandecchi, rotariano nonché noto drammaturgo che si è basato sulle ricerche di studiosi come Silvia Ronchey, Luciano Canfora e Umberto Eco.

Il gruppo del Club Rotary Arezzo Est che lo mette in scena, è costituito da eminenti personaggi della Vita Civile (Professionisti, Primari Ospedalieri, Alti Servitori Dello Stato, Imprenditori, Docenti di ogni ordine e grado, ecc.) che hanno scelto di cimentarsi così a scopi benefici: il ricavato infatti andrà in fondi di restauro per il Museo Archeologico e iniziative di beneficenza.

L’occasione è imperdibile perché questa donna affascinante ha subito torti anche dopo la morte: dopo secoli di oblio e damnatio memoriae, fu riscoperta da Voltaire e da lì iniziò un “reclutamento” prima, come illuminista, poi come Galileiana, poi come femminista, financo a martire religiosa.

Alessandro Bandecchi, con grande abilità teatrale, ci restituisce IPAZIA com’era, con la sua intelligenza, poesia e intrigante sensualità, in uno spettacolo frizzante, ironico e intenso.

Grazie a questa Regia sorprendente, e alla bravura degli Attori, la figura di IPAZIA potrà accompagnarci in questi  tempi di cocciute post-verità, con la sua ricerca della Bellezza, del Dubbio e del Piacere.

“TRAILER SU IPAZIA, CON NOTE A MARGINE”

Ci sarà un antefatto all’atteso spettacolo del 29 giugno all’Anfiteatro Romano “IPAZIA MUORE MALE: infatti sarà preceduto da una conferenza a tre voci, dal titolo: “TRAILER SU IPAZIA, CON NOTE A MARGINE” con la partecipazione della Direttrice del Museo Archeologico “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, Dottoressa Maria GATTO, con un intervento del Presidente del Rotary Arezzo Est Paolo MATTESINI e una presentazione da parte del Regista Alessandro BANDECCHI, quest’ultima, continuamente inframezzata da vivaci interventi degli attori che reciteranno brevi brani a sottolineare quello che, via via, si va dicendo.

Questa presentazione di un personaggio così affascinante e di un periodo storico altrettanto tormentato, avrà luogo venerdì 21 giugno alle 17:30, presso il Museo Archeologico “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, con ingresso libero.”