Nuovo schiaffo alla città di Arezzo. La nullità politica della nostra città in Toscana

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L’attuale sindaco di Arezzo Ghinelli ha dichiarato la sua disponibilità a correre per un nuovo mandato in occasione delle elezioni amministrative del 2020. Annuncio che ragionevolmente indica il sostegno della coalizione di destra -che attualmente governa il Comune di Arezzo- a presentarlo come suo candidato. Certo può essere anche una manovra per sbarrare la strada a qualcun altro, ma non si vedono molti papabili all’orizzonte. Ghinelli è divenuto sindaco di Arezzo nel 2015 superando de ‘nticchia di voti il candidato di sinistra ed interrompendo, a sorpresa, il predominio del partito democratico che -dopo l’intermezzo del sindaco forzista Lucherini- aveva saldamente ripreso in mano la città assicurandosi la poltrona del sindaco per 2 mandati consecutivi, 9 anni col nipote di Amintore Fanfani e 1 anno con l’infiltrato proveniente dalle stanze di Sant’Agostino.
Probabilmente questo annuncio farà contento qualche sostenitore di Ghinelli e più in generale della coalizione che lo ha candidato, ma mi lascia molto perplesso perché vuole anche dire che Ghinelli non sarà il candidato del centrodestra per la carica di governatore della regione Toscana, come prevedevo, e non sarà neanche candidato al parlamento europeo. Così la città di Arezzo dovrà rimandare la possibilità di giocarsi una figura di destra del suo territorio alla carica più alta della regione Toscana affidando le proprie residue chance a Ceccarelli -certo uomo forte del partito nel territorio aretino, ma anche persona incapace di scaldare i cuori al di fuori del proprio steccato-. Ricordo come gli ultimi parlamentari eletti nei nostri collegi non vengano dal capoluogo, anzi.
Il passo avanti di Ghinelli forse maschera anche l’incapacità della destra di offrire una figura alternativa da candidare a sindaco: la Lega è incapace di esprimere figure di spicco da proporre in città, quelli che ForzaItalia può presentare sono fortemente divisivi (mi riferisco all’assessore confessionale) e la pseudo lista civica di Ghinelli è evidentemente “imballata”.
Ogni scarrafone è bello a mamma soja, cantava Pino Daniele: Ghinelli avrà degli estimatori in città; io non sono fra quelli, la sua campagna elettorale è stata farcita di promesse non mantenute a conferma che il famoso “cambiamento” che la sua lista propagandava era solo fumo negli occhi. L’amministrazione Ghinelli si è segnalata per le diatribe con altri interlocutori istituzionali, dal governatore regionale Rossi al presidente camerale Sereni passando per ArezzoFiere, senza risolvere problemi anzi acuendoli; così è stato per la questione di SeiToscana, facendone terreno di pura lotta politica come è stato per la questione sanitaria in città ed in provincia, facendo promesse non mantenute circa l’acqua pubblica. A questa amministrazione dobbiamo la città del Natale e la fondazione di enti specifici per turismo e cultura: la notizia dell’ulteriore depotenziamento del museo medievale rende -secondo me- particolarmente chiaro come queste iniziative non abbiano portato beneficio alla cittadinanza bensì solo a quelli che siedono nelle relative poltrone. La Fiera antiquaria prosegue la sua agonia, all’intero settore produttivo economico Ghinelli non ha portato un solo beneficio salvo (nuovamente) la distribuzione di qualche poltrona.
Adesso l’idea di vendere i gioielli in mostra come “oro d’autore”. Che fa il pari colla nuova sede della municipale in un cesso di posto per togliere un canchero immobiliare alla curia.
Ma che Arezzo debba continuare ad essere esclusa dalle cariche di maggiore rappresentanza a livello regionale mi pare offensivo ed ingiusto.

