I nostri morti su quell’aereo maledetto, erano in Africa per aiutare i reietti del mondo

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Stupisce un po’ che nessuno dei nostri politici locali ci racconti cosa facessero i nostri conterranei, precipitati con l’aereo in Etiopia.

Il medico Carlo Spini, sua moglie Gabriella Vigiani, e l’amico Matteo Ravasio, erano rispettivamente fondatori e tesorieri della onlus Africa Tremila: stavano costruendo un ospedale nel Sud Sudan.

Erano consapevoli che nel loro paese non avrebbero trovato alcun sostegno, a partire dal loro governo che già gli aveva tagliato i fondi destinati alla cooperazione, ma sono partiti lo stesso, forti delle loro convinzioni e della loro volontà.

Erano in Africa per occuparsi degli ultimi, per “aiutarli a casa loro”  e non con le chiacchiere e la retorica delle dichiarazioni ufficiali.

Erano persone che non dividevano il mondo in italiani che arrivano prima e tutti gli altri che arrivano dopo (soprattutto se poveri).

Con questo obiettivo erano saliti su quell’aereo. Non erano turisti per caso in cerca di avventure, erano uomini e donne che cercavano di soccorrere i poveri del mondo.

Ma non basta: Paolo Dieci era fondatore e presidente del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli ed era in viaggio verso la Somalia per raggiungere altri cooperanti. Maria Pilar Buzzetti e Virginia Chimenti erano membre del “World Food Programme” dell’Onu. Rosemary Mumbi, si occupava di pesca per la Fao. Sebastiano Tusa, assessore ai beni culturali della Regione Sicilia e archeologo di fama mondiale, stava andando in Kenya per un progetto dell’Unesco. Attendiamo una parola di Lino Banfi rappresentante dell’Italia

Hanno trovato la morte offrendo solidarietà vera, quella che non specula elettoralmente sulla miseria degli africani chiedendo “chi se li prende a casa”, perché loro avevano fatto di piu’: avevano fatto dell’Africa la loro casa, dedicando quel che restava della loro vita, ma anche la loro gioventù, così come la loro vecchiaia, agli ultimi del mondo.

Per questa volta è grazie a questi uomini e a queste donne, che possiamo sentirci orgogliosi di essere italiani.