Sabato sarà presentata a San Pancrazio (Bucine) l’opera postuma di Romano Moretti, dedicata alla strage del 29 giugno 1944.

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Sabato prossimo, 29 giugno alle ore 17,30, presso il “Centro interculturale Don Giuseppe Torelli” di San Pancrazio (Bucine) a settantacinque anni dai tragici eventi, verrà presentata l’ultima fatica di Romano Moretti uscita postuma.
Romano Moretti tutti lo ricordano con gratitudine e affetto, per aver ricostruito nei dettagli la strage del 29 giugno 1944 vista con gli occhi degli abitanti di San Pancrazio e della zona limitrofa. Il meritorio libro, pubblicato nel 2005 è intitolato “Il giorno di San Pietro” ed è una pietra miliare per non dimenticare quella tragedia.
Nello scorso marzo Romano Moretti se n’è andato, ma prima è riuscito a lasciarci un’altra opera fondamentale su quella efferata strage del 29 giugno di 75 anni fa.
Si tratta di un volume davvero straordinario, dove racconti, testimonianze, documenti, studi topografici, foto, mappe si alternano in oltre 500 pagine, per fare luce su quanto avvenne a Cornia di Civitella, a Montaltuzzo, ma anche a Monte San Savino, dove trovarono la morte quattro personaggi che sarebbe ingiusto dimenticare: Helga e Giovanni Cau di Gebbia, Lorenzo Del Bellino di Montaltuzzo e Luigi Carletti di Monte San Savino.
Il libro, intitolato “Ricordi della Seconda Guerra Mondiale. Cornia di Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino, San Pancrazio di Bucine” è stato pubblicato dalle Edizioni Effigi di Arcidosso (GR), grazie all’impegno di Luciano e Piero Romanelli e al contributo dei Comuni di Bucine, Civitella in Val di Chiana e Monte San Savino.
Dopo il Saluto dei tre Sindaci – Ginetta Menchetti, Piero Tanzini e Margherita Scarpellini – Luciano e Piero Romanelli spiegano il perché hanno favorito la pubblicazione di questa preziosa opera di Romano Moretti.
Inizia poi l’indagine vera e propria, suddivisa in tre parti: L’eccidio di Cornia del 29 giugno 1944, Il fronte alla Cornia, I martiri e gli eroi di Villa Carletti (Monte San Savino). Segue un’interessante appendice dedicata al contadino anarchico Giuseppe Bernini detto Il Ghiondolo.
Dopo aver visto quanto ci ha lasciato Romano Moretti in questo suo libro, non possiamo fare a meno di sentire ancora di più la sua mancanza. Ci associamo a quanto hanno scritto i fratelli Romanelli sulle prime pagine di questa importantissima opera: “Vive nei nostri cuori il suo desiderio di una memoria presente sulle atrocità della guerra da trasmettere alle generazioni future”.
Santino Gallorini