Una vittoria che fa bene alla Giostra, oltre che a Porta del Foro

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Dopo 12 anni è finito il lungo digiuno di Porta del Foro. E’ la lancia numero 27 per i giallo cremisi.

E’ una vittoria rocambolesca, giocata sul filo del caso. Ma ugualmente meritata, anzi ancor di piu’.

Quella di ieri è stata una giostra speciale, con Santo Spirito che resta grande protagonista in piazza nel bene e nel male, con i suoi figuranti che detereminano la ripetizione di una carriera che comunque pareva partita maluccio, con un tabellone in cui appiaono i valori piu’ bassi, ma anche quelli piu’ alti.

Un tabellone che ci consegna un Elia Cicerchia in crisi identitaria, anche se sembra la coppia cavallo/cavaliere la vera radice del problema. Ci consegna anche un grande Gianmaria Scortecci, che col passare delle stagioni assume sempre maggior sicurezza, controllo, lucidità, precisione. Tutti gli altri, vincitore escluso, non riescono a staccarsi dal 4, laddove è evidentissimo che la componente emotiva è la prima variabile determinante del risultato: si punta al 5 con il terrore di finire sul 3. E la lancia segna inesorabilmente il 4!

Finalmente Porta del Foro esce dall’angolo, anche se analizzando bene gli eventi, sembrerebbe abbastanza evidente che i suoi giostratori devono fare ancora un po’ di cammino per trovare quella sicurezza, quella forza psicologica che permette di affrontare una piazza urlante senza sentire altro che il proprio cuore e il fiato del proprio cavallo. Insomma per vedere la vittoria ogni volta a portata di mano. Ma intanto il maleficio della lunga assenza dalla vittoria si è rotto.

A piazza vuota nessuno dei protagonisti di ieri sbaglierebbe un colpo. Sarebbe una indefinita collezione di centri. Ma quando la piazza si riempie, la grandezza si manifesta nella capacità di controllare i propri sentimenti, le proprie paure, l’ansia che spinge il cuore a battere all’impazzata mentre ogni singolo muscolo deve restare teso. La vittoria è prima di tutto nella testa del giostratore, che deve restare concentrata solo sull’infernale meccanismo da colpire.

“La lancia pesava tanto” ammette Parsi in lacrime. Pesava quanto 12 anni di attesa. Pesava quanto un semplice 4 da colpire per passare dal paradiso all’inferno. “Sono stato concentrato” dice Parsi.

Piange a dirotto anche Innocenti, che la prima volta perde la lancia forse per il disturbo di due sciocchi e poi rischia di perderla di nuovo nella ripetizione. “Quel disturbo poteva sciupare il lavoro di un anno”. Bene ragazzi avanti così. La strada pare tracciata!