Le motivazioni della sentenza che revoca le sanzioni all’ex DG Bronchi, ricalcheranno probabilmente quelle del 2018

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Cosa scrissero i giudici della corte d’appello di Firenze nel 2018?

Che la gravissima situazione nella quale si trovava Banca Etruria era nota alla Consob dal dicembre 2013 e quindi le sanzioni comminate ad amministratore e sindaci per le supposte mancate informazioni contenute nel prospetto dell’aumento di capitale di fine 2013 sono frutto di un procedimento avviato tardivamente, cercando di chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati, quindi da annullare: la Consob avrebbe esercitato tardivamente il suo potere sanzionatorio, oltre il termine di 180 giorni come previsto dalla legge.

Nel motivare la decisione i giudici esaminano le interlocuzioni tra le due authority e contestano la tesi secondo cui la Consob avrebbe avuto solo nel maggio 2016 “la disponibilità di tre fondamentali documenti” di Bankitalia relativi alla situazione di Banca Etruria: la nota rivolta alla banca del 24 luglio 2012, i rilievi dell’ispezione formulati il 5 dicembre 2013 e la nota inviata direttamente al presidente di Etruria il 5 dicembre 2013.

Anche se è vero che Consob non ha ricevuto la nota del 24 luglio 2012 è “documentalmente dimostrato che, ben prima di tale momento” l’authority, scrive la Corte d’Appello di Firenze, “era sicuramente venuta a conoscenza di documenti di Banca d’Italia” sullo stato di Etruria “ben più pregnanti e significativi” e dunque tali “da dover costituire il presupposto per le verifiche di sua competenza”. Inoltre il rapporto ispettivo di Banca d’Italia sull’istituto di credito “era sicuramente conosciuto da Consob quantomeno a febbraio 2014” e “Banca d’Italia ha sicuramente trasmesso a Consob i risultati dei propri accertamenti ispettivi del 2013” a inizio dicembre dello stesso anno.

All’esplodere delle polemiche dopo il crack di BE, la Consob aveva emesso, nel luglio del 2017, multe comprese tra i 25 mila e i 40 mila euro. La motivazione era quella di aver omesso di riportare nei prospetti dei bond, anche subordinati, gli appunti mossi da Bankitalia con le note del 24 luglio 2012 e del 3 dicembre 2013 sulla “situazione aziendale” e i “rilievi e osservazioni” dell’ispezione comunicati il 5 dicembre 2013, impendendo agli investitori di avere un quadro reale della situazione della banca.

Ma non è sfuggito alla corte che Consob quei prospetti li aveva approvati. E lo aveva fatto nonostante Bankitalia avesse trasmesso i verbali ispettivi sicuramente già dai primi mesi 2014.

Secondo la Corte d’Appello di Firenze, l’authority di Borsa avrebbe avuto da Bankitalia un quadro esaustivo della situazione critica di Banca Etruria – per cui era necessaria una fusione con una banca più solida pena il commissariamento – già alla fine del 2013 e comunque certamente dal febbraio 2014, quando Consob ricevette integralmente il rapporto ispettivo di cui Bankitalia le aveva comunque comunicato gli esiti a fine 2013. Ne consegue che già nella primavera del 2014, secondo la Corte d’Appello, sarebbero dovuti partire i procedimenti sanzionatori (il cui termine è di 180 giorni), scattati invece solo a metà 2016.

Nelle sentenze si rammenta ancora una volta come “sia particolarmente importante e significativa” la comunicazione arrivata da Via Nazionale a Consob il 6 dicembre 2013 perché “comunicando di aver raggiunto la convinzione che BPEL non fosse ‘più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento'”, “di più Banca d’Italia non poteva dire a Consob”. “Non era abbastanza per Consob – si chiedono i giudici – per cominciare ad indagare sulla trasparenza e veridicità del prospetto dell’offerta al pubblico delle azioni in aumento di capitale che si era avuta nei mesi precedenti?”.