Non che con il partito (quello d’una volta) negli ultimi anni le cose andassero benissimo, da quando Renzi è stato trombato il nostro circondario è caduto nel dimenticatoio, anzi forse proprio per la caduta di Renzi il nostro territorio è stato messo in un limbo di espiazione: se lo merita anche in virtù della totale mancanza di un progetto politico, di una visione di città che venga promossa dai rappresentanti in consiglio comunale del partito democratico.
È vero che l’ideologia è quanto di più lontano dagli interessi della maggioranza degli italiani che sono in larga parte soddisfatti dalla politica fatta a colpi di tweet e post, modello politico che ha visto nel presidente statunitense Trump un innovatore: a forza di distribuire frecciate quotidiane, sembra che i leader delineino una qualche visione della società del futuro, ma in verità riempiono l’etere ed i tubi catodici di vuoto; la politica, seguendo il modello sviluppato in Italia dal movimento5stelle, non è fatta di idee, ma solo di “no” alle idee di qualcun altro. 
Quindi non c’è idea di percorso che si esprima attraverso un modello piuttosto che una ideologia, c’è solo una linea quotidiana a zig-zag sviluppata principalmente opponendosi alle proposte di altri e solo marginalmente attraverso una visione “alta”, tipo quella che per intendersi aveva portato alla creazione della comunità europea.
Il vuoto pneumatico. Il peggiore individualismo. Rimpiango i comunisti, una volta di più. Ideologia sbagliata e cassata dalla storia, ma certo proponeva una visione: da smontare, contrastare o condividere dove positiva senza tuttavia fare sconti a regimi che hanno causato tante sofferenze (a proposito, qualcuno pare giustificare il fascismo e la sua dittatura perchè i treni arrivavano in orario!). Confronto e tolleranza paiono scomparse, anche in città. La democrazia è sintesi fra posizioni diverse con la tutela dei diritti delle minoranze, diversamente si va verso la dittatura dove a parte più o meno consistente della popolazione vengono annullati alcuni diritti da leggi liberticide. La maggioranza che sostiene Ghinelli era rappresentata al congresso delle famiglie che tante polemiche ha suscitato: scimmiotto e faccio mie le parole di papa Francesco “condivido il principio, ma non il metodo”; totale diritto di esprimere una posizione, ma mettere a repentaglio la legge n.194 sull’aborto colpirebbe parte forse maggioritaria della popolazione italiana. Diverso il sostegno che si deve dare alla (tuttora mancata) attuazione delle norme che dovrebbero mettere le donne nella condizione economica di non intraprendere quel percorso che (da maschio) non posso che immaginare estremamente doloroso. Quando poi si scivola a parlare di diritti della comunità lgbt e di importanti aspetti legati a adozione o maternità pare si dimentichi quale è la realtà e quali sono i dettati costituzionali che mettono la felicità del singolo ai primi posti tra doveri di una nazione. E se davvero qualcuno a Verona ha invocato la fucilazione dei gay avrei auspicato l’espulsione immediata dal territorio nazionale (se straniero) ed il trattamento sanitario obbligatorio -o Tso- se italiano, per apologia di reato (ed offesa al comune buon senso). Come l’idea che l’omosessualità sia una malattia o l’assunto che le donne che abortiscono sono “cannibali ed assassine” non possono trovare spazio in manifestazioni pubbliche: sono contrarie alla verità.
Perchè da destra, lo dico a malincuore, non vengono riflessioni compiute (e per fortuna quelle arrivate sono state frantumate, vedi il nazismo che una ideologia l’aveva, articolatamente proposta da Hitler col “Mein Kampf”) e allora mi tocca aggrapparmi a Bergoglio che -pur alle prese con preti pedofili e ipocriti cattolici praticanti che voglion vedere annegare i migranti- resta l’unico o quasi a costringere i neuroni a muoversi.
Per concludere: se devo pupparmi Pillon (Lega) o Drago e Toninelli (M5S), preferirei Ghinelli al loro posto. Sicuro direbbe meno sciocchezze.