Villa Wanda torna agli eredi. La Corte d’Appello conferma: in uno stato di diritto ci vogliono le prove.

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La corte d’appello di Fiorenze conferma la sentenza di primo grado e respinge la richiesta di confisca di Villa Wanda, la storica dimora aretina di Licio Gelli.
A richiederla era stato il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi come misura di prevenzione a carico di persone pericolose anche se ormai morte e sepolte.
L’iter era partito da una richiesta di sequestro e confisca dell’allora questore Enrico Moja nel 2016 subito dopo la morte dell’ex gran maestro della P2, seguendo la procedura relativa a persone pericolose o in odor di mafia.
La richiesta di Moja era stata poi fatta propria dal procuratore e discussa davanti al collegio, alla presenza degli avvocati degli eredi di Gelli, la moglie Gabriela Vasile e i figli Raffaello, Maurizio e Maria Grazia.
La richiesta di confisca è stata nuovamente rigettata, non ritenendo che Villa Wanda sia stata acquistata con soldi di provenienza illecita.
Quella villa infatti, Gelli l’acquistò dai Lebole negli anni ’60. mentre le famose vicende “gelliane” sono tutte posteriori, ovvero tutti i reati di cui è stato in seguito accusato, sono stati commessi successivamente.
Infatti il giudice non ha riscontrato la sussistenza di elementi di pericolosità all’epoca dell’acquisto. Era un’industriale, guadagnava e la villa se la poteva comprare.
Non si può ragionare (questo il succo della sentenza) su certe procedure a seconda di chi colpiscono. Se dopo 50 anni, e per giunta dopo la morte del “de cuius”, confiscano la casa che il nonno ha lasciato al babbo che poi l’ha lasciata al figlio, perché salta fuori la questura a dire: secondo me il nonno, mezzo secolo fa, o anche qualcosa in piu’, risultava pericoloso (che poi nel caso neanche risultava), forse la confisca assume i caratteri della temerarietà.
Con ciò si può ben sostenere che lo stato ha il dovere e l’obbligo di cercare di sequestrare i beni di coloro che si ritengono a torto o a ragione evasori di imposte, ma deve farlo senza cercare scorciatoie che non conducono da nessuna parte.