L’opposizione in consiglio comunale di Arezzo si è svegliata. Devono essere passati con il caffè.

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Il caffè, ossia la sveglia, è arrivata quando le parti si sono rese conto che mancano meno di 12 mesi alle prossime elezioni amministrative e ragionevolmente entro dicembre occorre indicare il candidato sindaco.
Dal lato maggioranza Ghinelli viene indicato come il candidato unitario dell’intero centrodestra, proponendo quindi una coalizione identica a quella che in questo momento governa Arezzo dopo aver vinto le elezioni 2015 per poche centinaia di voti. Dal lato della opposizione di centro sinistra tradizionale ormai da diversi mesi circola il nome dell’ex sindaco Fanfani, libero da impegni presso il Consiglio superiore della magistratura; hanno fatto anche circolare il nome di Ceccarelli, attuale assessore regionale, ma Ceccarelli vorrà giocare la sua partita in regione sperando nella conferma e solo in caso negativo (intendendosi cioè che il candidato benedetto dall’attuale governatore Rossi non voglio avere a che fare con Ceccarelli) potrebbe dare disponibilità per le elezioni comunali, questo potrebbe avvenire tardi; soprattutto Ceccarelli potrebbe non raccogliere l’entusiasmo degli elettori aretini.
Devo dire che la scelta di Ghinelli di riproporsi per un nuovo mandato mi pare masochistica: qualora il partito candidasse Fanfani non sarebbe per niente facile per Ghinelli vincere le elezioni, ed il rischio di fare il capogruppo della minoranza diverrebbe reale. È naturale che una situazione identica si propone per Fanfani, ma per lui fare il capogruppo della minoranza non sarebbe così doloroso come per Ghinelli. Anche perché mentre Fanfani potrebbe proporsi come collante trasversale per la coalizione ed ha già dimostrato le sue doti di capo, Ghinelli si troverebbe sotto scacco qualora la lega superasse tutte le altre forze della coalizione relegando la lista pseudo civica di Ghinelli nello strapuntino insieme a Forza Italia e fratelli d’Italia.
Comunque la giunta attuale sembra impegnata a fare delle figure cacine: l’assessore Nisini si barcamena fra la carica di senatore e quella di assessore (dove è già accaduto che quello che vota a Roma punisce la città di cui è assessore); l’assessore Tanti si presta alle critiche dell’opposizione comunale che ne ha chiesto le dimissioni individuali; l’assessore Sacchetti regala ben 2 assists all’opposizione nella stessa giornata.
Partiamo da questo: infamare la regione per non aver approvato una idea di passaggio a Nord (una nuova strada che -partendo dalla casentinese e correndo parallela via Tarlati- passi sotto l’acquedotto vasariano e finisca in zona Cappuccini) per motivi dirigistici mentre è chiaro che non c’era uno straccio di documento che valutasse la fattibilità di questa opera ad iniziare dal giudizio fondamentale della Soprintendenza (visto l’idea di passare sotto l’acquedotto vasariano) risulta un boomerang che mette soltanto in risalto l’incapacità progettuale a questo riguardo. Segue lo scivolone sulla mancanza di documenti indispensabili alla presentazione in aula del piano strutturale, arrivando a dire (consigliere che sostiene Sacchetti) che questa città si divide fra chi lavora per essa e chi lavora contro essa: chissà se quel consigliere e l’assessore hanno esaminato il fatto che portare in aula quel piano -che non può essere legittimamente presentato, discusso e magari votato- lo renda invalidabile da parte di chiunque contesti la mancanza proprio di quel documento. Che il documento sia relativo alla trasparenza e dalla partecipazione alla redazione di questo piano strutturale pare indicare come questa amministrazione non abbia molto a cuore i percorsi condivisi.
L’assessore Tanti si agita parecchio con iniziative che vanno dalla assistenza ai senza tetto alla cucina unica al numero delle sezioni delle scuole dell’infanzia, blaterando anche sulla accessibilità della città di Arezzo mentre non ne sa niente (per sua fortuna); inoltre nell’ambito delle scelte per la prossima (ohime) sede della polizia municipale qualcuno ha anche associato il suo nome e vicinanza alla curia aretina col fatto che il comando verrebbe piazzato in quel cesso di immobile che viene acquistato proprio dalla curia (l’ex asilo di via Filzi) in quel cesso di posto -difficilmente accessibile e privo di parcheggi- semplicemente perché qualche cittadino lo ha chiesto. Chissà se domani altri cittadini chiedono altre sedi altrove, perché c’è  spaccio, dovremo fare una sede in ogni strada. Già adesso gli spacciatori cambiano zona, rendendo il concetto di presidio fisso paragonabile alla fortezza Bastiani del “deserto dei tartari”. Il problema mi pare legislativo e di controllo, non si può aprire un comando a ogni cantone……
Il prefetto, nell’ambito dell’ultima riunione del comitato sicurezza, ha tirato un po’ le orecchie all’amministrazione comunale; chissà cosa accadrà domani quando questa avrà ulteriori agenti di polizia municipale che però come pare non andranno in servizio delle zone periferiche del centro e delle frazioni. A giudicare dai commenti che leggo, il grado di contentezza dei cittadini che risiedono in queste aree è pari a zero: la situazione dell’interporto ad Indicatore è insostenibile, in altre zone i commercianti si sono dovuti frugare in tasca per aumentare il livello di sicurezza, ma viene fatto un investimento da mezzo milione di euro al parco Giotto mentre gli altri parchetti cittadini vengono lasciati in mano alla delinquenza spicciola.
Glisso sulle altre promesse di campagna elettorale tipo le attività produttive (l’assessore destinato è troppo impegnato a curare gli interessi di una sola categoria), mentre qualunque sindaco futuro dovrà destreggiarsi con le fondazioni che l’amministrazione Ghinelli ha voluto creare senza tuttavia risolvere le complessità derivanti dalla gestione separata dei tesori aretini -cappella Bacci sopra tutti- piuttosto che dalla mancanza di personale nei musei aretini.
Ghinelli ha sperato sino all’ultimo di essere scelto come candidato per la presidenza della regione Toscana, anche l’uscita social del 2 giugno con la quale ha detto “Si vergogni” al presidente della camera Fico (per inciso, tenga Arezzo fuori da diatribe elettorali: nel periodo in cui qualcuno è sindaco dovrebbe evitare la polemica che metta la sua città in cattiva luce) serviva per ottenere supporto fra i suoi alleati leghisti affinché non indicassero  il candidato del centrodestra nel loro referente regionale e sindaco di Cascina. Ma ha fatto cattiva figura perché il presidente Fico lo ha eletto la maggioranza romana di Ghinelli, che non ha proprio gradito.
Quindi, forse per punizione, Ghinelli candidato sindaco. Coi suoi poco compatti e poco vispi. E quel’altri rigalluzziti.
Ma non era meglio andare in vacanza????