Perché si può sempre impegnarsi di più.

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L’impegno civile è una tradizione della nostra regione, sin dal tempo delle confraternite. Dedicare qualcosa di nostro a favore degli altri è una attività che fortunatamente nel nostro territorio coinvolge molte persone. Ne dovrei ringraziare molte, non tutte perché naturalmente non tutte le iniziative mi vedono concorde.
Certo anche le risorse che una organizzazione o individuo possono destinare a favore degli altri sono importanti perché hanno un effetto leva: moltiplicano quindi il risultato dell’impegno in tempo di altri individui.
Ma chi dona il suo tempo dona qualcosa che non puoi comprare, qualcosa di unico e per questo assai pregiato. Il sangue e gli organi lo superano, ma il volontariato è una benedizione.
Nelle ultime settimane il nostro territorio ha scoperto che 2 persone -certo ormai pensionate ma tuttora valide- prestavano la loro attività volontaria (e sicuramente facendo ricorso alle proprie competenze professionali di medico e infermiera) ossia si spendevano a favore delle popolazioni africane: lo abbiamo scoperto in seguito alla loro morte, avvenuta nel disastro aereo che ha coinvolto un velivolo delle linee aeree etiopiche (o etiopi, boh). Morte che ha colpito anche un’altra organizzazione di sostegno alle popolazioni africane ed una agenzia internazionale di sviluppo, andando a colpire altre persone italiane che operavano nel settore della solidarietà.
Questa coppia di coniugi residenti a Sansepolcro, una volta raggiunta la pensione, aveva deciso -evidentemente la salute glielo permetteva- di dedicare le proprie energie a favore di coloro che sono meno fortunati, meno istruiti, più bisognosi. La morte li ha colti insieme mentre andavano a fare qualcosa in cui credevano.
Giunge ora notizia della morte di un ragazzo fiorentino che combatteva a fianco dei curdi contro le forze del cosiddetto stato islamico; la madre viveva questa situazione con forte preoccupazione mentre il padre era orgoglioso della scelta del figlio e così mascherava il disagio che questa arrecava; infatti quell’uomo, poco più che trentenne, da 18 mesi era andato in Siria per fare una cosa che a qualcuno parrà indegna: la guerra, uccidere altri uomini.
Eppure anche questa è una forma di volontariato, e secondo me essa riguarda tutti noi che viviamo più o meno comodamente nel nostro guscio di cittadini occidentali: perché siamo coscienti che quelli che si agitano sotto le bandiere nere della follia cosiddetta islamica sono nemici ossia vogliono la morte di tutti noi cosiddetti infedeli.
Una guerra silenziosa e lontana dalle nostre televisioni, un sistema complesso di alleanze contrapposte dove ognuna delle parti vuole l’annullamento dei suoi avversari -nemici- per potersi dedicare o alla ricostruzione e alla ripresa della vita normale nel caso del fronte dove militava il giovane fiorentino, oppure alla prosecuzione della dittatura ed alla sua esportazione nei paesi occidentali pieni di infedeli come blaterano troppe menti malate.
Metodi che questi esempi di toscanità esprimevano in ovvia e totale opposizione, ma che io ringrazio: entrambi i casi che mi fanno dire che si può sempre fare di più. Dopo la campagna elettorale del 2015 la lista che mi sosteneva si è tramutata in onlus e per ora raccogliamo sostegno attraverso il 5×100 accumulando modeste somme che, una volta sufficienti, utilizzeremo per una infrastruttura destinata agli aretini più deboli.
Forse per essere disabile da carrozzina faccio abbastanza, ma poi dinanzi a certi esempi mi sento una merdina.
Voi come vi sentite?