Sindaco e assessore all’attacco in merito alla questione del macchinario per la medicina nucleare del San Donato

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Ghinelli: “fallimento sanità toscana. Questa è la punta dell’iceberg”. Tanti: “Pet: scuse accettate, ora i nomi dei reponsabili”

“Una vicenda grottesca e paradossale, che mi risulta insopportabile perché va a colpire cittadini aretini che vivono momenti di particolare sofferenza e che va a mortificare le professionalità indiscusse dei medici della medicina nucleare, la cui competenza e attenzione, anche sotto l’aspetto umano, è decisamente eccellente. Quasi due anni per avviare la procedura di acquisto di un macchinario è fantascienza e diventa fantascienza dalle coloriture drammatiche se questo macchinario risponde ai bisogni di malati oncologici. Ma ciò che è ancora più fantascientifico è che il Calcit, i professionisti medici, il Comune, parlino di questo, inascoltati, da quasi due anni cercando di trovare soluzioni concrete e stigmatizzando una realtà che, al di là di tutti gli aspetti riconducibili a questo o a quello, ci dice una cosa: l’organizzazione sanitaria della Regione Toscana è fallimentare”. Il sindaco Alessandro Ghinelli non usa mezzi termini nel commentare il “caso Pet”, ossia la rottura del macchinario per la medicina nuclare del San Donato e le pesanti conseguenze sui pazienti che questo ha comportato.

“Le aslone, le zonone, la centrale unica di acquisto conducono a odinarie inefficienze che, se portate alle estreme conseguenze, arrivano fino a determinare casi come questo. Bene le scuse, inutili le interrogazioni dopo due anni, ma ciò che deve stare alla fine di questa vicenda è la presa di posizione dell’assessore alla sanità Saccardi e del presidente Rossi di impegnarsi a cambiare un modello mostruoso, politicamente illogico e decisamente penalizzante oltre ogni ragionevole tollerabilità. Il problema è amministrativo ma prima ancora il problema è politico e si chiama: fallimento sanità toscana” – ha detto ancora Ghinelli.
E non risparmia critiche nemmeno l’assessore alla sanità Lucia Tanti. “Le scuse sono accolte e fanno anche piacere, perchè evidenziano che vi è un errore, ma francamente ce ne facciamo di poco se a esse non segue, come chiediamo, il nome e il cognome del funzionario, o dipendente, o non sappiamo cosa, che in 34 mesi o giù di lì non è riuscito a fare un procedimento amministrativo che solitamente si può impostare e avviare in circa 34 giorni. Siamo anche ricorsi al difensore civico regionale, il quale si è peritato di dare una articolata e completa risposta, che credo renda nulla qualsiasi successiva interrogazione, che traduciamo così: rimpallo di responsabilità tra Asl e Estar e quindi tra chi chiede di procedere per l’acquisto e chi deve effettivamente acquistare. Risposta corretta, politicamente trascurabile, perchè che vi fosse un rimpallo era evidente agli occhi di tutti. Ciò che pare non essere evidente è che il prezzo lo pagano gli aretini, pazienti e professionisti, e a questo punto intendiamo alzare il tiro. Il mondo, in alcuni casi come questo, si divide tra chi ha torto e chi ha ragione: noi abbiamo ragione, ci dite chi ha torto? E dopo, ci fate il piacere di dirci come si chiama? E ancora: quale percorso disciplinare verrà attivato per chi, tradotto in soldoni, crea le condizioni perché una città non abbia la strumentazione adeguata per far fronte a patologie tumorali? Noi aspettiamo il nome e non per fare inutili processi ma per attivare utili meccanismi valutativi tra ciò che funziona e ciò che non funziona, nella quasi certezza che dietro questa gravosa negligenza, oltre a, forse, qualche nome e cognome specifico, ci sia un nome sicuro: sistema Toscana, cioè Regione”.