MEDICINA E INGEGNERIA DIFENSIVA

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Argomento difficile quello delle E45, argomento da supertecnici e preferibilmente molto bravi. Simile a quello della medicina anch’esso molto tecnico.
Anche se per la verità, sia i ponti che gli ospedali devono interessare ovviamente a tutti.
Non essendo un tecnico posso solo dire che per i tecnici si tratta di un problema non esclusivamente scientifico ma di responsabilità.
Anni fa era difficile trovare un medico ospedaliero che decidesse di fare un’operazione complessa per la paura di non riuscirci e di ritrovarsi di conseguenza a giudizio per colpa professionale.
Non era particolarmente rilevante l’esito del processo penale perché già il solo  processo era una condanna.
Poi la Corte di Cassazione ha cambiato giustamente orientamento (assumendo un atteggiamento meno rigido in materia di responsabilità professionale) e i chirurghi hanno lentamente ricominciato ad operare, perché si sentivano meno nel mirino.
Dopo il crollo del ponte di Genova si sente in TV che quasi tutti i ponti o stanno per crollare, o sono messi così male che il crollo non è escluso.
Ho l’impressione che allora per gli ingegneri subentri di nuovo la paura e per non sbagliare convenga loro, ” stare cauti, stare larghi”.
D’altra parte, come dice Casalini, in Italia geologi e ingegneri, come a L’Aquila, vengono condannati (fortunatamente solo in primo grado) per non aver previsto il terremoto.
Ci sono professioni e attività molto delicate che possono, con un errore, generare immensi danni.
Lo Stato deve rispettarle, essere presente, controllarle,  gratificarle e chiedere a loro il massimo pur consapevole ( sia lo Stato che i professionisti) che gli errori (purtroppo) sono di questo mondo.
Domenico Nucci