Controcorrente parecchio. E fine pena… mai!

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Pur riconoscendo il diritto ad un ente privato (la Casa della Energia) di scegliere a proprio insindacabile giudizio a chi affittare la propria sala, non comprendo la polemica nata sulla presentazione del libro della Balzerani.

Ho vissuto tutta la mia giovinezza nel rimbombo degli anni di piombo. Ero in quinta liceo quando vivemmo quel 16 marzo da incubo, col preside che ci mandò tutti a casa implorandoci di non fermarsi per strada, in una città surreale e deserta, con le saracinesche abbassate e tutti incollati davanti alle Tv, in attesa delle manifestazioni sindacali in piazza del pomeriggio, mentre dalle aule del parlamento si ricevevano notizie sempre piu’ angoscianti. Si parlò quel giorno di corte marziale, di sospensione dei diritti costituzionali, di ripristino della pena di morte ecc. ecc.

Ho sofferto per il mio paese. Ho sperato che finisse. Avrei lottato a qualunque costo per combattere il male che incombeva: la notte della repubblica!

A 40 anni da quegli eventi, avrei tante domande da porre, ma soprattutto avrei voglia di capire a fondo il pensiero di coloro che furono artefici di tutto ciò. Anche se, secondo me, la Balzerani era una tipa un po’ invasata e un po’ bislacca, innamorata del vero capo Moretti, mi piacerebbe molto una mezza giornata di dialogo stretto con questa gente. Senza preconcetti morali, solo per conoscere.

Chi pensa che quella fu una stagione di fuoco realizzata da quattro scalmanati pazzi, evidentemente non conosce i numeri: 269 gruppi armati operanti nel dicembre del 1979 secondo una nota ministeriale, 36 mila cittadini inquisiti per banda armata, 6 mila condannati a molti anni di carcere, 7.866 attentati compiuti e 4.290 azioni di violenza ai danni di persone. Il numero dei prigionieri per terrorismo in quegli anni, è stato più alto di quello degli internati poltici del regime fascista. Il veleno messo in circolo durante quella stagione di fuoco nel tessuto sociale e politico, è ancora tra noi e non serve esorcizzarlo tacitandolo: occorre conoscerlo.

E’ necessario premettere che la brigatista ha scontato interamente la sua pena e che è pertanto una cittadina libera, eppure!
Abbiamo accettato che un ex brigatista (anche lui accusato di concorso in omicidio) diventasse vicepresidente della Camera senza fiatare. Altro che presentare un libro. Eppure ho considerato quella nomina un atto di elevata maturità politica e sociale. Chi è pronto a morire per una idea sbagliata e nefasta, anzi mortifera, lo sarà ancor di piu’ se cambiando direzione, troverà il modo di redimersi per il bene comune.
Fine pena mai è inaccettabile. Chiunque abbia pagato i suoi debiti con la legge e la giustizia umana, ha saldato il conto.

Pene aggiuntive a quelle già determinate da un giudice naturale, sono parimenti inaccettabili. Anzi di piu’!