Fuochi sui monti dell’Appennino toscano

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La brigata partigiana “25 maggio” si é radunata, come ogni anno a rendere omaggio alla resistenza aretina.

Non è possibile dare pubblicità e rilevanza a questa commemorazione, perchè comunque border line nella legalità. Tanto piu’ che l’ordine esecutivo da cui nacque l’odinanza del capo della provincia Melchiorre, era firmato da Giorgio Almirante, che il 17 maggio 1944, in qualità di Capo di Gabinetto del Ministro della Repubblica sociale italiana Mezzasoma, firmò un bando in cui fra l’altro si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell’esercito repubblichino.

Su iniziativa di Donnini, Rosseti e Curina, che si riunirono a casa di quest’ultimo a Palazzo del Pero la notte fra il 28 e il 29 aprile, i partigiani aretini decisero di rispondere con un’iniziativa spettacolare: nella notte del 25 maggio, giorno della scadenza del bando, furono accesi contemporaneamente i “fuochi sui monti dell’Appennino toscano”.  (Chi non ha letto il libro se lo procuri)

Ciò mostrò la forza politica e militare che la Resistenza aveva raggiunto.

In questa ricorrenza, spiegano gli organizzatori, per ricordare “una delle pagine più belle e romantiche della lotta di Liberazione” ovvero la Notte dei Fuochi sui monti dell’Appennino toscano, sono state accese torce rosse sull’Ale di Poti.